Archivi del mese: gennaio 2008

Nichilismo per tutti

Com’era quella storia di Crono che divora i suoi figli? E’ la stessa logica del nichilismo: che divora se stesso. Non c’è via di scampo.

Neanche Nietzsche può dirsi al sicuro

Death of a Legend

E’ morto Bobby Fischer. Colui che vinse il campionato mondiale di scacchi nel 1972, in una sfida epica contro Boris Spassky. Di cui conservo qualche memoria: perché quell’anno imparai a giocare a scacchi, e perché a casa mia si faceva il tifo. E il libro 60 partite da ricordare divenne un classico anche a casa mia. Che razza di tipo fosse Bobby Fischer è egregiamente detto qui.

But the show must go on, e, dopo un minuto di silenzio sui campi di gioco, a Wijk aan Zee è ripreso il torneo. Uno dei tornei più forti della storia, con 11 dei primi 15 giocatori al mondo (graduatoria Fide). Mi ha fatto una certa impressione apprendere anche che, a fianco dei tornei principali,si tiene anche un quadrangolare onorario fra quattro vecchie glorie, di quelle che appunto riempivano le riviste di scacchi quando io giocavo: Kortchnoi, Portisch, Ljubojevic, Timman. Ah, nostalgia canaglia.

P.S. Non lo segnalo mai, ma il blog scacchierando è veramente ben fatto.

Sandro Bondi: lo statista. E l'uomo.

A dicembre ho seguito molto poco i blog e i giornali. Non potevo sospettare che, mentre io leggevo a ragion veduta Patrimonio di Philip Roth e, al di là dei meriti letterari del libro, mi riconciliavo con il potere della parola, il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi pensosamente recensiva, il 29 dicembre, lo stesso libro sulle pagine de Il Foglio, soffermandosi in particolare su "quell’oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine che percorre ossessivamente tutto il libro di Roth, nel quale è assente ogni sia pur flebile ricerca del senso della vita e della sofferenza. Non c’è scampo per l’uomo: ogni scelta, ogni sentimento viene trattato con cruda indifferenza come sul tavolo anatomico di un medico".

Questo Bondi deve avere una straordinaria intelligenza politica. Non c’è altra spiegazione. Per il resto, se gli riesce, leggendo Patrimonio, di percepire solo cruda indifferenza, e questo perché Roth non va in cerca di un senso della vita e della sofferenza (di un senso che trascenda alla grande la vita e la sofferenza), mi sia consentito di dubitare molto delle sue doti intellettuali applicate a qualsiasi altra dimensione della vita umana.

Vorrei essere più cattivo. Io sono sicuro che ci sono tanti credenti, che hanno sicuramente minore intelligenza politica di Bondi, ai quali riesce però di comprendere quanta stupidità vi sia in un simile modo di leggere i libri, di accostarsi alla sofferenza, e  di scaldarsi il cuore.

P.S. Sul Foglio, era già uscita una recensione di Nicoletta Tiliacos.

Ratio inversa

Su Il Foglio il professor De Marco dedica una notevole analisi all’accostamento moratoria sull’aborto/moratoria della pena di morte comportato dall’iniziativa di Ferrara. Se la prende con le resistenze scandalizzate e risentite non dell’opinione più o meno liberal, radicaleggiante, veterofemminista e altre zozzerie nichiliste varie, ma con gente come Cacciari che dovrebbe conoscere e frequentare la grande cultura morale e giuridica occidentale.

Infatti: "La cultura morale e giuridica occidentale individuava certamente una simmetria o una ratio inversa nel’allineare aborto e pena di morte, ma in tutt’altra direzione". E cioè: questa grande cultura non ha mai messo in dubbio "la legittimità del dare secondo regole la morte al reo", da parte naturalmente non dell’individuo, ma del potere sovrano. Se qualcosa deve dunque venire in dubbio, e la legittimità di abortire. Ma il fatto è che abbiamo stravolto ogni cosa, e non abbiamo più i cosiddetti per dare la morte al reo, e perciò ce la prendiamo, per rivalsa, con l’innocente, a cui sappiamo dare la morte con facilità nel grembo della madre. E’ proprio il contrario di quel che s’ha da fare!

