Archivi del mese: ottobre 2007

Culto della personalità

Io questa agenda filosofica 2008 me la comprerei. E visto che ci sono le facce e le parole dei filosofi di ogni tempo e di ogni specie (o quasi), guarderei chi hanno avuto il bene di mettere dalle parti del 19 luglio.

(Se poi non vi serve l’agenda, non ne potete più dei moleskine e vi serve un taccuino, stesso prezzo: c’è anche quello).

Un'altra cosa

E’ uscito il secondo numero di in Schibboleth, e oltre a testi di Curi, Ferretti, de Monticelli, Fabris e altri, ci trovate pure una cosa mia (con qualche virgola fuori posto).

Soglia

Nel commento numero 2 al post qui sotto, si linka questa notizia: Guillermo Habacuc Vargas, artista centramericano che non conosco, espone in una galleria d’arte un cane randagio, legato a una catena, con la scritta: "un cane di strada malato". A distanza non raggiungibile dal cane, sta una ciotola di cibo.

Non conosco l’opera né l’artista, ma ho sott’occhio una citazione ad hoc: "La soglia fra l’arte autentica, che prende su di sé la crisi del senso, e un’arte rinunciataria, consistente in frasi protocollari in senso letterale e traslato, è che in opere significative la negazione del senso si configura come cosa negativa, nelle altre si riproduce in maniera cocciutamente positiva"(Th. Adorno, Teoria estetica, Einaudi 1975, p. 220). Si può farla lunga su cosa significa configurare o rifigurare, ma per Vargas basta così.

Altre due cose

Sul Mattino, disponibile dalle 14, Identità e diversità (a proposito della tragedia di Roccella Jonica e della neonata commissione dei valori del partito democratico).

Su Leftwing, ironizzo un po’ su Un partito senza simboli, ma pieno di valori.

P.S. Sul Mattino, a pagina 5, si può anche leggere il retroscena sui malumori del Ministro della difesa, Arturo Parisi. E a tal proposito si legge: "Non capita spesso di poter dire al responsabile del dicastero della Difesa: ministro, la guerra è finita", dice l’altro aspirante leader, Massimo Adinolfi -. Ma l’aspirante leader non sono io, bensì Mario Adinolfi. Capisco però che se lui si mette a parlare (a suo modo, diciamo) del Dasein, a me capiti di interloquire da aspirante leader.

Tonalità emotive

Enrico: – Papà, qual è l’animale più triste? –
Io: – La salamandra -.
Enrico: – Allora stasera sono triste come una salamandra -.
Renata: – Non è vero. L’animale più triste è l’uomo -.
Io: – Che dici? -.
Renata: – Sì. Perché solo l’uomo si intristisce davvero -.

Due cose

Con un paio di giorni di ritardo vi segnalo Rothko, l’Arte e i disturbi dell’impegno, che sta sul nuovo Left Wing (che ha dei contributi notevolissimi), e Il risveglio politico con i libri, a proposito di letteratura e impegno, che sta invece su Il Mattino di oggi

Ciò detto, dubito molto di riuscire a rimettermi a scrivere sul blog, in questi giorni, per molte ragioni (ma se c’è da commentare commento).

A piè fermo

"Caro Walter Veltroni,
gli antichi maestri insegnavano che il senso del pensiero filosofico è nelle domande prima ancora che nelle risposte. Vale anche per il pensiero politico. I nostri progetti di vita individuale, al pari dei progetti politici di vita collettiva, sono figli dei nostri dilemmi. Per questo motivo, in filosofia come nella vita come in politica, è tanto importante porsi i giusti interrogativi".

Giusto, giustissimo. Con questa premessa, però, uno poi si aspetta veramente la giusta domanda, la domanda che, per essere suggerita dal pensiero filosofico, si discosti un po’ dal senso comune e mostri le cose in una luce meno ordinaria. (Io mi sono permesso di usare, anche se meno romanzato, un incipit analogo – perché tornano sempre utili, gli "antichi maestri" -, proprio per mostrare come una domanda che circola largamente non sia, a mio modesto avviso, una buona domanda).

