Delle cose ultime

Papa Benedetto XVI parteciperà giovedì prossimo all’inaugurazione dell’anno accedemico dell’Università La Sapienza di Roma. Proteste di alcuni collettivi studenteschi e di 67 docenti dell’Ateneo, i quali non possono passare sopra la valutazione ratzingeriana del processo a Galilei (sulla stampa nazionale, non mi pare ci sia già l’intervista ad Odifreddi, per il momento c’è però Alberto Asor Rosa sul Corriere).  

Il Giornale, che se la prende con l’oscurantismo laicista dei 67 docenti, cita le parole dell’allora Cardinale Ratzinger, il quale metteva in fila Ernst Bloch, Paul Feyerabend e Carl Friedrich von Weizsaecker su Galilei – sulla relatività del moto, sulla debolezza delle prove a disposizione di Galileio, sulla linea che conduce la scienza moderna fino alla bomba atomica -, per mostrare quanto profondamente "il dubbio abbia attinto oggi la scienza e la tecnica". Il che è precisamente il punto: che la scienza e la tecnica si lasciano attingere dal dubbio molto più del Cardinale Bellarmino o dello stesso Cardinale Ratzinger. Senza dire che non pare proprio, dagli stralci riportati, che Ratzinger prenda le distanze dai giudizi riportati, mentre pare piuttosto che voglia mostrare quanto, al di là del processo, fossero giustificate le preoccupazioni della Chiesa: col risultato che, fossero anche giustificate, giustificatissime quelle preoccupazioni, si va appunto con passo leggero al di là del processo, il che non è precisamente un bel leggere.

Ciò detto, io non avrei chiesto al Rettore di non invitare il Papa. Gli avrei chiesto piuttosto, visto che s’è discusso di come tenere la cerimonia, di non dare per ultimo la parola al Papa. Gli avrei fatto fare il discorso, la lectio magistralis, qualunque cosa, ma per una volta non gli avrei dato la parola per ultimo. Lo so che il protocollo, col Papa e in queste circostanze, non prevede una cosa del genere. Ma appunto perciò lo avrei chiesto e mi sarebbe piaciuto.

14 risposte a “Delle cose ultime

  1. Io la lectio magistralis l’avrei affidata a Paul Feyerabend, se fosse ancora vivo, chidedendo a Ratzinger di commentare.
    Tutto in tedesco, ovviamente.

  2. Si sa già però che cosa Ratzinger avrebbe allora detto: caro Paul, non sarà che con questa storia di Galilei sei troppo relativista?

  3. Ma ormai i discorsi del papa sono in due tempi: prima qualche sciocchezza, poi la rettifica del giorno dopo.

  4. Penso che i professori ci siano cascati. Ho frequentato un po’ l’ambiente del dipartimento di Fisica a Roma, e la storia di Galileo è sempre stata tenuta in alta considerazione per i professori di lì. Ovvio quindi prendere posizione in una cosa del genere. Il resto è agguato da parte dei vari Giornali/Libero (ma anche Repubblica, che definisce ‘clamorosa’ la protesta di Frova e colleghi, mentre dà per assolutamente normale il fatto che un Papa venga a dare precetti di dogmatismo in una università), come anche da parte delle varie organizzazioni studentesche, che hanno la possibilità di riprendersi la loro visibilità e di fare le loro contestazioni.

    Giovanni

  5. Spezzerei una lancia a favore di Bellarmino, che ne capiva.

  6. innanzitutto grazie per aver un po’ articolato la cosa di Feyerabend che sulla stampa appariva soltanto a spot. In giornata spero di aver tempo di andarmi a rileggere alcune cose, così per sostanziare un dubbio che mi ha preso: ma non sarà che gli scienziati “regolari” temono più Feyerabend che il Papa?

  7. http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=233843

    A me sembra che l’allora cardinale Ratzinger prenda le distanze dai passi citati.

    bebop – via JimMomo

  8. Giovanni, che il papa vada a parlare in un’universita’ e’ un fatto assolutamente normale per una serie di buoni motivi.
    Intanto perche’ l’universita’ (non solo La Sapienza) e’ un’invenzione della Chiesa Cattolica e quindi onorando il papa il mondo accademico celebra le proprie origini, secondo perche’ i cattolici contribuiscono all’elaborazione del sapere e pertanto non si capisce per quale motivo chi li rappresenta debba escluso dal dibattito culturale, terzo perche’ questo papa e’ un accademico di fama, molto piu’ noto e stimato di chi ha firmato quel vergognoso appello, e quindi la sua presenza fa’ onore a chi ha la fortuna di ospitarlo.
    Il problema della Sapienza e’ che in nome della loro ‘tolleranza’ questi cialtroni del Dipartimento di Fisica non avrebbero fatto parlare neppure Feyerabend. Siamo la quinta (?) potenza industriale del mondo, abbiamo una tradizione culturale da fare invidia a chiunque eppure oggi La Sapienza non rientra nella classifica delle migliori 150 universita’. Chiediamoci perche’. Perche’ nel resto del mondo si studia Feyerabend e non la filosofia della scienza romana?
    La ristrettezza ideologica di questa porzione del mondo accademico romano corrisponde alla propria insignificanza in ambito internazionale.
    AB

