Archivi del giorno: marzo 20, 2008

Eccesso di nuovismo

Ieri, su Il Mattino:

Vi sono parole e concetti ai quali non è facile prendere le misure. Una di queste parole è “ripetizione”. Siamo in campagna elettorale e i contendenti mettono ogni sforzo nel non dare, neanche per sbaglio, l’impressione di ripetersi. La ripetizione, infatti, pare sia una brutta cosa: le persone anziane, che dimenticano quel che hanno detto, si ripetono continuamente. A scuola, insegnanti e professori debbono ripetere quel che hanno già spiegato agli studenti meno in gamba, i quali finisce che vanno – come si dice – a ripetizione. A casa, non c’è genitore che non abbia sbottato almeno una volta con i propri figli: “Quante volte ti devo ripetere?”, e non c’è figlio che non trovi proprio per questo noioso e superato il proprio genitore. Non si ascolta volentieri chi si ripete continuamente, e non ci si vanta di dire sempre le stesse cose.
Così si cerca sempre di dire cose nuove. Bisogna essere assolutamente moderni, diceva Rimbaud, e sotto elezioni ce la si mette davvero tutta per apparire moderni, nuovi, in sintonia con i tempi, pronti al cambiamento. Ad ogni giorno la sua novità, da una parte e dall’altra: un giorno saranno dunque le candidature e i capilista, un altro una proposta shock contro la pedofilia, poi toccherà agli stipendi dei parlamentari, domani chissà. Una variante di questo schema sono le trovate, la novità come diversivo e come spettacolo: un giorno sono le vallette, un altro il suggerimento di sposare un ricco signore, un altro ancora la salute e la forma fisica. L’effetto-annuncio e l’effetto-intrattenimento come continuazione della politica con altri mezzi.
Ma si dirà: non è forse un progresso rispetto alle precedenti tornate, quando a dare il tono alla campagna elettorale era da un lato Berlusconi, il quale ripeteva sino alla petulanza che c’era da battere i comunisti e salvare la libertà, e dall’altro lato il centrosinistra, che con pari insistenza ripeteva che c’era da scongiurare il conflitto d’interesse e salvare così la democrazia? Argomenti e parole d’ordine praticamente scomparse. Un progresso, indubbiamente: ora i due schieramenti sono costretti a definirsi non per reciproca contrapposizione, ma in termini propositivi, in base ai programmi che presentano al giudizio degli elettori. Con quegli slogan, però, è scomparsa anche la ripetizione. E non è un bel segno che non vi sia nulla più da ripetere, nulla cioè che valga la pena di essere ripetuto. La ripetizione è, infatti, la forma in cui l’esperienza si rapprende, si fissa e si tramanda: Kierkegaard ne faceva la base della vita etica. Ripetere significa infatti confermare una scelta, e mantenersi fedele ad essa. Significa mantenere una bussola per affrontare il proprio tempo, e non esserne sballottati. Significa il contrario dell’improvvisazione estemporanea, della battuta ad effetto, della reazione immediata e di corto respiro. In politica, però, la ripetizione è possibile solo là, dove esiste una solida cultura di riferimento e ci si può permettere di dire le stesse cose perché le stesse cose si radicano in orientamenti di fondo, principi che informano di volta in volta le politiche, e scelte che non vengono riconsiderate in base ai sondaggi della settimana. Non si tratta, insomma, dei provvedimenti dei primi 100 giorni, come se gli altri giorni dell’anno si andasse tutti in vacanza, o del primo disegno di legge da presentare in Consiglio dei Ministri, come se poi non restasse che l’ordinaria amministrazione.
Quelli che temono che in questo modo la politica diventerebbe noiosa ignorano la dialettica delle umane cose, per cui è al contrario la continua e ossessiva ansia di novità a ingenerare fastidio e insofferenza, a suscitare l’impressione del già visto e del già sentito, e a diminuire ulteriormente la credibilità delle rispettive proposte politiche. Tutti si dicono contenti, a destra a sinistra e al centro, perché finalmente la politica prende a misurarsi sulle cose concrete da fare; pochi hanno idea del perché la politica sia chiamata a farle. Ma le cose da fare sono molte, e se ne può tirare fuori una nuova al giorno; le idee, invece, sono poche, e bisognerebbe avere il coraggio di ripeterle fino alla noia.