Ora invece Scurati (è lui, che manda lettere a Veltroni), che ti fa? Ti propone come domanda una domanda per formulare la quale tutto ci vuole meno che la filosofia. Una domanda che, altro che antichi maestri, qualunque quindicenne è in grado di porre, prima ancora di giungere al terzo anno di liceo: papà, ma tu sei contrario o favorevole alla guerra? La domanda per Veltroni è se sia "contrario per principio a una guerra sull’Iran?". Scurati ha messo la parola "principio", e ora è lì, come un quindicenne però senza brufoli, che aspetta a piè fermo la risposta di Veltroni.

Ma pensa te.

Una passione senza misura

Indice
 
Premessa
I
Itus et reditus. Note sull’apologetica pascaliana                                                                    
L’amore indifferente. Una lettura dell’Explication des Maximes des Saints di Fénelon   
Della differenza del corpo. Da Descartes a Spinoza                                                            
 
II
Quel che giunge alla parola. Hegel e la proposizione speculativa                                    
Una dialettica senza sintesi. Su alcune pagine de Il visibile e l’invisibile                        
Il sipario dell’identità                                                                                                                  
 
III
Dire volere accadere                                                                                                                    
Il vaso di Ozu. Qualche considerazione sul cinema e l’immagine                                     
Del tempo. Una passione senza misura                                                                          
Intorno alla logica. Un palinsesto             
Un po’ di pazienza.                                                                    
 

Bollettino delle ore 14

Il titolare di questo blog è palesemente in affanno.

Dispute antropologiche

Renata: – Oggi a scuola abbiamo fatto scienze -.
Io: – E cosa avete studiato? -.
Renata: – Eh… niente. Abbiamo ripassato il programma che abbiamo fatto l’anno scorso -.
Io: – E cioè? -.
Renata: – Il maestro ha spiegato cosa sono i viventi e i non viventi. Per esempio: il tavolo è non vivente.
Io: – E una formica?
Renata: Vivente, papà!
Io: E la televisione?
Renata (guardandola): – Non vivente -. Poi, dopo qualche secondo: – Papà, ma i cyborg sono viventi o non viventi? -.
Io: – Quelli di Dragon Ball? Eh, non lo so -.
Renata: – Secondo me, stanno proprio in mezzo -.
Io: – Penso anch’io -.

Preliminari a una critica della ragione strumentale

E’ il titolo della Lectio inauguralis di Roberto Racinaro, stamane a Salerno. Segnalo, e vado.

La fiducia nell'uomo/2

Questa volta mi sono ricordato di mettere per esteso il testo dell’articolo apparso sul Mmattino di oggi. Eccolo:

