Zeitgeist

Ho ascoltato la trasmissione veritativa di cui sotto, e ne scriverò. Due cose, intanto:

io non sono riuscito a capire perché se l’aborto è un omicidio non è un omicida chi lo commette. Da qualche parte, sospinto pure dallo spirito del tempo e dalla cultura della morte e dal vento dell’ideologia, da qualche parte un omicida in carne ed ossa dovrà pur esservi, o no?

prendendosela con la cultura del suo tempo, che lo ha reso mascalzone tre volte (la cultura del tempo, a lui: è un liberale coi controfiocchi!), ha detto che quando lui era giovane vigeva qesta cultura deresponsabilizante per cui, ma sì, ti dicevano: iscriviti a Filosofia tanto poi un lavoro lo troverai sempre.

Ah, è così? Perciò s’è iscritto (ma s’è iscritto)? Almeno non sono nichilista come lui. Io ho deciso il 3 novembre, due giorni prima che scadesse il termine regolare di presentazione delle domande, perché mi si consigliava esattamente il contrario: iscriviti a Legge, fai il notaio. E poi nel tempo libero ti occupi di Filosofia.

Questione di Zeitgeist

31 risposte a “Zeitgeist

  1. Sulla prima cosa, provo a spiegarti come la vedo io: io capisco che è un omicidio, ma capisco anche che il mio capire dipende da tali e tante premesse che capisco anche come possa non essere capito. Allora, il principio dell’imputabilità che fa di un omicida un omicida (per dirla in breve: piena avvertenza e deliberato consenso) può far sì che si dia un omicidio senza omicida (in senso morale). Dalla qual considerazione (per me, per Ferrara non saprei) discende anche l’idea secondo la quale è accettabile – come male minore – una legge che deleghi alla libertà individuale la scelta in merito.

  2. Quindi le donne che abortiscono, per non essere considerate omicide devono essere considerate come persone che non sono pienamente avvertite o non hn dato il loro consenso deliberato. Sarà. Almeno non diciamo che è una cosa liberale.E diciamo francamente (non è Ferrara che chiede di chiamare le cose col loro nome?) che foss’anche così, un buon numero di assassine, statisticamente parlando, ci sarà pure, o no?
    Io capisco questo, che è comodo parlare di omicidio senza omicida.
    (Quello che poi Ferrara ha detto sulle linee guida che diramerebbe se fosse il ministro della salute, a me toglie ogni dubbio sul rispetto della 194, e spero qualche dubbio lo faccia venire a te)

  3. perdonate il commento provocatorio ma…

    penso sia anche un modo per starsene seduti sul divano.

    invece di andare a sparare ai medici abortisti come fanno da qualche parte.

    e perché poi non sparare alle assassine?

    si dovrebbe parlare di legge fondamentale, della costituzione e, perché no, di rivoluzione armata contro l’aborto.
    farlo piano piano, un colpo della CEI da nord, un compromesso legislativo neo-centrista da sud dimostra che non è la salvaguardia della vita l’obiettivo principale.

  4. Perchè un omicidio? E’ omicidio, quindi, anche l’uccisione di un mammifero superiore.
    Le strutture cognitive non sono totalmente sviluppate in quella fase (alludo al feto). Questo dato a Ferrara, e con lui a molti, è pressoché sconosciuto…

    (Mattia)