E hai voglia ad appoggiarti al diritto naturale. Il diritto naturale (altrimenti detto: la Norma) distingue tra pubblico e privato, indviduale e statale, e invece con questa moratoria sulla pena di morte, s’è prodotta un’indebita estensione del punto di vista soggettivo/individuale/liberale sull’ordinamento statuale, che ha offuscato la distinzione. E la distinzione offuscata significa anche che la donna, perbacco, decide lei, alla faccia della Norma. Come se, horribile dictu, diritto naturale significasse tout court diritti fondamentali degli individui.

Io credo che De Marco abbia ragione. Io credo che Ferrara, che sta preparando la lettera da inviare all’ONU, snervante forma burocratica del nichilismo giuridico internazionale, dovrebbe collegarsi un po’ meglio alla grande cultura morale e giuridica dell’Occidente, contrastare un po’ meglio il nichilismo, far presente la robusta ratio inversa, e proporre, insieme alla moratoria sull’aborto, l’urgente ripristino della pena di morte in tutta Europa.

Revisionismi

Luca Sofri mette "il formidabile servizio del Tg2 su Galilei" ascoltato il quale non ci si può non domandare perché gli eredi del geniale scienziato pisano e la comunità scientifica tutta non abbiano mai chiesto scusa per aver costretto la Chiesa a intentare un processo contro di lui.

(ah, l’eccesso di zelo…)

Tranquillità

Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, e al Papa quel che è del Papa. Il discorso che il Papa aveva in animo di pronunciare alla Sapienza è un gran bel discorso. Non ho tempo né modo di condurre un’analisi critica approfondita. Mi limito perciò a due notazioni, una particolare e l’altra più generale:

1. Per delineare i contorni generali della riflessione filosofica sopra le condizione della legittimità politica moderna generalmente accettate, il Papa si riferisce essenzialmente a Habermas e Rawls.Io sono stato oggi a un certo incontro per una certa cosa che prima o poi comparirà pure sul blog, e avevo sul quadernetto questa bella considerazione: "A Theory of Justice di John Rawls, apparsa nel 1971, deve essere retrospettivamente giudicata – per usare la nota metafora di un filosofo che Rawls non amava, cioè Hegel – come una sorta di ‘nottola di Minerva che vola sul far del crepuscolo’, cioè come l’idealizzata ricostruzione post factum di un tipo di patto sociale che stava già esaurendo le sue potenzialità di sviluppo". Credo proprio che l’autore non avrebbe soverchie difficoltà a riferire questo giudizio anche alla teoria politica di Habermas. Ed io con lui.

2. Il Papa esprime il modello tomista dei rapporti fra filosofia e teologica con la formula "trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro ‘senza confusione e senza separazione’". Il ‘senza separazione’ significa che "la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica". Il che è vero. Ma ciò non toglie che, in primo luogo, tale dialogo può essere anche critico; in secondo luogo, che la sapienza storica necessaria per non pensare il soggetto pensante come un punto zero non è necessario che sia sapienza teologica; in terzo luogo, che se la sapienza teologica è parte della sapienza storica conta filosoficamente per quanto è appunto una tal parte (e se conta anche per altro, la legittimità di questo altro non discende affatto dal suo essere parte della sapienza storica, sicché questo altro non è legittimato veritativamente dalla considerazione che è parte di una sapienza storica. Pare perciò perlomeno azzardato affermare la verità di quella fede, del suo nucleo essenziale, sulla base della storia dei santi o della storia dell’umanesimo cristiano, come fa il Papa, tanto più che il nucleo essenziale è forse, ma questo è solo un mio sospetto, un po’ meno ragionevole di quel che il Papa dà qui ad intendere); in quarto luogo, che se vi è un rapporto tra filosofia e teologia, è da chiedersi anche se la questione della possibilità o delle condizioni di un simile rapporto sia filosofica o teologica, con tutto quel che ne consegue. E a questo proposito: non c’è alcuna ragione di pensare che se la ragione si chiude al messaggo che le viene dalla fede cristiana, allora è una ragione chiusa nel cerchio delle proprie argomentazioni. Qui c’è un palese non sequitur, e pure qualche problema nello spiegare cosa siano le argomentazioni non proprie della filosofia che, pur rimanendo argomentazioni (il Papa a questo tiene molto), la filosofia dovrebbe apprendere da qualche altra parte

