Nel duecentonovantunesimo anniverario della morte

L’articolo di Giacomo Samk Ludovici, chiaro e preciso, a un anno dallo "strepitoso" discorso di Ratisbona sollecita una domanda: vi sono cose, che si leggano in quell’articolo, che siano scritte in conseguenza di quel che è accaduto in filosofia dopo , diciamo, il 1716, anno della morte di Leibniz? Secondo me, no.

9 risposte a “Nel duecentonovantunesimo anniverario della morte

  1. Lungi da me difendere l’indifendibile Samek Ludovici (indifendibile più per quel che scrive da anni altrove, e per come lo scrive, che non per l’innocuo articolo che citi), ma secondo me sì. Tutto il neotomismo, per dire.

  2. Oddìo, innocuo mica tanto (l’ho riletto con più attenzione).

  3. Dici cioè che Ludovici non avrebbe potuto scrivere questo articolo così come l’ha scritto, se fosse vissuto nel 1716?

  4. Hai presente quel racconto di Borges nel quale lo scrittore argentino s’immagina un romanziere che si prefigge di riscrivere, parola per parola, il Don Chisciotte, ma tre secoli dopo Cervantes?

  5. Ho presente, e filosoficamente parlando devo consigliarti Felix Duque – Vincenzo Vitiello, Jorge Luis Borges. Tempo e memoria, ESI, Napoli 2007, 7 euro (due saggetti. Quello di Duque fu letto a Cassino, ma non mi ricordo se nell’anno in cui sei venuto tu).

  6. Cronolatrici tutti e due… Anche “Bisogna essere assolutamente moderni” l’ha scritto un autore morto e figlio del tempo suo. Un saluto!

  7. “Cronolatrico” non me l’aveva mai detto nessuno!

    P.S.: quando sono venuto io era a Sora, non a Cassino, e Duque parlò a lungo di Borges, ma non lesse nulla.

  8. E’ quel testo lì, forse presentato in forma scritta altrove. (Sì, mi ricordo Sora, ma è la ‘scuola di cassino’ e cambia sede ogni anno!)

  9. Ma no. Per me si può benissimo riproporre Platone, oppure Aristotele. E’ sufficiente che lo si faccia però tenendo conto che qualcosa sul conto di Platone Nietzsche l’ha detta, o Heidegger su Aristotele. Poi si può respingere l’uno e l’altro, e ogni altra cosa, ma fare come se non ci fossero, è un’altra cosa.
    Saluti!

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