  9. Bepop: a me non sembra. o meglio: a me non sembra che il punto di quei passaggi sia la distanza che Ratzinger prendeva dalle parole di Feyerabend. Proprio non mi semba, visto che, a parte altre considerazioni, Ratzinger usava quelle parole per mostrare quanto la stessa scienza sappia farsi consapevole dei proprio limiti, e dubitare di se stessa. Se è un bene che la scienza si faccia delle domande, allora le parole che vengono usate per ricordare come la scienza sappia e debba farsi domande ben difficilmente sono semplicemente tenute a distanza. Poi avre ancora molto da osservare (su quest’uso papale, intendo: poiché non avrei alcun motivo per deplorare la visita di Ratzinger. Farsi consapevole dei propri limiti può anche significare però accettare non dico di tenere un blog, ma almeno di non parlare sempre per ultimi).

  10. Il Papa un accademico di fama? Non mi sembra che il suo pensiero possa essere considerato superiore ad un qualunque Buttiglione, soprattutto considerando che non si schioda dal medioevo. Ricordiamo che forse il processo a Galileo è la punta dell’iceberg del pensiero ratzingeriano, che comprende anche il lancio di moniti contro la scienza “se non illuminata dalla fede”; la negazione dell’evoluzionismo; l’agitare ferocemente lo spauracchio del relativismo come fosse una clava; l’opposizione alla ricerca scientifica in campo biomedico; il professare infondate teorie sulla nascita della vita; Il rifiuto di accettare i necessari sistemi di limitazione delle nascite e di protezione dalle infezioni di natura sessuale; la continua minaccia alla laicità dello stato con la propria ingerenza; il perseverare della tesi secondo la quale l’omosessualità è un “disordine”, alla faccia di qualunque scoperta scientifica sull’argomento ed in spregio alla psichiatria mondiale; l’aver aggiunto anche la perla secondo la quale gli animali non hanno l’anima. E questo solo per citare le prime cose che mi venivano in mente. E non mi si venga a contrabbandare la visita alla Sapienza come un confronto democratico: non c’è scritto da nessuna parte “seguirà dibattito”.

  11. “La sua tesi, per quanto apparentemente paradossale, peraltro, è costruita su una concezione assai rigorosa, addirittura estremistica, proprio dell’autonomia del ragionamento scientifico, che tale non sarebbe stato in Galileo. Galileo, scrive Feyerabend, avrebbe voluto vedere “il tutto con mirabil facilità corrisponder alle sue parti”, ma qui avrebbe soggiaciuto “al bisogno tipicamente metafisico” dell’unità di comprensione. Dunque, secondo il pensatore austriaco, il metafisico sarebbe stato Galileo, il razionalista il cardinale Bellarmino. Chiunque non sia accecato dal pregiudizio (e dall’ignoranza) capisce bene che Ratzinger, che ha sempre criticato il relativismo assoluto appunto perché nega la possibilità stessa di un approccio metafisico, non può essere preso per un sostenitore delle tesi di Feyerabend.”

    Il Foglio

    Giordano Bruno Guerri sostiene invece che “la citazione è irritante, e ancora più irritante è l’ormai manifesta tendenza di Benedetto XVI a usare citazioni «forti» per poi poter ribattere, dopo gli inevitabili attacchi, «l’ha detto lui, mica io». Mi sembra un trucco dialettico indegno di un intellettuale, figurarsi di un Papa intellettuale””

    A me sembra, dal testo del discorso, più esatta la tesi del Foglio. Ma ognuno è libero di pensare ciò che crede e, da voltairiano, mi batterò fino alla morte…

    bebop
    P.S. il punto della questione è comunque un altro

  12. Il punto in effetti è un altro.Sicché non ripeto la mia. Che non coincide né con quella del Foglio né con quella di Guerri.

  13. Solo per dire ad AB (#8) che parlare di “insignificanza in ambito internazionale” dei firmatari dell’appello appare quantomeno azzardato. Ha AB idea, tanto per fare un nome, di chi sia Giorgio Parisi?
    (questo a prescindere dal fatto che si condivida o meno)

  14. utente anonimo

    Rilevo solo che una volta i papi non uscivano dal Vaticano, adesso non li fanno uscire

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