Poi basta

(E con quest’ultimo intervento sull’enciclica di Papa Benedetto XVI, possiamo chiudere la questione)
Spe salvi facti sumus, dice Paolo ai Romani, e di lì comincia il Papa nella sua seconda lettera enciclica, per disegnare la vera fisionomia della speranza cristiana. Che non è soltanto una mera credenza soggettiva, ma è una ben più sostanziale trasformazione dell’intera vita del credente. Che non va coltivata soltanto nella sfera individuale e privata, ma ha necessariamente una dimensione pubblica e comunitaria. Che non può essere sostituita con le aspettative schiuse in età moderne dai progressi scientifici e tecnologici o dai progetti di palingenesi politica, perché tutti sono destinati a fallire. Che non può infine essere cancellata, perché si radica in un insopprimibile desiderio di bene e di felicità che alberga nel cuore di ogni uomo.
La formulazione più drastica di ciò che in queste proporzioni prende forma si trova in un testo di Jacob taubes, La teologia politica di San Paolo, che conviene citare (continua in Benedetto XVI e lo scandalo del Paradiso)

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