  5. l’aborto come un caso di legittima difesa

  6. Mattia, io non discuto se sia un omicidio, evidentemente. Io dico (lo dirò domani sul mattino): se c’è un omicidio c’è un omicida. A meno che non si tratta di persona incapace di intendere e volere – sto continuando la risposta a ffdes – , ma posto pure, su tutti quei miliardi di persone, quante donne sono assassine? Vorrei una stima, un numero. Il coraggio di dire a una donna che abortisce sei un’assassina da parte di chi accusa ogni volta che può le mollezze politicamente corrette dell’ideologia altrui. Cme Guzzanti/La Porta: dì pure allo zoppo che è zoppo, dì alla dnna che è un’assassina. Ce ne sarà qualcuna, no? Trovale, e perseguila, denunciala, se tieni alla cultura della vita. Io se conoscessi un assassino, farei così. Vorrei che si capisse, visto che Ferrara non ha difficoltà ad accusare gli altri di accecamento ideologico, che ragionare così: l’aborto è omicidio, la donna non è assassina, dunque non ha potuto dare un consenso pienamente avvertito e debitamente deliberato, è ideologicamente violento un bel po’. (Non mi importa se e come abbia abortito, ma inferisco dal principio che non è un’assassina il fatto che dunque ha deliberato distrattamente. Lo inferisco, perbacco! Aggiungo: se ti importa invece il se e il come, se ti importano i casi della vita, allora parlami di quelli, e dimmi quali donne secondo te abortiscono a capocchia, e quali no)
    Ah, se avessi un confronto veritativo con Ferrara.
    Infine, per ffdes (ancora: non solo i cattolici hanno le corde sensibili, io pure ne ho una, filosofica. Quando mi si dice che qualcuno capisce in un modo che non può essere capito).
    Nell’articolo di domani ripropongo stilizzatissimo il violinista della Thomson, già apparso su Left Wing. Io confesso ancora di non aver capito cosa non va in quel’argomento. Certo, posso non capire. Ma non è che tu me lo abbia spiegato a puntino).

  7. Dhalgren, nell’articolo considero il caso, e domando: quindi legittimo solo se la donna rischia di tirare le cuoia? Solo in questo caso? In tutti gli altri casi, no. Tutte le altre donne sono assassine, siamo d’accordo? Si uccide insomma per eccesso di difesa, ma si uccide; con l’aggravante che qui si difende non la vita, ma la salute proprio della donna, e per giunta anche solo quella psichica. Assassine: siamo d’accordo?

  8. Mi viene in mente una vecchia strip di Doonesbury. Intervista a un politico pro-life, forse lo stesso Reagan, che afferma che l’aborto è un omicidio. “Sta dicendo che le donne andrebbero punite, magari condannate a morte?” “uhm, no, certo che no”; “Allora i medici che eseguono l’aborto?” “No, assolutamente no” “E allora chi va condannato? Qualcuno dovrà pur essere giustiziato”; “Uhm… che ne dite degli avvocati dei medici?”

  9. D’accordo, è un bizantinismo invocare la categoria dell’omicidio, ancorchè, magari, non del tutto consapevole, e negare l’esistenza dell’omicida. Del resto, credo, lo si faccia per non esasperare i toni di un confronto già aspro di per sè, ragioni di dialogo, non aletiche.

    Appurato, in via logica, che, se di omicidio trattasi, debbasi trattare altresì di omicidi, oltre al progresso di igiene linguistica, che passi avanti si son fatti?

    Sono ragioni di natura diplomatica quelle per le quali si edulcorano le parole, del resto, se facessimo una hit parade delle manipolazioni linguistiche ideologicamente connotate, troveremmo ai primi posti locuzioni tipo: interruzione volontaria della gravidanza (leggi aborto, omicidio dell’essere umano allo stato fetale del proprio sviluppo), oppure pre-embrione (per escludere questi sia nel novero degli esseri umani, ancorchè alla fase embrionale del proprio sviluppo, e renderne la soppressione meno “pesante”), pillola anti-annidatoria (per non dire abortiva, ché, non permettere all’essere umano allo stato embrionale di non annidarsi, equivale ad ucciderlo), o ancora procreazione medicalmente assistita (anzichè fecondazione artificiale extra-corporea) e la lista potrebbe continuare ad libitum. Non credo però, ammesso che ci si voglia davvero confrontare, che stigmatizzare le reciproche “imposture” linguistiche, sia la mossa vincente. Credo, piuttosto, andrebbero valorizzati gli sforzi fatti, laddove vengono compiuti, da ambo le parti per tentare un confronto il meno violento possibile.
    Così che, non voler dare dell’assassino all’interlocutore, anche se è di ciò che si sta parlando, può essere logicamente improprio, ma dialogicamente un inizio.

    Il tutto sta nella più o meno avvertita esigenza di confrontarsi su una questione delicata, nella quale sono in gioco i diritti di più individui. Se ci si vuole confrontare, si può pagare il pegno ad una certa “diplomazia” linguistica, che, per inciso, anche a me a tutta prima non piace, ma la cui logica capisco, e per certi versi condivido.

    Buona serata.