Ciò detto, ripeto che per me è un gran bel discorso. Il Papa è veramente preoccupato che l’uomo moderno possa arrendersi davanti alla questione della verità. Per quel che mi riguarda, io, da buon spinoziano, sento di poterlo tranquillizzare.

Our fetid city

Elena Ferrante, che nessuno sa chi sia (benché vi siano sospetti) e che ha scritto dei gran libri, firma questo articolo sul New York Times, da cui prelevo:

"But this city, a million people, keeps going". "…the more general acquiescence of Naples…". "Crime, in this city, has become a destiny; it has the power of things that are well known but about which there is nothing to be done".

"Take Antonio Bassolino, the former mayor of Naples and now governor of Campania. That even an honest man like him, coming from the least corrupt political tradition in Italy, couldn’t change anything that really matters, and in fact was slowly swallowed up by the most complicitous inefficiency, is for the Neapolitan (and not only the Neapolitan) the ultimate proof that in Naples there is nothing to be done, that there remains only the quiet impotence of those who manage to get by in the rot".

"This deep feeling makes Prime Minister Romano Prodi’s efforts to clean up the mess absurd […]. Only a fool would believe that what has not been done for decades can be done in the space of a few days".

"…the definitive loss of trust in institutions. A resigned loss, by people who no longer believe even in the cleanliness of other places in the world. In Naples the mountains of garbage seem the symbol of a cosmic rot. Here the rot is not only visible; it has the power of portent"

"Is not some ancient relic but very modern, and that it underlines the precariousness of every sort of order, in every part of the planet".

(E così, di dritto o di storto, Napoli è sempre all’avanguardia. Very modern, you know?).

Una grande moria delle vacche

Poiché la grandezza di un pensatore si vede dalla capacità di patire il peso delle contraddizioni, senza sbarazzarsene per amor di sistema, devo confessare tutta la mia ammirazione per Giuliano Ferrara, che non vuole toccare la 194 però afferma: "L’aborto è un omicidio, punto". Può naturalmente spingersi più in là: la donna è un’omicida, punto. Merita la galera, punto.

(Punto, due punti! Massì! Fai vede’ che abbondiamo)

Consigli per gli acquisti

Sicome sono sicuro che avete già comprato Una passione senza misura, posso fare pubblicità a Il soggetto e il tempo, che è frutto del lavoro di tre dottori di ricerca cassinati, coordinati dal prof. F. Pellecchia. Io non c’entro per nulla. Però li conosco, e so che sono bravi.

Delle cose ultime

Papa Benedetto XVI parteciperà giovedì prossimo all’inaugurazione dell’anno accedemico dell’Università La Sapienza di Roma. Proteste di alcuni collettivi studenteschi e di 67 docenti dell’Ateneo, i quali non possono passare sopra la valutazione ratzingeriana del processo a Galilei (sulla stampa nazionale, non mi pare ci sia già l’intervista ad Odifreddi, per il momento c’è però Alberto Asor Rosa sul Corriere).  

