Daniel Mendelsohn

"Al Museo dell’Olocausto di Washington hanno allestito un carro bestiame, simile a quello su cui deportavano gli ebrei. La gente ci sale su, poi va a prendere un’insalata di pollo alla caffetteria attigua e sospira: "Ora ho capito cosa è successo agli ebrei". E’ disgustoso. D’altra parte, perché stupirsi? L’Olocausto non è un’esperienza americana. Tutto quello che noi sappiamo è di seconda mano". "Non sono tra coloro che pensano che la poesia sia finita dopo Auschwitz, credo semmai che l’arte sia il modo più discreto e incisivo per esplorare l’inesplorabile. Vuoi sapere cosa significa sopravvivere allo sterminio del tuo popolo? Leggi la storia di Noè. Vuoi comprendere cosa significa ammazzare un fratello? Per questo c’è Caino e Abele. Vuoi sapere perché la gente volla lo sguardo al passato? Rifletti sulla moglie di Lot".

"Io prendo dannatamente sul serio la civilizzazione. Per molti è insopportabie che molti la ritengano un gioco". "L’intricatezza della prosa è un riflesso dell’ossessione per l’oralità. Una cosa ereditata dai classici,da Omero a Erodoto. Loro ti insegnano che quando racconti una storia sei tenuto a fermarti, spiegare, fare un passo avanti e un paio indietro". "Sapevo che la differenza tra una storia interessante e una storia trascurabile equivale alla differenza che c’è tra letteratura e cronaca. Non è detto che un fatto vero esprima alcuna verità. E talvolta la verità ha bisogno dell’immaginazione per affermarsi".

Daniel Mendelsohn a colloquio con Alessandro Piperno, sul Corriere di oggi. Non online (credo). Sono così vicino a questo modo di intendere la letteratura, che mi son preso la briga di copiare. Direi solo che se per capire il significato profondo di questo o di quello c’è differenza fra il salire sul carro bestiame e il leggere di Caino e Abele e perché solo nel secondo caso si comprende almeno quanto non si comprenda, mentre nel primo si comprende tutto (quello che è comprensibile), e perciò non si comprende affatto.

(Il libro di Mendelsohn che dà occasione alla conversazione è Gli scomparsi).

5 risposte a “Daniel Mendelsohn

  1. Mi permetto di consigliarlo. Libro bellissimo.

    Renzo

  2. “credo semmai che l’arte sia il modo più discreto e incisivo per esplorare l’inesplorabile”: la proposizione perfetta. la scrittura richiede la prossimità, lo svuotamento, il corpo a corpo. avvicinarsi al dettaglio d’ogni singola parola, d’ogni tono e inflessione, d’ogni circostanza. quello che invece quasi sempre manca è la consapevolezza delle proprie radici nel paesaggio e nella memoria che ci ha riformato. il vero avversario è il monocratismo cui soggiace ogni sguardo, ogni valutazione, ogni risultanza. dietro di esso c’è un calcolo impuro come lo è la giovinezza che inevitabilmente infrange anche il più aereo destino. non è un caso che gli scrittori di origine ebraica siano in genere i più brillanti e geniali, lo sguardo dell’ebreo è profondo e senza malizia, commosso e interrogante. quando un ebreo scrive è sempre dell’altrove che scrive, e ci sarà sempre una midrash di questo altrove. per questo nessun popolo ama la parola e i libri come gli ebrei, perché in ogni parola ci può essere il segreto svelato del nome di dio.

  3. L’espressione “esplorare l’inesplorabile” non mi sembra molto cristallina.
    Io mi permetterei di suggerire: “esplorare l’ineffabile”

  4. lo sto leggendo ed e’ bellissimo, consigliato per avere un idea su come era una parte dell’europa 60 anni fa un mondo che non c’e’ piu , persone che vivevano come noi insieme a noi spazzate vie senza un perche’ (luca)

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