Con la febbre, si sa, non si è lucidi abbastanza

Perciò prendete con beneficio d’inventario la considerazione, indotta dal riposo forzato, delle cose migliori dette finora nei corsi cassinati, giunti più o meno a metà dell’opera.
Filosofia del linguaggio (J. Derrida, Della Grammatologia):
la spiegazione di cosa voglia dire il “divenire immotivato del segno”. Con questo libro di Derrida io ho un problema: ho in testa le critiche di Vitiello (più o meno: “se Derrida fosse partito da Vico, invece che da Rousseau e de Saussure!”). Condurre la più energica delle possibili letture del divenire immotivato del segno, sostenendo (nei termini di Peirce) che un po’ di icona il simbolo non può non portarselo appresso (e viceversa), è servito, ai miei occhi, a ridimensionare il peso di quelle critiche
le istruzioni di lettura fornite ieri. Che, con buona pace della Kantphilologie e se necessario di Kant stesso, trascendentale non vuol dire soggettivo (così come empirico non vuol dire oggettivo). Poi c’è questa storia del soggetto trascendentale, coacervo che non piace a nessuno perché non rientra nelle condizioni analitico-formali di possibilità dell’esperienza, ed è psicologicamente insostenibile, e che perciò piace a me (perché doveva appunto inventarsi una cosa che non fosse né logica né psicologica). Altra istruzione: con buona pace della Kantphilologie e di Kant stesso, non c’è nessuna previa sintesi pura dello spazio e del tempo (se c’è, dov’è?). E ancora. La deduzione trascendentale non usa un modello analogico: come la sensibilità ha le sue condizioni, così ce l’ha pure l’intelletto. Messa così, la deduzione può finire nel cestino. E infine. Kant premette una specie di riduzione psicologica: siccome qualunque cosa sia conosciuta entra nell’animo a titolo di rappresentazione, siccome non ci occupiamo delle cose in sé, allora… Allora niente! Non c’è nessun animo in cui le rappresentazioni entrino prima di essere apprese, poiché l’animo stesso, in tutta questa storia, è un risultato e non un principio.
Qui la faccio semplice. La cosa migliore, infatti, è stata la riformulazione del triangolo semiotico.
Che però non so tracciare qui sul blog. Sicché ve lo linko, e metto il mio rudimentale schemino:
 
                    │
           cosa  │ cosa
                    │
(In realtà, sopra la cosa a sinistra ci dovrebbe essere una linea e quella cosa risultare barrata, ma non so come s fa. Nella versione hard per iniziati, che da qualche parte ha adoperato Sini, lo schemino consta invece della sola linea verticale spezzata).
P.S. A proposito di Kant, si apre oggi I turn round to Immanuel Kant

4 risposte a “Con la febbre, si sa, non si è lucidi abbastanza

  1. Lo schema, ahimè, è decisamente poco chiaro… da ex-allievo di Sini, mi incuriosisce molto!

  2. Sì, lo schema è decisamente poco chiaro. L’idea di fondo, comunque, non particolarmente originale, è che la relazione segnica sarà pure triadica, ma il terzo non è certo un elemento al pari degli altri due. (L’idea esoterica è poi che al fondo, v’è un due: non un uno+uno, ma un non-uno)

  3. in che senso ti fa problema il “divenire immotivato del segno”? “se Derrida fosse partito da Vico invece che da Rousseau e de Saussure!” allude alla relazione tra grammata e coscienza storica?
    M’interesserebbe conoscere la tua opinione e quella di Vitiello.
    Luca

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