Senza paura

Su il Mattino, dopo le 14, la Chiesa senza paura. Ecco il testo:

In una piazza San Pietro gremita fino all’inverosimile, centinaia di migliaia di persone hanno assistito ieri all’Angelus dopo la forzata rinuncia del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza. E per quanto i numeri facciano la loro impressione, non era certo necessaria questa occasione per dimostrare quanto determinante sia stata e ancora sia la presenza della Chiesa nella società italiana. Si può allargare il tiro: la filosofia, l’antropologia, la sociologia, sono tutte concordi nell’attribuire carattere di universalità al fenomeno religioso. E come non è riuscita la teoria, così non è riuscita neppure la storia, almeno finora, a eliminare la religione dalle forme di vita associata degli uomini. Con ogni evidenza, la religione come fenomeno intimamente individuale, spogliato di qualsiasi visibilità pubblica, separato da qualsiasi aspetto rituale, priva di qualunque consistenza istituzionale, è semplicemente un non senso. Non esiste, non può esistere. Nei termini proposti da Marcello Pera su la Stampa, a cui come i controversisti medievali per una volta concediamo tutto, queste affermazioni sono le affermazioni di un laico. Laico è infatti per Pera chi non crede, ma non considera per ciò stesso che la religione sia priva di senso; laicista invece chi non solo non crede, ma non riconosce alla religione alcun valore. Vi è dunque un preciso discrimine culturale tra il laico (buono) e il laicista (cattivo), che la presenza in piazza San Pietro di credenti e non credenti, avrebbe secondo il presidente Pera il significato di ribadire con forza. Naturalmente, poiché occorre essere rispettosi delle opinioni di tutti, come proprio ieri il Papa ha giustamente ricordato, anche l’opinione del laicista deve essere rispettata. Quel che va contrastato, è casomai l’arroganza e la prepotenza con la quale il laicista cerca di precludere spazi e riconoscimenti pubblici alla religione, e segnatamente alla Chiesa cattolica (ché di questo si parla). Ma è veramente questo, quello che accade in Italia? La gravità dell’episodio della Sapienza deve farci ritenere che vi siano davvero nel nostro paese sfere della vita pubblica in cui la religione sia confinata ai margini del confronto ideale e culturale, e relegata al silenzio? Se così fosse, bisognerebbe indicare quali, in quali ambiti la Chiesa non ha l’opportunità di dispiegare la propria missione universale. Io in verità non lo credo, e non credo neppure che occorra fingere che così sia, come invece sembra che taluni, devoti o no, atei o no, vogliono fare. Naturalmente, che la religione sia un fenomeno pubblico, non vuol dire affatto che il pubblico sia, come tale, un fenomeno religioso, e dovrebbe essere cura di tutti, laici e non, credenti e non, evitare in ogni modo che confusioni e sovrapposizioni del genere si producano. Ma c’è un’altra considerazione da fare. È vero che i numeri fanno la loro impressione, ma è anche vero che fermo principio di ogni società liberale è che ad aver bisogno di protezione e tutela sono le minoranze, non le maggioranze. Le maggioranze sono infatti protette anche solo dal fatto che sono maggioranza, e da questo punto di vista la Chiesa cattolica ha in Italia ben poco da temere. Ci sarebbe perciò da riflettere sul perché avverta oggi il bisogno di riaffermare con forza la sua presenza: ciò sembra in effetti dipendere da orizzonti storici e scientifici e filosofici che trascendono di gran lunga il laicismo scomposto di qualche professore, e di sicuro vanno ben al di là dei confini nazionali. Per questo, c’è da augurarsi che, riempiendo piazza San Pietro, il cardinale Ruini non abbia voluto confondere i piani: se davvero la Chiesa ha a cuore la verità che è in gioco nel nostro tempo, e non la politica che a volte se ne fa gioco a proprio uso e consumo, dovrà ricordare con timore che a volte, quando la verità si rimette ai numeri della politica, può capitare che la maggioranza scenda in piazza e gridi: Barabba! Barabba!

(So che l’articolo di Marcello Pera era criticabile sotto molteplici aspetti, ma io dovevo servirmene solo come spunto)

13 risposte a “Senza paura

  1. Marcello chi? Cacchio, ma che fine aveva fatto?!??!
    Bentornato Massimo

  2. Chiusa magistrale. Ruini però potrebbe rispondere che – in quell’occasione lì – il grido Barabba Barabba era ricompreso nel disegno misericordioso divino e che quindi era un esercizio democratico, diciamo così, guidato verso il bene e il compimento della promessa. Stessa cosa adesso: Dio non vuole che si voti così ad capocchiam, ma che si scelga il bene, sempre. Naturalmente concordo con te.
    Un saluto

  3. utente anonimo

    forse quelli che gridavano barabba erano una minoranza incattivita. e se sono riusciti a far crocifiggere giesùcristo…

