Archivi del giorno: ottobre 5, 2007

Almeno tu nell'universo

Diego Marconi, Per la verità. Relativismo e filosofia, Einaudi, Torino 2007, comincia con un paio di esempi, per arrivare a formulare in maniera accettata e condivisa l’intuizione realista. Realista è uno che pensa che "c’è un modo in cui le cose stanno indipendentemente dal fatto che qualcuno sappia o possa sapere che stanno così" (p.3). Domando al folto pubblico di questo blog: siete realisti? (Attenti! Papa Ratzinger vi vede!). Naturalmente basta un sì o un no, ma è gradito anche chi aggiunga di essere realista per questo o quel genere di cose. (E non fate come con Grillo che ora vi buttate in duemila, eh).

Io invece mi soffermo sugli esempi: uno è il DC9 dell’Itavia, caduto in mare ad Ustica nel 1980. Un realista è uno il quale ignora se cadde per un guasto tecnico, per un missile o una bomba, ma sa che in un modo le cose debbono essere andate, il quale non dipende dal fatto che lui nulla ne sappia (o che altri invece lo sappiano molto bene). L’altro esempio è invece il numero di pianeti dell’universo. "Certamente non sapremo mai quanti sono […].Eppure – vien da dire – l’asserzione ‘i pianeti nell’Universo sono n’  è vera per un qualche numero n, anche se non sapremo mai qual è" (p. 3). A me viene da dire invece: perché Marconi mette la maiuscola a ‘Universo’? E poi: il realista è uno il quale pensi che l’Universo esista indipendentemente dal fatto che lui lo sappia o no? Ma questo sapere non fa parte dell’Universo? Il realista pensa che l’Universo è una cosa la cui esistenza è data o non è data al modo stesso in cui sono date o non date le cose nell’universo? E perché pensa una cosa simile? Il realista sa cosa vuol dire ‘esistere nell’Universo’ per ogni genere di cosa e in ogni genere di dimensione? E non lo turba il fatto che tutte le cose esistono nell’Universo, ma l’Universo no? Il realista deve davvero supporre che è numerabile il numero di pianeti nell’Universo? Oppure Universo dice solo l’ambito in cui è possibile fare esperienza dei pianeti? Ma allora perché la maiuscola? E che c’entra ora l’esperienza, visto che stiamo formulando quell’intuizione per la quale le cose esistono indipendentemente dal fatto che ne abbiamo esperienza? Non c’erano esempi migliori? (E insomma: l’Universo è una cosa come il pianeta che esiste nell’Universo, oppure no?)

Veramente mi ha stupito che Marconi abbia formulato in apertura un esempio simile. Mi ha stupito la maiuscola. (E il titolo, naturalmente, è un omaggio)

Wikipedia

"Non ha senso creare un’enciclopedia in cui vengono accentrate le informazioni, poiché la rete tutta è un’enciclopedia. Concentrare le fonti è contrario all’idea stessa di web". A me questa pare una scemenza. Anche se l’ha detta "il Gutenberg del XXI secolo", Robert Cailliau, che apprendo essere "co-inventore con Tim Berners-Lee del web".

(Però quello che Cailliau dice sulla delega a servizi esterni della gestione di dati personali è importante, anche se non capisco come stia insieme con l’idea che la tecnologia è, o può essere, o deve essere, neutrale. Ma forse è solo che la parola neutralità è usata impropriamente. Se l’utente deve fare un uso consapevole della tecnologia per non perdere in libertà quel che guadagna in comodità, non c’è per ciò stesso nulla di neutrale nell’uso della tecnologia, visto che è in gioco appunto la libertà, e una ‘lotta’ per difenderla).