Archivi del giorno: settembre 10, 2007

Prova ontologica dell'esistenza del maligno

Il maligno è ciò la cui essenza implica l’esistenza.

In quanto il maligno è ciò che provoca male/dolore, cioè annienta la positività dell’esistente, esso è ciò di cui il vivente desidera la non esistenza. Ma dunque il maligno è definito dal fatto che nei suoi confronti si ha un atteggiamento ‘maligno’. Il maligno dunque esiste necessariamente; perché anche la distruzione del maligno è opera dello spirito maligno.

(L. V. Tarca, Quattro variazioni sul tema negativo/positivo. Saggio di compoizione filosofica, Ensemble ‘900, p. 193)

Tre cognate

Non è da tutti avere tre cognate. Io ce l’ho. Il rispetto della privacy mi impedisce tuttavia di rivelare il nome gentile di colei delle tre che ha generosamente creduto, a causa della foto piazzata in cima all’articolo, che a non essere d’accordo con il mio ragionamento fosse stato il Pontefice in persona. Le si è dovuto dire dopo qualche minuto che a prendere (con grande garbo e cortesia) la penna non è stata Sua Santità, ma Giovanni Orsina. Le si è dovuto dire anche che oggi l’Osservatore Romano non pubblica una mia replica, come le si era fatto credere . Ho affidato invece la risposta ad una mail privata. Qui metto il link all’articolo (continua) di Orsina, e la sostanza spiccia della mia risposta, che è la seguente:
Orsina replica che non è vero affatto che da qualcosa non può nascere qualcuno. Mi compiaccio, e faccio osservare che questa per l’appunto è l’opinione non mia ma di Spaemann, cioè precisamente l’opinione che io stesso prendo di mira!! Io contesto proprio la pretesa di Spaemann di tracciare un’inoltrepassabile frontiera tra qualcosa e qualcuno (quanto all’incontro tra spermatozoo e ovulo, che non sono qualcuno ma qualcosa, immagino che Spaemann, da buon aristotelico, non direbbe affatto che è semplicemente dal loro incontro che nasce qualcuno, ma dall’incontro di due qualcuno). Orsina mi domanda poi: se per ipotesi la chimera dovesse svilupparsi in un essere ragionevole, non dovremmo forse trattarlo come qualcuno? Rispondo: ma certamente. Di nuovo, però: non io ma Spaemann indica nell’appartenenza biologica di specie l’unico criterio per il riconoscimento della personalità della persona. E’ Spaemann ad essere dunque messo eventualmente in difficoltà dalla domanda di Orsina. Il fatto poi che io non possa indicare l’ora il giorno ed il momento in cui qualcosa diventi qualcuno non è molto più imbarazzante del fatto che io non posso indicare l’ora il giorno ed il momento della comparsa della calvizie. Infine, aggiungo che l’aver considerata la domanda di Spaemann fuorviante tutto vuol dire, meno che consideri non rilevanti, astruse o astratte le questioni circa l’umanità dell’uomo (dopotutto, faccio filosofia!), sicché debbo dolermi per il fatto che abbia creduto di poter trarre questa conclusione dalle mie critiche a Spaemann.