Il Giornale, che se la prende con l’oscurantismo laicista dei 67 docenti, cita le parole dell’allora Cardinale Ratzinger, il quale metteva in fila Ernst Bloch, Paul Feyerabend e Carl Friedrich von Weizsaecker su Galilei – sulla relatività del moto, sulla debolezza delle prove a disposizione di Galileio, sulla linea che conduce la scienza moderna fino alla bomba atomica -, per mostrare quanto profondamente "il dubbio abbia attinto oggi la scienza e la tecnica". Il che è precisamente il punto: che la scienza e la tecnica si lasciano attingere dal dubbio molto più del Cardinale Bellarmino o dello stesso Cardinale Ratzinger. Senza dire che non pare proprio, dagli stralci riportati, che Ratzinger prenda le distanze dai giudizi riportati, mentre pare piuttosto che voglia mostrare quanto, al di là del processo, fossero giustificate le preoccupazioni della Chiesa: col risultato che, fossero anche giustificate, giustificatissime quelle preoccupazioni, si va appunto con passo leggero al di là del processo, il che non è precisamente un bel leggere.

Ciò detto, io non avrei chiesto al Rettore di non invitare il Papa. Gli avrei chiesto piuttosto, visto che s’è discusso di come tenere la cerimonia, di non dare per ultimo la parola al Papa. Gli avrei fatto fare il discorso, la lectio magistralis, qualunque cosa, ma per una volta non gli avrei dato la parola per ultimo. Lo so che il protocollo, col Papa e in queste circostanze, non prevede una cosa del genere. Ma appunto perciò lo avrei chiesto e mi sarebbe piaciuto.

La questione rifiuti – umori popolari

"…Ccà si strunz’ si nun sfasci nient’. Hanno portato ‘a munnezz’ dint’ ‘e class’. So tog’ fratè. Tu si tog’ si scass’ tutt’. Ccà so tutt’ ricchiun’. Puort ‘o fierro a scola, allora si bbuon. Fatt’ a pover’ bianca e stai chin’ ‘e guaglion…"
(Sotto ho messo gli amici delle idee, questi sono i figli della terra)

