Cesare e Pinco Pallo

La scienza non avrà l’ultima parola, dice Severino, ed a me non riesce di capire come l’ultima parola possa venire così, di bel bello, dopo la penultima (e la terzultima, e la quartultima). Mi pare peraltro maggiormente interessante capire com’è fatta una parola ultima, che non chi ce l’abbia.

Ma dall’intervista rilevo che secondo Severino (che lo ha scritto e ripetuto altre volte) "l’insegnamento originale di Gesù non è solamente ma è essenzialmente politico.  Proprio l’espressione che viene ricordata per indicare come si debba rispettare l’autonomia dello Stato, ‘date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio’, denuncia invece il carattere essenzialmente teocratico della predicazione evangelica. Gesù non può pensare che a Cesare si dia qualcosa che è contro Dio. Ma se a Cesare, che è lo Stato, si dà qualcosa che non può essere contro Dio, allora Cesare dev’essere un alleato di Dio, di Gesù, del Dio della Chiesa, cioè Cesare dev’essere cristiano, lo Stato dev’essere cristiano. Quindi appartiene all’essenza del cristianesimo il voler essere presente nella vita pubblica, nella società".

Ora, mi soffermo solo sull’argomento. Che non funziona. Se io dicessi a Pinco Pallo: dai X a Tizio e Y a Caio, come posso concludere da quel che dico a Pinco Pallo che Tizio è alleato di Caio? Come posso concludere, dal fatto che Gesù raccomanda a Pinco Pallo come regolarsi con Tizio e Caio, che Tizio è alleato di Caio? L’alleato sarà al più Pinco Pallo (e per giunta: a certe altre condizioni). C’è bisogno di un po’ di ipotesi supplementari per trarre la conclusione di Severino. Ma quelle ipotesi non ci sono nel Vangelo, e di ipotesi supplementari se ne possono fare tante. E in generale, questo modo di fare l’esegesi è veramente la cosa meno convincente che vi sia.

(Dell’intervista è notevole pure la conclusione, dal tono indubbiamente religioso)

11 risposte a “Cesare e Pinco Pallo

  1. un po’ difficile, ma va bene cosi’..

  2. utente anonimo

    Però l’esempio da te portato è privo di un elemento che nel ragionamento di Severino è invece presente e decisivo ai fini della sua comprensione: quest’elemento è la specifica relazione intercorrente tra due dei quattro termini (Gesù, destinatari della raccomandazione, Cesare, Dio) coinvolti nell’enunciato evangelico. E cioè la relazione tra il locutore-Gesù e Dio. Che è relazione d’identità. Allora il tuo esempio andrebbe così impostato: posto che Gesù è identico a Caio, egli sostiene (id est: raccomanda a Pinco Pallo) che si deve dare a Tizio ciò che spetta a Tizio ed a sé (ossia a Caio) ciò che spetta a sé (ossia a Caio). Cos’è allora che secondo Gesù va dato a Tizio? Tutto ciò che non leda lo stesso Gesù (Caio). È ovvio infatti che Gesù non avrebbe mai voluto un comportamento di Tizio tale da ledere sé (e dunque Dio, lo Spirito Santo, la Chiesa). Naturalmente io penso che il “non ledere qualcuno” sia una declinazione dell’alleanza con questo qualcuno (anche se i due concetti non sono equivalenti). Quindi a me sembra che il ragionamento di Severino non richieda ipotesi supplementari, l’unico elemento mancante essendo l’esplicitazione dell’identità tra Gesù e Dio (la quale, dal punto di vista della religione cristiana, non è ovviamente un’ipotesi). Detto questo, credo di capire la tua critica di fondo e più generale al modo di fare analisi dei testi da parte di Severino: essa, forse, attiene ad una sorta di onnipotenza attribuita da Severino alla logica (formale) nell’analisi di fatti culturali, con una correlativa estromissione della dimensione storica e concreta.

    emilio

  3. mi pare che abbia ragione l’emilio. tuttavia, si potrebbe sostenere che gesù non è esattamente dio e che quando parlava in quel modo lo faceva da uomo, beneficiato appunto dalla sua natura anfibia. anche in questo caso, però, gesù resta un sacerdote e quindi naturalmente dalla parte di dio, pure quando parla come uomo, quindi quel che dice severino resta accettabile. e comunque se pure la frase su cesare costituisse un riconoscimento dell’autonomia dello stato, della sua supremazia in certi settori, allo stesso tempo e specularmente sancirebbe l’autonomia e la supremazia della chiesa in altri, come ad esempio stabilire cosa abbia un’anima e cosa no. dipende quindi da quanto è grande quel “ciò che è di dio”.

