Ganasce

Su Il Mattino, descrivo nientemeno che una manovra a tenaglia (con una tenaglia, però, senza ganasce).

Primo giro di boa per il presidente del Senato Marini: primi incontri, prima asperità lungo il sentiero stretto tracciato dalle parole con cui il presidente della Repubblica gli ha conferito l’incarico. Parole che, mescolate nelle indiscrezioni e nelle dichiarazioni, riprese nei colloqui informali e negli incontri ufficiali, perdono l’ordine preciso con le quali sono state scandite dal presidente Napolitano. È un ordine antico, e assai rivelativo, e si trova già nei primi trattati di retorica. I quali prendevano esempio, nei loro discorsi, da quel «Nestore arguto», capo degli Achei, che nel quarto libro dell’Iliade incitava alla battaglia e disponeva le sue truppe secondo un rigoroso schema a tenaglia. In prima fila stavano i carri, i cavalli e i cavalieri; in retroguardia i fanti, molti e valorosi. Nel mezzo i codardi, «onde forzarli lor malgrado a pugnar». Non è forse così anche nella dichiarazione di Napolitano? Quali parole si trovano infatti in mezzo? Quelle con le quali il presidente accusa le difficoltà di trovare uno sbocco all’attuale crisi di sistema, e considera quanto poco sia stato fatto finora per stabilire un dialogo e avviare un percorso di riforme che, indipendentemente dalle fortune elettorali dell’una o dell’altra parte politica, dia al paese un nuovo assetto istituzionale. Finora non s’è trovata una soluzione praticabile. Né si vede ancora come Marini possa trovarla. È il punto debole, che sta al centro dei timori che rabbuiano il Colle. Forse è codardia, forse mero calcolo, quello di chi si sottrae a un confronto per il bene del paese: vedremo. Sta il fatto che per ora non c’è modo di costringere nessuno ad un serio impegno per le riforme.
Vengono poi gli argomenti «molti e valorosi» che il presidente della Repubblica, e in questi giorni il presidente incaricato, deve spendere per compiere l’impresa. Sciogliere anticipatamente le Camere è un evento traumatico; scioglierle a meno di due anni dalle ultime elezioni lo è ancor più; un governo con una funzione ben delimitata darebbe garanzie a tutte le parti in campo, e verrebbe incontro all’esigenza condivisa di approvare un progetto di riforma elettorale che dia stabilità al nostro sistema politico.
Ma «Nestore arguto» aveva a disposizione una tenaglia. In prima fila aveva i carri e i cavalli e i cavalieri: cosa ha invece il presidente Napolitano? E cosa Marini, per mandare a buon fine il suo tentativo? Ha anzitutto una preoccupazione per la tenuta e l’efficienza delle istituzioni – così almeno si apprende dalla dichiarazione di Napolitano: la preoccupazione espressa in questi giorni “nel modo più imparziale, in seno all’opinione pubblica e a significative rappresentanze del mondo economico e della società civile”. E poi anche dalla Corte Costituzionale, per la quale pure la vigente legge elettorale è assai carente.
Ora, è del tutto comprensibile che in un simile, delicato frangente si guardi al Paese, alla società civile, alle sollecitazioni che provengono dal mondo economico, dalle parti sociali, e persino dalla conferenza episcopale (che, pur non citata dal capo dello Stato, non ha mancato tuttavia di manifestare analoga preoccupazione). Quel che però non si può non notare è che così ben difficilmente l’attacco a tenaglia riuscirà. Una delle due ganasce sembra meno un punto di forza, che un punto di debolezza. E quella che si sta manifestando in questi giorni, è appunto la debolezza, non la forza della politica, come sempre accade quando istanze diverse si esprimono sul terreno della politica senza peraltro portarne le medesime responsabilità.
In fondo, il solo fatto che si debbano invitare le più alte cariche dello Stato ad assumere incarichi politici per dare avvio a un tavolo comune di riscrittura delle regole del gioco costituisce un’anomalia rispetto al normale corso delle cose che altri paesi hanno invece la fortuna di seguire. Curioso destino, quello della politica del nostro paese, in cui non mancano gli attori economici, sociali, religiosi o anche semplicemente gli attori – vedi Grillo – che la mettono (giustamente) sotto accusa per la sua invadenza nelle maglie arrugginite della società. Ma che rivela tutta la sua impotenza, di cui l’ordinaria prepotenza è solo il funesto contrappasso, velandosi nella forma esitante di delicati incarichi istituzionali, il più possibile terzi e imparziali, nei punti in cui invece dovrebbe esprimere in proprio il massimo dell’autorevolezza. Senza che altri provino magari a dare una mano interessata, per stringere la tenaglia in vece sua.

2 risposte a “Ganasce

  1. e io che pensavo che solo furio colombo fosse eccitato dalle manovre a tenaglia. lui, però, non discriminerebbe mai le ganasce.

  2. scritto in fretta, e forse svogliatamente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...