  4. Gia’ nei giorni scorsi c’eravamo sorpresi che il popperiano Pera concordasse con Feyerabend e, ancor di piu’, che Ratzinger concordasse con il relativista Feyerabend.
    Oggi la sorprendente notizia che Adinolfi concorda con Pera.
    Non si capisce piu’ niente, non c’e’ piu’ religione. 🙂

  5. Angelo, ma hai letto con attenzione?

  6. A me invece pare che, al netto delle concessioni fatte a Pera per necessità argomentative, alla fine però dall’articolo risulta che, sì, in effetti quello della Sapienza è un episodio grave e che i 67 professori sono affetti da “laicismo scomposto” (anche se poi il problema è ben altro e ben più alto, riguardando gli orizzonti ecc.).
    No, dissento totalmente dall’articolo.

    emilio

  7. Il tuo post è molto interessante ed abbastanza condivisibile: mi limiterò ad un paio di appunti:

    1) “ma è anche vero che fermo principio di ogni società liberale è che ad aver bisogno di protezione e tutela sono le minoranze”

    Fermo principio di ogni società liberale è che tutti siano tutelati parimenti, secondo il principio per il quale tutti sono ritenuti uguali davanti alla legge nelle loro responsabilità. C’è da dire, inoltre, che essendo la società composta di diversi àmbiti eterogenei tra loro, è possibile che chi si trovi in maggioranza in un contesto si ritrovi invece in minoranza in un determinato contesto: non basta, perchè a volte la forza di un gruppo non dipende neppure dal numero, come ha dimostrato benissimo l’arroganza di pochi nel caso “La Sapienza”. Se tre serial Killers se la prendessero con dieci monaci buddhisti, probabilmente questi ultimi avrebbero la peggio sebbene numericamente più forti. Per questi motivi io credo che tutto il tuo discorso che muove dalla questione numerica sia inficiato alla base: la Chiesa ha il diritto di temere da chi la aggredisce tanto quanto ogni individuo e gruppo sociale ha da temere se pòsto nelle condizioni di essere aggredito.

    2) “Ci sarebbe perciò da riflettere sul perché avverta oggi il bisogno di riaffermare con forza la sua presenza: ciò sembra in effetti dipendere da orizzonti storici e scientifici e filosofici che trascendono di gran lunga il laicismo scomposto di qualche professore, e di sicuro vanno ben al di là dei confini nazionali”

    In effètti credo sia così:il popolo è semplicisticamente (me ne rendo conto) l’elemento reazionario della società e quindi ogni segnale pur scomposto proveniente dal popolo, è indubbiamente sintomo di qualcosa che si muove a livello di percezione ideologica collettiva. Il fatto che il mondo oggi sia per lo più un villaggio globale, impedisce di porre frontiere tra quali idee siano autoctone e quali invece di importazione. Non è da sottovalutare, inoltre, la riflessione sulla visibilità pubblica dei vari gruppi sociali e soprattutto quella sui commenti con i quali verso essi si esprimono le persone che godono tra il popolo di credibilità intellettuale. Tolti gli incredibili politici, che per lo più saltano sul carro del più forte secondo le evenienze (non dico sia per forza così: parlo della percezione della “casta” da parte del popolo), mi pare evidente che la classe intellettuale extra-curiale sia per lo più laicista (perlomeno -sempre- tenendo conto di chi e come abbia visibilità) nel senso descritto e che quindi un moto culturale aggressivamente secolarizzante sia posto in atto nei fatti.

    Ciao!

  8. Ad 1. Certo che le tutele sono per tutti. Ma io ho scritto che in genere la maggioranza NON HA BISOGNO di essere tutelata, non ho detto che non debba esserlo. (E’ difficile che una minoranza possa fare quel che una maggioranza non può fare: molto più facile il contrario).

  9. Art. 7.

    Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
    I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

    SAREBBE BENE RICORDARLO, SEMRPE!

  10. @Azioneparallela, chi ha scritto ciò?

    “fermo principio di ogni società liberale è che ad aver bisogno di protezione e tutela sono le minoranze, non le maggioranze”

    Non hai detto che “in genere” non sia così, bensì che questo “non-bisogno” sia un “fermo principio della società liberale”: ebbene, non è vero, per i motivi suddetti. Se la Chiesa è aggredita in modo illiberale, qualunque colpa pure Ella stessa abbia in tal senso, Ella “mèrita” di essere difesa per coerenza da ogni liberale del mondo, così come da ogni Stato che tale si definisca, senza che il suo “serrare le fila” appaia inopportuno alla luce di una presunta supremazia numerica come gruppo sociale (tutta da dimostrare: i cattolici in piazza S.Pietro sarebbero potuti essere anche gli unici di tutta Italia, o giù di lì, no?).

  11. Massimo, scherzavo!
    Comunque approfitto per dirti che ho comprato il tuo libro prima di Natale ed ho letto con interesse i capitoli su Pascal e Fenelon. Il resto quando avro’ un po’ di tempo.
    AB

  12. Grazie!(quello su Fénélon, son contento: ci tengo)

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