La questione rifiuti – apocalittici di professione

E così ancora mercoledì scorso, il Presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, ci ha spiegato sulle pagine di Liberazione che con la drammatica crisi esplosa in queste settimane ma vecchia di più di un decennio l’ambientalismo ideologico e fondamentalista non c’entra per nulla. Non c’entrano nulla i veti sui termovalorizzatori, le resistenze contro l’individuazione dei siti di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, il fianco prestato alle proteste di piazza contro le decisioni commissariali, le immancabili richieste di un intelligente gestione dei rifiuti quando di intelligente c’è solo di non frapporre ulteriori, snervanti richieste prima che i rifiuti siano tolti dalle strade. E dopo avere questo spiegato, l’on. Sodano ha invitato il prefetto De Gennaro a non usare i poteri appena conferitigli “per scavalcare ogni tipo di norma a tutela della salute pubblica e dell’ambiente”. Terribile ammonimento, che instilla nel lettore il dubbio che si vogliano usare biecamente i poteri straordinari per ripulire le strade ed avvelenare le persone. Come se non bastassero i roghi, come se non bastassero i topi ad appestare l’aria. Come se non bastasse tutta la sfiducia che in questi anni si è accumulata per dubitare di qualunque iniziativa di governo, col risultato che non c’è piano rifiuti, reperimento di siti o proposta di smaltimento che non incontri la diffidenza delle popolazioni locali. E siccome sembra che nell’attuale fase emergenziale forse qualcosa riuscirà finalmente a muoversi, l’on. Sodano ribadisce, a scanso di equivoci, che la soluzione “non risiede negli inceneritori”, cioè nei nuovi termovalorizzatori. Persino il Ministro Pecoraro Scanio, fiero oppositore dell’impianto di Acerra, ha aggiustato sommessamente il tiro; Sodano, lui invece tiene il punto. D’altronde lo hanno ripetuto pure Gabriele Polo e Paolo Cacciari, su Il Manifesto: basta una buona raccolta differenziata per fare a meno degli inceneritori. Non importa che nel resto del mondo una cosa non escluda l’altra: ai napoletani viene chiesto di essere più furbi, non importa se nel frattempo, con i cumuli di immondizia per strada, faranno casomai la figura dei fessi. E Guido Viale, il giorno prima, sullo stesso giornale, sotto il sobrio titolo “Incenerire è un po’ morire”: affidereste “una macchina così pericolosa” come un inceneritore a politici tanto screditati? Pazienza che lo stesso Viale precisi che un impianto del genere inquina meno di uno svincolo autostradale: se viene gestito male, è molto peggio. Di qui il sospetto, il dubbio, la precauzione. E infine, inappellabile, il no. Anche perché secondo Viale c’è di meglio, per risolvere l’attuale crisi: “proibire, almeno temporaneamente, la distribuzione di prodotti usa e getta e di merci imballate in contenitori inutili, a partire dall’acqua cosiddetta minerale”. Semplice. De Gennaro elimini le bottigliette d’acqua minerale, e Napoli tornerà ad essere il paese del sole.
Il fatto è che costoro ce l’hanno con il modello di sviluppo. Napoli sta sotto montagne di spazzature, l’olezzo sale fino al cielo ma si rimane in attesa che cambi il modello di sviluppo. Se non lo si cambia, il pianeta andrà a rotoli, la terra diverrà presto un deserto, le fonti energetiche si esauriranno, le calotte polari si scioglieranno, i mari si alzeranno: cosa volete allora che siano le tonnellate di rifiuti per le strade della Campania? In questo modo, problemi seri, anzi serissimi, finiscono col diventare solo motivi di giaculatorie senza via d’uscita. Ora, se c’è un principio che sta a cuore all’ambientalismo, è il principio di responsabilità: dobbiamo prenderci cura del nostro pianeta, per quando non ci saremo. Il che è sacrosanto; quello che lo è meno, è un uso irresponsabile del principio di responsabilità, un uso senza precauzione del principio di precauzione, che per giunta viene esercitato persino quando si assumono responsabilità di governo. Così si dice no alla TAV, no agli OGM, no al nucleare, no al ponte sullo Stretto, no ai raddoppi autostradali. Tutti dinieghi che hanno un tratto in comune: ancor prima di dipendere dai casi in questione, discendono dall’esigenza palingenetica di cambiare modello di sviluppo. Come no: ma intanto? Prima dell’apocalisse, che si fa? Non sarebbe doveroso uno sforzo per coniugare la meritoria attenzione all’ambiente con l’insieme delle soluzioni concretamente praticabili in un dato frangente? Davvero il divieto dell’acqua minerale libererebbe Napoli dalla morsa dei rifiuti? O non è con proposte simili, non si sa bene se tragiche o ridicole, che si danneggia ogni seria educazione ambientale, minandone la credibilità, e finendo con l’alimentare un antico male napoletano, il fatalismo, cioè l’esatto opposto di quella spinta al cambiamento che si vuole favorire?
Su una cosa, infine il sen. Sodano ha ragione. Non si faccia lo scaricabarile, anche in queste circostanze. Ciascuno si assuma fino in fondo le sue responsabilità, a tutti i livelli: per l’incapacità di prendere decisioni e anche per la capacità di non prenderle, spesso ancora più deleteria. Ma come valuta il senatore la dichiarazione del Ministro per l’Ambiente, con il quale ha condiviso le battaglie contro i termovalorizzatori in Campania, che si è trincerato dietro la formale incompetenza del suo Ministero in materia di rifiuti? Di quale incompetenza bisognerà parlare, una buona volta?

Su Il Mattino.

