Archivi del giorno: Maggio 15, 2008

Perché l'opposizione è da irrobustire

“Confronti continuativi periodici”. Al Senato, Berlusconi ha annunciato ieri che si è deciso di avviare, già dalla fine di questa settimana, un “confronto non pregiudiziale” con l’opposizione, senza precedenti nella storia della Repubblica, per una “comune assunzione di responsabilità” che consenta finalmente, dopo una “guerra quasi ventennale”, di restituire credibilità al sistema politico nel suo insieme ed efficacia all’azione di governo, particolarmente sul terreno delle riforme istituzionali.
Se questa è la grande notizia della giornata politica, non piccola notizia è che un confronto serio e meditato si è avviato anche all’interno del partito democratico, sicché quelle stesse parole possono forse servire anche per dare conto del seminario a porte chiuse che ieri pomeriggio ha riunito attorno a un tavolo i maggiori leader del partito democratico nella sede di piazza Farnese della Fondazione ItalianiEuropei: la “cosa differente” che sta cercando di fare D’Alema – secondo le sue parole di ieri al Corriere – cioè uno di quei luoghi in cui si può supporre che in futuro troverà articolazione la proposta politica del PD.
Ora, che ci sia stata o no nelle scorse settimane un’analisi delle cause della sconfitta elettorale altrettanto approfondita, franca e non retorica di quella condotta ieri, e che Veltroni abbia impresso o meno dopo il disastroso ballottaggio di Roma una qualche correzione di rotta sui modi e le forme in cui il partito democratico dovrà attrezzarsi nei cinque lunghi anni che trascorrerà all’opposizione, il fatto è che si sta comunque facendo largo la salutare convinzione che il partito leggero e mediaticamente affascinante, immaginato e descritto fino al giorno prima delle elezioni dal suo leader, ha urgente bisogno di irrobustirsi un po’. E che la necessaria cura ricostituente non può non passare attraverso il “confronto non pregiudiziale” tra analisi, idee e proposte che alimentino sia la forza di elaborazione politica e culturale del centrosinistra che la sua capacità di rappresentare interessi e bisogni reali del paese. Nonostante gli impegnativi manifesti dei valori e i codici etici, quel che finora è stato messo in campo dal PD è poca cosa a confronto di quanto occorrerà che metta in campo nei prossimi anni per recuperare un rapporto non sfilacciato né velleitario con il paese.
E di velleità il PD ne ha coltivate molte, in questi ultimi mesi. L’idea un po’ contraddittoria che bisognasse fare sì un partito, ma che in nulla somigliasse effettivamente a un partito, rientra tra queste. Ma dopo una “guerra quasi ventennale” in cui ha spirato forte il vento dell’antipolitica, si può sommessamente osservare che, ci sarà stata pure la casta, quel che però di sicuro non c’è stato, sono stati proprio i partiti (e casomai, in loro vece, le proprietà private di questo o quel leader)? Berlusconi lo ha capito, e ha preso come un complimento che qualcuno gli abbia detto, dopo il suo discorso in Parlamento, di avere parlato da democristiano. E dalle parti del PD?
Nelle sue celebri lezioni americane, Italo Calvino scelse anche lui parole fascinose per attrezzarsi alle sfide del nuovo millennio. La leggerezza e la rapidità, innanzitutto, poi l’esattezza e la visibilità. Bene. Anche a voler concedere che queste parole funzionino davvero per organizzare le forze con cui affrontare i futuri impegni che il paese ha davanti, e che non sono di poco momento, c’è da augurarsi almeno che il partito democratico scorra l’elenco fino in fondo, e prenda nota anche delle ultime due: molteplicità e coerenza.
Molteplicità, anzitutto, il che, adattato un po’ rozzamente alle esigenze del PD, non deve certo significare correnti vecchio stile e sanguinose faide intestine, ma presenza sul territorio e nella società, e pluralità di centri, associazioni politiche e culturali, istituti di ricerca, a meno di non voler trasformare la vocazione maggioritaria in una voce monocorde.
E infine coerenza. La sesta paroletta scelta da Calvino, che non fece in tempo a descriverla, era la coerenza. Si dovrà vedere nelle prossime settimane se la disponibilità alla “comune assunzione di responsabilità” manifestata da Veltroni nel partecipare al seminario della Fondazione avrà un seguito e darà forza al partito democratico oppure sarà stato solo un gesto senza seguito di fredda e distratta cortesia.