  10. non so neanche di quale caso parli. prima della legge sull’aborto la pratica era normalmente considerata un reato non punibile perchè commesso in stato di necessità. di fatto, l’aborto è stato quasi sempre tollerato come una triste necessità, senza neanche parlare di anima del nascituro. non c’è bisogno che abbia una rete neuronale abbastanza sviluppata per provarne compassione.
    io credo che gli uomini non ancora nati o morituri possano meritare certe attenzioni, non ultima la morte, e che questo gesto rimanga male, qualcosa che sentiamo come male. quindi la compassione ci spinge a punire chi abortisce e la stessa compassione ci spinge a perdonare chi abortisce. mi sembra sufficiente.

  11. dhalgren, è che tu avevi scritto, qui sotto, “caso di legittima difesa”, e io ho ripreso quel caso lì. Ma non mi sembra che le leggi italiane consentano, in generale, di ammazzare per difendersi – se non quando la mia stessa vita è in pericolo.
    Sulla tua compassionevole conclusione sono totalmente d’accordo. Che sia un male, cioè, e che si compia per lo più in stato di necessità. Ma una legge che riconosca il diritto di compiere quel male è una conquista, non una sconfitta.

  12. ffdes, imho le ambiguità sarebbero minori se invece di “capisco che è” dicessi “credo che sia”
    (lo slittamento dalla fede alla miglior ragione è un sofisma causa del maggior numero di disguidi tra credenti e non credenti, mi par di capire).

    quanto a ferrara, so che è triste ragionar così, vorrei però far presente che il “quasi-convertito” con ogni probabilità collegherà la lista al pdl, e la presenterà solo in lombardia e lazio. Domanda: in quali regioni, a parte la sicilia, l’udc è più forte?
    (una volta si chiamavano liste di disturbo, ora siamo tutti eticamente sensibili, lo so)

    bg

  13. legittima difesa era una battuta, una di quelle che non fanno ridere. se l’embrione è una persona, più che di stato di necessità si dovrebbe parlare di etc.

  14. tu fai la battuta, ferrara l’ha messa nell’appello all’ONU

  15. Tu equipari la condizione di non comprensione delle ragioni che io vedo a “incapacità di intendere e di volere”. Io invece dico che, a parità di capacità di intender e di volere, l’oggetto di cui stiamo discutendo è tale che determina – per sua stessa natura (passami il termine) – una complessità che è indecidibile a meno di richiamare DENTRO il comprendere una complessità tale di principi e fattori da rendere difficilmente imputabile moralmente una condotta che scaturisse da una serie diversa di principi (o anche da una gerarchia diversa dei medesimi principi). Insomma: l’alternativa non è tra capire e non capire, tra intendere ed essere incapaci di intendere. Vale per lo statuto dell’embrione e per la grandezza dell’Amleto di Shakespeare, per dire. Dico però anche: se uno dell’embrione o del feto capisse ciò che capisco io (è vita umana) e decidesse di abortire o causasse un aborto sarebbe omicida, eccome no. Chi capisce altro non per questo non capirebbe, o non capirebbe abbastanza, o non sarebbe responsabile di ciò che fa secondo i suoi principi. Quindi: che la legge legiferi e che si apra il dibattito, per vedere se qualcuno fa capire qualcosa di diverso a qualcun altro (e quindi, viva Ferrara). Poi, naturalmente, ci sono altri casi sui quali pure il mio giudizio vacilla (tipo la “legittima difesa” di cui si parla). Moralmente, una cosa è decidere di non continuare la gravidanza per non morire, altro è decidere di abortire perché non si vogliono fastidi, o per rispettabilità sociale, o cose così. Come determinare tale differenza giuridicamente? E’ un casino. Ergo, la libera determinazione non è il peggiore dei criteri.

  16. Non ho capito, o uso il verbo capire in un’accezione diversa da te. Se quel che capisci tu dell’embrione è: è vita umana, non vedo particolari difficoltà a capire. Non vedo perché supporre che chi abortisca non abbia questo genere di comprensione, e perché tu debba escludere che l’abbia. Non vedo perché ritenere che ci vogliano conoscenze particolari o sensibilità particolari per capire che è vita umana (particolari: non accessibile nella quotidianeità media degli esseri umani viventi e pensanti). Conosco donne cattoliche, che ben sapevano cosa dice la Chiesa, che ben sapevano che è vita umana, e che hanno abortito: sono assassine, capisco bene?
    (Tra parentesi: tu capisci che è vita umana grazie a quale tale complessità di principi e fattori? Qui tutti ci spiegano che è vita umana senza tutte queste complessità, e che le distinzioni le vogliono fare quelli che non capiscono che è vita umana).
    Infine: dici che è difficile, ma tu vorresti determinare giuridicamente (giuridicamente, hai scritto: non moralmente) la differenza tra chi abortisce per non morire e chi abortisce perché si sente disperata al pensiero di dover portare a termine la gravidanza?