La questione rifiuti – un prologo in cielo

Parmenide: "E allora, Socrate, di fronte a oggetti che sembrerebbero ridicoli come i capelli, il fango, l’immondizia, oppure qualcos’altro senza valore e di pochissimo conto, ti trovi in difficoltà circa la questione se occorra ammettere o meno l’esistenza di un eidos? […]. "Nient’affatto – rispose Socrate – […] Pensare che ci sia un eidos anche di esse mi sembra veramente assurdo" (Platone, Parmenide, 131d).

Capisco: erano alle Grandi Panatenee. Ma che ci sia l’immondizia per strada, più o meno a casa di Parmenide, questo non è più assurdo ancora?

L'etichetta etica

Cos’è un tema eticamente sensibile? Boh. Se qualcuno proponesse di abolire l’assistenza sanitaria, abolirla punto e basta, avanzerebbe una proposta su un tema eticamente sensibile o no? Se qualcuno proponesse di dichiarare guerra alla Slovenia, avanzerebbe una proposta su un tema eticamente sensibile, o no? Oppure dichiarar guerra non interpella la sensibilità di nessuno? Se qualcuno proponesse di vietare agli extracomunitari l’accesso agli stadi di calcio, o l’edificazione di templi dedicati alla dea Kahlì, avanzerebbe una proposta di qualche significato etico? Se qualcuno proponesse l’ineleggibilità di persone che abbiano scontato una pena detentiva per una certa tipologia di reati, c’è qualcuno che non giudicherebbe la cosa di qualche rilevanza etica, indipendentemente dal favore o dalla contrarietà alla proposta?

C’era scritto nell’appello di ieri, e lo ripete Ignazio Marino oggi: passano per questioni eticamente sensibili cose che andrebbero ascritte al tema dei diritti civili. Si potrebbe però proporre la definizione seguente:è eticamente sensibile quel tema sul quale un tempo non c’era da prendere una qualche decisione politica, mentre ora non solo si può, ma persino si deve. Eticamente sensibili sono dunque i temi sui quali la politica ha il fiato corto, nel senso che non si è ancora costruita una sua propria legittimità in materia (mentre in tema di pensioni o di guerra è già acquisito che la politica sia chiamata a decidere).

Ma se è così, e senza prefigurare già contenuto e senso della decisione politica, voi vi augurate che la politica se la costruisca, una simile legittimità, oppure no? Voi siete per: sulla vita non si vota (dopo, magari, che s’è votata una legge), oppure no? Io no: io auspico fortemente che la politica si dia tutta la legittimità possibile, per decidere. E perciò non sono contento se il Partito Democratico si affanna a trovare il maggior numero di problemi sui quali apporre l’etichetta "attenzione: tema eticamente sensibile, obiezioni di coscienza in vista".

Lo stato delle cose

Dal 1997 a oggi, stiamo meglio o stiamo peggio? Alla difficile domanda danno risposta dieci filosofi. Vi riassumo brutalmente le loro risposte:

Simon Blackburn: peggio. Aumenta il numero di filosofi che mascherano i loro pregiudizi con il nome di apriori. Jerry Fodor: meglio. Diminuisce il numero di filosofi che spacciano per apriori i loropregiudizi.  Jakko Hintikka. peggio. Qua si continua con la letteratura secondaria su, e di primario, cioè di idee fresche e nuove neanche l’ombra. MacIntyre: molto peggio. Se scomparisse la filosofia degli ultimi dieci anni, chi se ne accorgerebbe? Colin McGinn: un po’ meglio un po’ peggio. Meno scuole, ma anche meno idee. Nussbaum: un po’ meglio un po’ peggio: pochi sbocchi professionali. La qualità in moral philosophy è maggiore, ma i giovani filosofi farebbero bene a leggere meno e viaggiare di più. John Searle: un po’ meglio, grazie alla globalizzazione. Peter Singer: decisamente meglio. Ci leggono anche i non filosofi.

Avrete capito che si tratta dello stato della filosofia as a profession oggi. Aggiungo adesso il mio parere: decisamente peggio. Se si mette a far bilanci ogni 10 anni.