Vorrei tranquillizzare tutti: la Terra, il pianeta azzurro, non si muove. Abbiamo le foto prese dal satellite, ma non si muove lo stesso. Lo so, quasi cinquecento anni fa Copernico sostenne il contrario. E dopo di lui saltarono per aria le rassicuranti sfere circolari in cui si immaginava che ruotassero i pianeti, e cadde pure il muro delle stelle fisse che costitutiva lo sfondo della nostra bella volta celeste, e dopo qualche secolo venne pure quello scriteriato di Nietzsche a trarne le dovute conseguenze, sostenendo che l’uomo non va da nessuna parte ma ruota via dal centro verso una incognita ‘x’. E forse questi pensieri sarebbero davvero apparsi come gli ospiti più inquietanti del nostro tempo, se non si fosse messa di mezzo pure la biologia, e in particolare la genetica, a demolire un po’ di millenarie certezze: che l’uomo non c’entra nulla con gli altri animali, ad esempio, o che si nasce dal ventre materno. E domani lo scienziato britannico Craig Venter annunzierà al mondo di avere ottenuto il primo cromosoma di sintesi.
Vita artificiale. Non è una contraddizione in termini, o una fantasia letteraria, ma quello che Venter ha promesso in sorte al suo minuscolo DNA da laboratorio. Ospitato da una cellula vivente, il filamento sintetico ne assumerà il controllo, dando così origine a una nuova forma di vita. Venter ne è sicuro, e se anche non gli riuscisse domani, gli riuscirà dopodomani. Un brivido corre lungo la schiena: prima che il mondo si popoli di androidi e altre degeneri creature dovrà passare ancora del tempo, ma tra il presente attuale e il futuro finora solo fantasticato nei film di fantascienza, non sembrano più esservi ostacoli.
Per questo, fioccano le riflessioni etiche. Sarà giusto? Non è la tecnica troppo avanti rispetto alla responsabilità morale che l’uomo è in grado di assumersi? Non è sempre più minacciata la dignità della nostra specie? Può l’uomo arrogarsi il diritto di creare nuove specie viventi? Può il vivente essere ridotto a materiale da laboratorio? Chi ci assicura che queste straordinarie scoperte non saranno usate contro l’uomo? Non occorre mettere un limite alla ricerca scientifica? (Ma come faremo a prenderli uno per uno, gli scienziati che lavorano in ogni angolo del mondo?).
Con nessuna di queste domande ce la si cava con un sì o con un no. Né è detto che siano tutte allo stesso modo e con la stessa urgenza giustificate. In ogni caso, non sempre è chiaro a chi tocca rispondere: agli scienziati stessi, ai religiosi, ai filosofi, ai politici, al popolo con un bel referendum, ai governi, all’ONU? A tutti costoro messi insieme? E come potranno mai mettersi d’accordo? E soprattutto, su quali basi?
Di basi, per il momento, non ne abbiamo molte. Procedure democratiche per le decisioni politiche, libertà della ricerca scientifica, diritti umani fondamentali, responsabilità nei confronti delle generazioni future, diffusione della conoscenza per la formazione di un’opinione pubblica informata. A parziale consolazione si può osservare che queste basi non sono poi così malvagie, e han dato spesso prova di funzionare meglio di altre. Tuttavia ad esse se ne può aggiungere un’altra. Che la Terra non si muove. Lo dicevo all’inizio, e lo spiegava bene, agli inizi del ’900, il filosofo Edmund Husserl. La Terra sta ferma sotto i piedi e continuerebbe a fungere da suolo originario della nostra esperienza, anche se trasmigrassimo tutti sulla Luna. Anche allora, il senso di cosa voglia dire abitare, prendere terra, lo preleveremmo comunque dalla nostra primaria esperienza di terrestri, in continuità con essa. Saremmo pur sempre noi a donare alla Luna il senso di una dimora. Possiamo perciò colonizzarla, non trasformarla nella nostra madre patria. Ora, lo stesso si deve dire dei batteri di Venter: il significato di ciò che è vivente può ampliarsi a dismisura, ma non può essere soppiantato da un esperimento scientifico.Esso proviene dalla nostra originaria esperienza di viventi. Possiamo altresì creare corpi artificiali (in parte lo facciamo già), ma sappiamo cosa significa avere un corpo anzitutto per il fatto che lo abbiamo noi. E così la vita artificiale continua la vita, ma proprio perciò non la scalza né la sovverte.
Questo naturalmente non risponde agli interrogativi prima sollevati, e soprattutto non basta a chi vuole garanzie metafisiche, e teme che, mescolando le cose nei laboratori, sia addirittura in pericolo l’umanità dell’uomo. Può darsi che sia davvero così, ma di sicuro ha più fiducia nell’uomo chi, pur comprendendo questi timori, sa che umana è proprio la capacità di mescolarsi con ciò che umano non è.

Il relativismo in gioco

A. Tutto è interpretazione.

B. D’accordo, ma cos’è questo tutto?

A. Non vi sono che interpretazioni: concorrenti, concordanti, congruenti o incongruenti, ecc. ecc.

B. Cos’è che vi sarebbe soltanto?

A. Tutto è interpretazione, e anche questa non è che un’interpretazione.

B. Questa quale? Dici proprio questa?

La fiducia nell'uomo

"Un passo filosofico importante nella storia della nostra specie". Ringrazio Craig Venter, che ha annunciato la realizzazione di un cromosoma di sintesi, per il ‘filosofico’. Speriamo che la filosofia si tenga effettivamente al passo. Per il giornalismo, c’è il Mattino (la domenica, dopo le 18).

Ritrovamento

E’ stato compiuto il primo passo per il ripristino della connessione telefonica del sottoscritto con il resto del mondo. Nel sacchetto dell’aspirapolvere è stato infatti ritrovata la schedina col numero, andata improvvidamente smarrita dopo il triste evento. Non resta che acquistare un nuovo cellulare. Tempo una settimana e ce l’avremo fatta.