  17. Io non escludo che chi abortisce non abbia la comprensione che l’embrione o il feto sono vita umana. Dico che chi abortisce sapendo che sta uccidendo una vita umana deve fare i conti con ciò che sa di stare facendo.

    Suppongo che un sacco di gente non capisca ciò che io capisco per il motivo elementare che mi dice, discutendo, che non capisce ciò che io capisco. In estrema sintesi, molte persone con le quali discuto mi dicono: “non è vita umana”, e io credo che pensino quel che mi dicono di pensare.

    Poco mi importa (e poco dovrebbe importare alle donne cattoliche) che le donne cattoliche sappiano quel che dice la chiesa in merito. Ma sì, direi che se una donna – cattolica o meno, mi pare che la cosa non sia determinante – sa che ciò che sta eliminando è vita umana e lo fa in piena libertà (qui ci sarebbe, ovviamente, da discutere a lungo) sia, moralmente, imputabile di omicidio. La stessa cosa varrebbe per chi la inducesse all’aborto o per chi, materialmente, lo effettuasse.

    Ho scritto giuridicamente, ma in una frase interrogativa. La risposta era “E’ un casino”. Sarei in difficoltà a definire il metodo di determinazione. La 194, ad esempio, chiede una determinazione per gli aborti post terzo mese e la affida al giudizio di uno specialista, che deve certificare il sussistere di grave pericolo per la salute. Una responsabilità tremenda, in effetti.

    (Visto che a quanto pare stiamo facendo a chi capisce di meno, anch’io non capisco se la tua ultima domanda sia una richiesta di chiarimento su ciò che ho scritto in precedenza o sia la posizione di una nuova questione).

  18. Il problema non è chi “si sente disperata al pensiero di dover portare a termine la gravidanza”: chi abortisce invocando la “salute psichica della donna” è disperata per quello che accadrà “dopo” la nascita. Ed allora differenziare giuridicamente le due ipotesi è del tutto legittimo: nel bilanciamento tra due diritti, si può accettare che il diritto del concepito a nascere possa cedere rispetto al diritto della donna a non veder pregiudicata la propria salute a causa della gravidanza. Ma se una donna non se la sente psichicamente di essere madre (ossia di farsi carico del figlio dopo la nascita, che questo è il problema, non la gravidanza in sé!), tale diritto può essere rispettato senza sacrificare il diritto del concepito.
    Già oggi si può non riconoscere il figlio (il neonato non riconosciuto né dalla madre, né dal padre diventa immediatamente adottabile e non ha più nessun legame giuridico coi genitori “biologici”), già oggi se per miracolo il feto sopravvive dopo l’aborto a quel punto ha tutti i diritti propri di una persona (incluso quello di essere curato).
    Disciplinare giuridicamente questa ipotesi bilanciando i due diritti è del tutto possibile.

  19. Ho scritto portare a termine, con riferimento al termine. Dal commento però inferisco che: siamo d’accordo sul fatto che la donna che fosse danneggiata nella sua salute fisica e psichica dalla gravidanza avrebbe il diritto di non portarla a termine; siamo anche d’accordo sul fatto che qualora la donna sentisse come una violenza psicologicamente insostenibile la preghiera di portare a termine la gravidanza, tanto poi può respingere la maternità, avebbe il diritto di rifiutarsi di farlo; che, certo, una volta interrotta la gravidanza, il feto che sopravvivesse avrebbe diritto a sopravvivere.
    Ciò detto, posso sapere su quale base siamo d’accordo, e quali diritti stiamo bilanciando. Se uno dei diritti è quello all’autodeterminazione della donna, posso chiedere in cosa consiste il blanciamento, cioè la limitazione, legittima?

