Archivi del giorno: marzo 30, 2008

Ladri di mozzarelle

Padre e figlio sono in trattoria. Il padre, Antonio, ordina una bottiglia intera di bianco, e al figliolo, Bruno, viene portata una mozzarella in carrozza, proprio come al ragazzo sussiegoso che, però, consuma al tavolo a fianco, su una tavola riccamente imbandita, un pasto ben più lauto. Ma il piccolo Bruno ha solo la sua mozzarella filante, e non sa neppure usare le posate per mangiarla con la stessa compostezza del giovin signore che lo squadra dall’alto in basso, con sufficienza. Il film, lo si ricorderà, è Ladri di biciclette, e da allora la mozzarella ne ha fatta di strada, divenendo addirittura il simbolo made in Italy di un certo modo di mangiar sano, semplice e al tempo stesso ricercato. Non si trova più solo in fumose e affollate trattorie dove improbabili complessini musicali suonano la tamurriata nera, come nel capolavoro di De Sica, ma in locali esclusivi e ristoranti alla moda. E persino nei nuovi mozzarella-bar.
Però sulla sua strada si è messo ora l’allarme diossina. Allarme o falso allarme? Nella confusione con cui si succedono le notizie, capita che nello stesso giorno la Francia prima blocchi poi dia il via libera alle mozzarelle campane, che la Ue confermi il giudizio soddisfacente sulle informazioni fornite e le analisi effettuate, che il Giappone, che aveva cautelativamente fermato i prodotti in dogana, ne consenta adesso l’importazione, e che solo la Corea mantenga lo stop, anche se l’Italia ha assicurato che nessuna mozzarella contenente diossina oltre i limiti di legge è stata messa in vendita all’estero. E sebbene il disastro ambientale che la regione sta patendo sia sotto gli occhi di tutti e nessuno deve illudersi di poter far finta di nulla, tuttavia non si vede perché ci si debba accollare anche il duro contraccolpo che all’immagine e all’economia già seriamente ammaccate della regione viene dall’eco ingigantita di ingiustificate psicosi di massa. Come se l’intera Campania fosse una specie di enorme discarica a cielo aperto, e contaminasse con i suoi prodotti il mondo intero.  Questo è, francamente, un po’ troppo. Di gocce che fanno traboccare il vaso non ce n’è affatto bisogno, perché il vaso trabocca già da un po’, e non di acqua tersa e limpida. Le regole, naturalmente, vanno rispettate, i caseifici che infrangono la legge vanno sequestrati, e l’intero comparto va sostenuto nella capacità di ammodernarsi e di rispettare gli standard internazionali di sicurezza alimentare; ma proprio perciò bisognerebbe anche assicurare gli allevatori, che quegli standard già osservano (e sono la stragrande maggioranza), che in nessun modo toccherà anche a loro di pagare indiscriminatamente le nefaste conseguenze di monnezzopoli. Ricondurre la vicenda dei caseifici sequestrati alle sue corrette dimensioni, assicurando che mai la salute dei cittadini è stata messa a rischio, e che il comparto bufalino campano non è una terra di nessuno priva di controlli e soffocata dalla spazzatura è dunque indispensabile, per rispetto della verità e anche per la cura dell’interesse pubblico.
Il piccolo Bruno, nel film, prendeva la mozzarella con le mani, senza neppure averle lavate: non osservava purtroppo nessuna particolare misura di igiene. L’allora giovane sottosegretario Andreotti trovava che Zavattini e De Sica e tutti gli altri autori della grande stagione del cinema neorealista italiano dovessero lavare in famiglia i panni sporchi, invece di mostrarli pubblicamente sullo schermo, con pregiudizio dell’immagine del Paese. Nessuno oggi dice questo, anzi: in tutta la triste vicenda dei rifiuti, che è ancora lungi dall’essere risolta, questo giornale ha avuto parole di grande chiarezza e nessun compiacente silenzio. Questo però non vuol dire che, oltre ai panni sporchi che bisogna lavare in pubblico, ci sia da sporcare anche l’intera immagine di una città, di una regione e di un’economia che cerca faticosamente di trovare una via per il suo rilancio.
 (Sul Mattino di ieri)

La proposizione perfetta/8

"A un tizio, che volesse fare obiezioni alle proposizioni indubbie, si potrebbe dire semplicemente: – Ah, insensato! -. Dunque, non rispondergli, ma fargli una ramanzina".
(Le altre proposizioni perfette sono reperibili a partire da qui)