Considerazioni relative al relativismo

Prima parte.

Che poi se, come dice Massimo Introvigne, i nuovi relativisti si sono fatti aggressivi, se il problema è ancora la dittatura del relativismo, che cosa vuol dir questo se non che il relativismo si fa assoluto? E se così fosse, se il male non sta nel relativismo, ma nella sua dittatura, cioè nel suo farsi assoluto, non ne consegue che il problema è come lberarci dell’assoluto, e che il relativismo non se ne libera abbastanza? E invece no: il relativismo assolutizzato non va bene, si dice, dunque diamoci direttamente all’assolutismo. (Declino ogni responsabilità per il ridicolo comportato da simili espressioni)? E perché non darsi invece a un relativismo migliore, che relativizzi se stesso, ad infinitum? Oppure una roba del genere è impossibile? Poniamo pure che lo sia. Ma è (sarebbe) un’impossibilità puramente formale, da cui consegue solo che un assoluto – quale che sia – ci tocca. Dopo di che, che si fa: scegliamo quale assoluto ci tocca, quale demone regge i fili della nostra esistenza? Ma questo è Weber, non Ratzinger! Questo è relativismo puro!

Seconda parte.

Non resta che pensare che il relativismo assolutizzato non è un guaio perché assoluto, ma perché è un cattivo assoluto. Bisogna perciò avere già in cassaforte un vero assoluto buono per criticare il falso assoluto. E in effetti così si pensa, da gran tempo: dal tempo in cui gli dei (al plurale) si son scoperti "falsi e bugiardi". Chiedete però a chi ha il vero assoluto come sia possibile che se ne costituisca uno falso, che di assoluti ve ne siano due (o più di due), che quello vero non sia così evidentemente vero da farsi valere da sé, e vi dirà (con la giusta enfasi): la libertà! Ma la libertà non è quella cosa per cui si sceglie quale assoluto ci tocca, quale demone regge i fili della nostra esistenza? No, vi si dirà per parare il colpo, la vera libertà. Cioè quella libertà che, a conti fatti, sceglie il vero assoluto (e che cioè più che scegliere viene scelta): l’altra, quella che sceglie il falso assoluto, non è vera libertà (eh, già). Ma si può scegliere fra la vera e la falsa libertà? Oppure c’è là un mistero imperscrutabile (oppure un altro regresso ad infinitum)? Un mistero imperscrutabile (il regresso fa un po’ orrore a tutti, ed è decisamente relativistico). Sicché, alla fine della fiera, la critica (razionale, si dice) alla dittatura del relativismo si fonda su un mistero imperscrutabile.

P.S. Per iniziati: nessuno dei termini qui in gioco: assoluto, relativo, vero, falso, libertà, scelta, è usato in un senso per me filosoficamente accettabile. Ma quesa è un’altra storia.

3 risposte a “Considerazioni relative al relativismo

  1. sempre detto che weber (noioso eh!) è sempre attualissimo.

  2. Il problema e’ come ci si da’. E mica e’ facile capirlo.

  3. utente anonimo

    Relativismo e assolutismo, come tutti i contrari, si tengono per mano e rispondono alla stessa logica di fondo. Mi chiedo perchè il dibattito non riesca mai a salire di livello, e cioè a scendere di un piano, fino a toccare la logica di fondo (che sta appunto al piano di sotto rispetto alla coppia relativismo/assolutismo e relativo dibattito).

    Chip

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