  20. Il bilanciamento è tra due diritti: il diritto del concepito a nascere e il diritto di autodeterminazione della donna. Nessuno ragionevolmente sostiene l’assoluta prevalenza dell’uno o dell’altro: la stessa 194 distingue e bilancia a seconda dei casi e afferma il valore di entrambi.
    Il nocciolo del conflitto non è quindi se si possa e chi possa eseguire il bilanciamento: si può certamente ed è la legge a farlo (come ora).
    Il nocciolo è quale debba essere il bilanciamento ed allora, ripeto, affermare che bisogna tutelare sempre la donna disperata al pensiero di portare a termine una gravidanza che non le procura danni fisici è impostare male il problema: quando oggi si parla di danni alla “salute psichica” ci si riferisce alla prospettiva del “dopo” parto, non al periodo di gravidanza in quanto tale – donne che abortiscono quanto l’amniocentesi rileva che il figlio avrà una malattia genetica non lo fanno per la disperazione di completare la gravidanza, ma per quella, certamente ben più devastante, di fare da madre a un figlio malato .
    Perché oggi si usa il concetto di “salute psichica” della donna proprio in questo senso, ossia per tutelare la donna dal trauma di dover accogliere e farsi carico di un figlio potenzialmente malato.
    A me va benissimo che la legge non imponga tale fardello, ci mancherebbe; solo credo che un bilanciamento di tale diritto con quelli del concepito possa benissimo essere nel senso di prevedere il completamento della gravidanza senza assunzione dello status e dei doveri genitoriali, accompagnato da un sistema di supporto che si faccia carico di curare e assistere sia i figli rimasti così senza genitori, sia le famiglie che invece scelgono di accoglierli.

  21. Al volo (magari poi ci torno su): dunque tu proponi che la donna sia obbligata a portare a termine la gravidanza?

  22. l’anonimo mi pare ragionevole. per altro, conosco una donna che è rimasta incinta, non ha voluto abortire, ha partorito e non ha riconosciuto il figlio, che è stato affidato. in questo caso però il bambino era sano: non so che fine avrebbe fatto un down o un bambino con qualche patologia terrificante. bisognerebbe chiedere a lui se vuole vivere o no, e stabilire definitivamente che ciò che distingue un uomo dalle sue cellule è solo la capacità di soffrire.

  23. A me non pare ragionevole obbligare la donna a condurre a termine la gravidanza. A me non pare ragionevole tradurre in obbligo giuridico l’uso del mio corpo per la tutela della vita altrui. Mi pare ragionevole incentivarlo e favorirlo, non obbligarlo. Aggiungo che se quest’obbligo è fondato nel diritto di vivere del concepito, se cioè disattenderlo è uccidere, la sanzione in caso di trasgressione non può essere un buffetto sulla guancia.

  24. Già adesso non esiste un diritto assoluto della donna a non portare a termine il concepimento: la 194 non dà questo diritto di scelta assoluto in astratto, ma consente l’interruzione della gravidanza dopo il terzo mese solo nei casi previsti (che prescindono dal diritto di autodeterminazione astrattamente inteso, ma fanno riferimento alla salute fisica e psichica).
    Se una donna non si sente in grado di essere madre perché il figlio che nascerà potrebbe essere malato e lei non riesce a sopportare il peso di questa vicenda, lasciamo alla donna la libertà di decidere di non essere madre (ossia, non avere le responsabilità e i doveri giuridici connessi allo status di genitore biologico) e al concepito il diritto di nascere ed essere curato e assistito.

  25. Sì, ma non ho capito se, quando la donna dice: non intendo portare a termine la gravidanza, tu intendi che debba essere obbligata a farlo o no (dentro i casi previsti dalla legge 194: mi riporti alla legge come se la discussione fosse stata avviata sulla legge. Non era così, ma non fa nulla).
    (E per il tuo prossimo commento scegli per favore un nick, e individua i numeri dei commenti che hai lasciato in precedenza.Mi contento di un’identità fittizia, ma continua, in mancanza della quale preferisco non replicare)