  4. Se io dico a Pinco Pallo: dai a Tizio quel che è di Tizio, e a me quel che è mio, non è detto affatto che ciò implichi che vi sia contrasto e opposizione tra quel che chiedo per me e quel che chiedo per Tizio. Non a caso tu aggiungi: “che cos’è che Pinco Pallo non deve dare a Gesù (a me)? Ma questa aggiunta è perlomeno problematica. E non lo è, solo a condizione che se ne dia un’interpretazione puramente formale: quel che deve essere dato a Gesù è quel che è di Gesù. Punto. Oppure: è non ledere Gesù a condizione che è di Gesù il non essere leso (il che non va affatto da sé: in generale, e in particolare, nel caso del Crocifisso). Aggiungo che dalle parole Gesù non v’è modo di concludere che sia possibile e non contraddittorio il caso in cui Tizio chieda a Pinco Pallo qualcosa che Gesù abba chiesto per sé. Severino presuppone che questo caso possa darsi, ma come lo presuppone?

  5. Dhalgren, se badi alla tua conclusione: dipende da quel che è di Dio, vedi bene che il ragionamento di Severino non è accettabile, se non presupponendo che si dia il caso che vi sia contrasto fra ciò che è di Dio e ciò che è esigito da Cesare. Ma che si dia questo contrasto,in linea di fatto e in linea di principio, Gesù non lo dice. E io conosco cristiani per i quali questo contrasto non si dà.

  6. dicevo che, anche non volendo concordare con severino, la frase su cesare indica al massimo che esistono sfere separate (idealmente), e può esserci contrasto tra ciò che chiede cesare e ciò che è dovuto a dio perchè cesare può cercare di invadere dio (si da per scontato che dio, essendo somma giustizia, non invade). a quanto pare poi la questione della moneta era più complicata, perchè gli ebrei mettevano in discussione sia il diritto di imporre tasse, sia il fatto che la moneta recasse l’effige di cesare, il che poteva parergli culto delle immagini, specie considerando che i romani divinizzavano i loro imperatori. e pare quindi questo il motivo per cui cristo non dice date a cesare ma “rendete a cesare”, come se la moneta che ne porta il volto fosse una cosa sua, da restituire: e allo stesso modo la carne degli uomini è l’effige stampata da dio nella creta, che gli va resa: quindi i soldi saranno anche di cesare, ma l’uomo intero è di dio.
    in effetti, magari non era una questione tra stato e dio, ma tra dio e dio (cesare e iavè). quanto al resto, non conosco molto i vangeli, ma c’è poi il famoso “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”, che sta negli atti degli apostoli.

  7. utente anonimo

    Tu sostieni che il ragionamento di Severino presuppone un contrasto tra ambito d’azione di Cesare ed ambito d’azione di Dio e che però questo presupposto non viene da lui giustificato (aggiungi anzi che Gesù non dice ciò). Questo presupposto, evidentemente, è quello sotteso dell’affermazione (che è il fuoco della questione) di Severino per cui “Cesare dev’essere un alleato di Dio”. Ma non è sempre vero che l’essere alleato presuppone un contrasto. La dimostrazione è data proprio da quanto afferma Severino un istante prima: “a Cesare, che è lo Stato, si dà qualcosa che non può essere contro Dio”. Questa affermazione, infatti, non designa un contrasto ma, al contrario, indica una coesistenza Cesare-Dio nella forma, appunto, del “non-essere-contro-Dio” (da parte di Cesare). Ed è proprio questo non essere-contro-Dio (da parte di Cesare) che fa, necessariamente, di Cesare un alleato di Dio. Qui, in altri termini, l’alleanza non presuppone il contrasto perché essa è istituita da Gesù nell’atto stesso in cui prescrive la regola etico-morale assoluta degli uomini, tagliando in due il campo del possibile dominio dell’un regno o dell’altro. Il non ledere Dio è rispettare il confine così posto e in tale rispettare si sostanzia la condizione d’alleato. Gesù/Dio è dunque istitutore assolutamente esterno (si rivolge ad un voi, non usa il noi) di quella regola e, allo stesso tempo, parte in causa nella ripartizione del suddetto campo di dominio. Ecco perché Severino ha buonissimo gioco nell’asserire che “Gesù non può pensare che a Cesare si dia qualcosa che è contro Dio”. Gesù/Dio non lo può pensare (impossibilità logica) perché una regola morale (che è “pubblica” e “privata” ad un tempo) assoluta degli uomini stabilita da Gesù/Dio non può autorizzare comportamenti contro Dio (che poi Gesù si sia fatto crocifiggere, ciò costituisce momento necessario alla salvezza degli uomini e, quindi, a far sì che gli uomini pensino e sentano il dovere di conformarsi a quella regola morale). Ma ciò a sua volta significa affermare – e qui torno alla mia obiezione circa la non pertinenza dell’esempio riportato nel post – il carattere decisivo, nella struttura argomentativa di Severino, dell’elemento rappresentato dall’identità tra Gesù, in quanto colui che pone la regola, e Dio, che ne è uno dei referenti. Tant’è che la struttura logica del ragionamento non muterebbe se quale legiferante al posto di Gesù/Dio si ponesse Cesare e quindi si conservasse la relazione d’identità tra locutore-legiferante ed uno dei due referenti della regola. In questo caso anche Cesare non potrebbe pensare che a Dio si renda qualcosa che è contro Cesare. Dunque, cambiando colui che pone la regola e quindi il relativo punto di vista, ne verrebbe che Dio è alleato di Cesare (e non viceversa, come nel primo caso). E – aggiungo – il cesaropapismo sarebbe la forma storica di quest’altra possibilità insita nella frase evangelica, nell’interpretazione che ne da Severino.

