Il mito di Issione

Su Il Mattino di oggi:

E se al sistema politico italiano toccasse la stessa pena inflitta ad Issione? Il Re dei Lapiti, invitato alla mensa degli dèi, cercò di sedurre Hera, la sposa di Zeus. Il Signore dell’Olimpo diede allora ad una nuvola le sembianze di Hera e la inviò ad Issione, che su di essa sfogò le sue brame. Dall’amplesso nacque la stirpe dei Centauri, mostri favolosi per metà uomini e per metà cavallo. Issione terminò i suoi giorni nel Tartaro legato ad una ruota infuocata che gira eternamente nel cielo.
Ora, è probabile che nessuno degli autori antichi che ci ha tramandato questa storia pensasse ai sistemi elettorali. Tuttavia il mito si attaglia benissimo. I politici rischiano a volte di somigliare ad Issione: il loro sogno, Hera, è quella legge elettorale che soddisfi completamente i loro inconfessabili desideri (più o meno: scansare la fatica di raggiungere la maggioranza dei consensi, ricevendola in dote da opportuni meccanismi di legge). Ma come il mito insegna che nessun uomo può forse mai dire di possedere completamente una donna, e che anzi gli tocca di acchiappar nuvole, quando in tal modo si illude, così, applicandolo al caso nostro, suggerisce che inseguire il sistema elettorale perfetto è una pia illusione. Anche gli altri tasselli del mito vanno al loro posto: la mensa con gli dei è forse l’incontro del 30 novembre fra Veltroni e Berlusconi, e la riforma rischia di uscire, dalla complessa partita che si è appena avviata, con fattezze alquanto ibride: per metà tedesca per metà spagnola; proporzionale però anche maggioritaria; bipolare ma non poi troppo, e persino, in maniera inedita, binominale, nel senso che nei collegi uninominali lo sconfitto spesso ce la farebbe comunque. Infine, la ruota di Issione pare alludere all’impressionante ripetitività con la quale la competizione politica prende a ruotare intorno alla questione elettorale.
Naturalmente, che una nuova legge elettorale sia indispensabile è vero; e se anche non lo fosse ci penserebbe il referendum prossimo venturo ad imporre l’appuntamento al paese (Consulta permettendo). È possibile poi che il nuovo partito democratico da un lato, e dall’altro il nuovo partito della libertà, spezzino finalmente il cerchio sempre uguale in cui la politica sembra essersi rinchiusa da più di un decennio. Ma non va dimenticato che in ogni caso non possono essere (perché non sono mai state) le leggi elettorali a risolvere i problemi di sistema della politica italiana. Che sono legati per un verso alla necessità di adeguamenti istituzionali, per l’altro, più banalmente, alla capacità di proposta politica delle forze in campo. E come, per il passato, nessuno si sognerebbe di raccontare la storia politica italiana in funzione del sistema elettorale adottato, così i cambiamenti introdotti negli ultimi anni, con un ritmo crescente, in materia di leggi elettorali, saranno descritti dallo storico che verrà più probabilmente in termini di effetti che non di cause. In generale, l’efficacia dell’azione di governo dipende da ragioni politiche molto più che dai congegni elettorali. E per fare solo un esempio, se oggi è sacrosanto denunciare (come ha fatto Giuliano Amato) il premio di maggioranza come una specie di Viagra, è perché stanno finalmente prendendo forma partiti politici capaci di farne a meno – mentre finora si era percorsa purtroppo la strada contraria: dare il premio poiché i partiti da soli non ce la fanno.
Qual è allora la morale della favola, cioè del mito? Issione era un brigante matricolato. Quando si sedette alla mensa degli dèi, aveva già alle spalle un assassinio e uno spergiuro. Ciononostante, Zeus, ottimo politico, gli diede una chance. Per fortuna, nessuno dei nostri leader ne ha combinate di così grosse; però c’è da sperare che non ci voglia la pazienza o l’astuzia di un dio, ma che basti un po’ di lungimiranza politica per evitare al paese il supplizio che Zeus inflisse al suo ospite, e cioè, nel caso nostro, la pena di una discussione inconcludente. Lungimiranza, e un po’ di auspicabile concretezza, per non disperdere tra le nuvole del perfettismo elettorale l’obiettivo di una robusta riforma della politica.
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