  26. Eccomi (non sapevo della necessità del nick e mi scuso).
    Il mio discorso parte dalle domande che lei aveva posto ossia si possono bilanciare il diritto del concepito a nascere e quello di autodeterminazione della donna ? Chi può farlo ? La risposta è sì ed ovviamente è la legge: oggi la legge 194 opera questo bilanciamento; ad esempio, oggi dopo i 90 giorni se il feto è sano la donna è obbligata a portare a termine la gravidanza (non a riconoscere il figlio) se il feto è sano e non ci sono gravi pericoli per la vita della donna. E’ una limitazione al diritto di autodeterminazione astrattamente inteso ? Sì, ma è una limitazione che la legge e la società hanno ritenuto accettabile nel bilanciamento coi diritti del concepito.
    Tutte le volte che due diritti si scontrano si deve operare un bilanciamento (e il punto di equilibrio trovato non è detto che sia definitivo).
    E’ il classico esempio dei naufraghi: dopo un naufragio Azioneparallela è su una zattera che può ospitare solo due persone; dopo un po’ incontra altri due naufraghi che tentano di salire: se salissero tutti e due la zattera affonda e morirete tutti e tre, ma chi non sale morirà. Ognuno di voi ha un diritto alla vita, ma come si bilanciano ? La virtù (eroica ) suggerirebbe ad Azioneparallela di scendere dalla zattera e far salire i due naufraghi; ma per la legge dello stato di necessità è consentito ad Azioneparallela di farne salire uno e respingere l’altro (perché così almeno due si salvano): è un bilanciamento.

  27. Ma la risposta alla mia domanda? Cosa dice la legge più o meno lo so.
    (il nick serve per poter attrbuire la paternità ai commenti)

  28. Se la domanda è “può la legge imporre in taluni casi alla donna di portare a termine una gravidanza ?” la risposta è in alcuni casi, certamente sì, se questo corrisponde ad un bilanciamento tra i diritti del concepito e quelli della donna, ma mi sembra che nessuno metta in discussione questo aspetto, posto che la 194 dice esattamente questo e nessuno la critica per questo, ossia che il concepito non ha un diritto “assoluto” a nascere e la donna non ha un diritto “assoluto” a non farlo nascere.
    Che non vuol dire negare l’uno o l’altro diritto, ma accettare che entrambi esistono e si limitano reciprocamente in un bilanciamento, come accade sempre quando due diritti sono in parziale contrapposizione.
    Per la questione “uso del corpo” ho risposto nell’altro post dove espone la tesi del filosofo americano.

  29. Confesso che non capisco perché debba prendere le risposte dalla legge. I critici della legge trovano peraltro che con la formula della salute psichica compromessa si può sempre aggirare il vincolo e non obbligare la donna a condurre a termine la gravidanza. Iio però dmando altra cosa, e cioè: su qual fondamento io posso obligare la donna a portare avanti la gravidanza. Individuato l fondamento, domando se la donna che non lo fa non dovrebbe, a voler essere coerenti con il fondamento addotto, essere considerata un’assassina e trattata come assassina.

  30. non la puoi obbligare: può sempre abortire, anche se con difficoltà e rischiando una pena (ma di fatto è molto improbabile che venga punita). fuori dalla legge sull’aborto, al massimo puoi rifiutare alla donna l’assistenza pubblica per abortire. su quale fondamento? puoi anche rifiutare a un uomo l’assistenza a tagliarsi le palle. lo stato non è che deve fare per forza il macellaio.
    lo stato decide quali sono le condotte da incoraggiare o da punire secondo un’infinità di criteri e non troverai una risposta breve e razionale alla tua domanda: anzi, metterla su questo piano è praticamente disonesto perchè conduce appunto a delle assurdità come aborto-omicidio. ma l’aborto, anche quello clandestino, non è punito come un omicidio. in certe condizioni, persino l’infanticidio è sostanzialmente “perdonato” alla madre e la pena è ridotta e di fatto inapplicata. la legge è più umana e se vogliamo parlare di qualcosa dobbiamo parlare della legge, e anzi nemmeno della legge com’ scritta, ma come viene applicata, la famosa legge vivente, perchè altrimenti possiamo ridurci a due posizioni: per la prima, la vita è divina e l’autorità religiosa decide quando comincia; per la seconda la vita è materia e di fatto non comincia mai. in fondo che la vita sia divina o materiale non cambia molto, perchè in entrambi i casi ci sarebbero ottime ragioni per mantenerla o farla finire. questo discorso non finisce mai e secondo me va a danno di chi vuole che resti questa libertà di abortire, perchè più se ne parla, più gira la parola, e più fa schifo. la questione è che molte cose tristi e sporche, che hanno a che fare col sangue e con la vita, uno se le dovrebbe fare da sè invece che metterle in mano allo stato. dh.

  31. se è un’assurdità aborto-omicidio, non ho obiezioni da fare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...