    emilio

  8. Ma non è sempre vero che il non esservi contrasto significa alleanza. Se io dico: date a me X e date a Tizio Y, e non v’è contrasto tra quel che è dato a me e quel che è dato a Tizio, in che modo si può dire che io sia alleato di Tizio? E poi, di nuovo: se certamente “Gesù non può pensare che si dia a Cesare qualcosa che è contro Dio”, non è certo affatto, anzi è indebitamente presupposto, che sia possibile dare a Cesare qualcosa che è contro Dio.
    Mi preoccupa poi il fatto che in ogni nuovo commento vengano introdotti nuovi significati, il che rende difficile stare al punto (es., questa volta: pubblico privato).
    (Così ho risposto anche a Dhalgren:è chiaro che se si presuppone che Ceare può invadere, o che Caio voglia invadere, si può andare molto avanti, con e contro Severino. Io poi non discuto se l’interpretazione sia nel complesso corretta, e non tiro in ballo né gli Atti né altri testi. Dico solo,più modestamente, che proprio non basta il significato logico della frase presa di mira da Severino per concludere che Gesù aveva una concezione teocratica del politico).

  9. Non posso credere che un filosofo così autorevole faccia un ragionamento incredibilmente limitato. Sarà la fifa per il trapasso che lo spinge ad arrampicarsi ,in maniera indecorosa, sugli specchi per appoggiare il cardinale confessore, o è il richard lindzen (che ancora nega causa antropogenica per il Global Warming) della filosofia ??
    finanziato dalle 7 sorelle di marcinkus??
    saluti,davide.
    ps pensare che l’ incrociai 5 anni fa alla facoltà d’ingegneria di pr, per un convegno tra scienza e tecnica, e senza sapere chi fosse(eravamo entrambe in anticipo) gli brontolai di spegnere il sigaro..
    amore a prima vista! 😉

  10. Dare a ME ciò che è MIO sicuramente non vuol dire che si è Alleati. Al massimo possiamo dire che non c’è contrasto.

    Se Io dico dai a Lui ciò che è Suo e dai a quell’altro ciò che è di quell’altro (se pur quell’altro è mio fratello o sono io stesso) questo nemmeno implica che vi sia un Alleanza. Al massimo non c’è contrasto.

    Se pur c’è un certo rispetto di certe leggi. Perché Lui potrebbe dire che è Suo pure quello che è mio e volerselo prendere. Potrebbe ma non lo fa. Sicuramente questa potrebbe essere intesa come una sorta di “alleanza”.

    In effetti però se lo Stato così deve essere Cristiano allora anche il Cristianesimo deve essere Statizzato. Così il pensiero funziona.

    Supponendo che tutti e due abbiano in terreno comune in cui dibattere allora funziona. Dove sia questo Terreno comune io non lo so.

    Si: Tizio e Caio condividono una, se pur debole, alleanza, quantomeno un patto di non belligeranza. Hanno essi inoltre alcuni valori comuni che li spingono (tramite un mediatore) a suddividersi le proprietà. Il mediatore in questione è SI Cristiano (forse l’unico e il solo) ma è anche parte dello Stato in quanto Cittadino di questo. Ovvero, per quanto Osceno possa suonare alle orecchie umane: Anche Gesù era un Cittadino, sottomesso alle leggi della città, che pagava tasse e comprava il pane. Se ci fossero state delle precise statistiche egli ne avrebbe fatto parte come un numero fra i molti.

    Poi questo è solo un pensiero… e l’ora è tarda… questi sono forse i dettami del sonno.

  11. Ah… dimenticavo… Ho letto questo post semplicemente perché si chiamava Cesare e Pinco Pallo.

    Geniale Pinco Pallo.

    Questo pensiero mi perseguiterà nei giorni a venire.

    Pinco Pallo… Geniale…

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