Mazzette e Mattino

Ho visto che anche Repubblica ha dedicato una pagina alla School. Titolo: D’Alema, appello alla chiesa. "No alla tentazione del potere". Per ora, non lo trovo in rete.

C’è invece, dalle 14, il mio articolo per Il Mattino. Di spalla, Almerico Di Meglio. Qui sotto vi metto invece il mio, depurato di un’inutile ripetizione e con un ‘che’ in meno. (Siccome l’ho scritto al termine di una tre giorni assai impegnativa, e poiché si è parlato di religione, mi assolvo seduta stante dagli errori):

A volte è sufficiente avere pazienza, per trovare, anche tra filosofi, di che soddisfare l’appetito dei giornali. Dopo tre giorni trascorsi a fare jogging sulle strade del Cilento, e a prendere diligentemente appunti, Charles Larmore, il mite filosofo americano ospite della Scuola di ItalianiEuropei, prima snocciola da buon democratico i capisaldi del pensiero politico liberale, poi pranza amabile e discreto tra gli ospiti, quindi rilascia una lunga intervista, sorridente e rilassata, in cui però, tra un concetto e l’altro, ne dice con disarmante semplicità di tutti i colori. Dice per esempio che dopo l’11 settembre non saprebbe indicare nemmeno un libro capace di descrivere lo spirito pubblico del suo paese incupitosi dopo quella data; che c’è purtroppo nella tradizione americana una maledizione per cui i migliori finiscono sempre assassinati, da Lincoln a Martin Luther King; che a causa dell’Amministrazione Bush il dibattito pubblico è dominato dalla paura e che per trovare un briciolo di speranza bisogna seguire i comizi di Barack Obama.
Il fatto è che la speranza che gonfia le vele della campagna di Obama è attraversata da un impetuoso vento religioso e questo ripropone il problema che è stato al centro dei lavori della Scuola, dedicati appunto al rapporto fra democrazia e religione. Il quale non desta preoccupazioni, finché il vento non mette a soqquadro le garanzie di libertà che i regimi democratici e liberali offrono a tutti, credenti e non credenti. Desta invece qualche allarme, quando prende la forma arcigna di un ricompattamento della società attorno ad un’unica, esclusiva idea religiosa.
In Europa serpeggia qualche tentazione del genere. Il modo in cui ad esempio Nicolas Sarkozy ha di recente riproposto il tema delle radici cristiane dell’Europa ha sollecitato l’attenzione di Zvetan Todorov, l’altro prestigioso ospite della Tavola Rotonda conclusiva. Con grande affabilità ma anche con le armi taglienti del più affilato esprit de géométrie, Todorov ha fatto a fettine il discorso col quale Monsieur le President, Nicolas Sarkozy, ha voluto ribadire di recente, dinanzi al Pontefice, – altro che rupture – “la fedeltà della Francia alla sua storia e a una delle fonti maggiori della sua civilizzazione”. Radici cristiane, dunque. Una faccenda che è rimbalzata più volte nel corso di queste giornate, finché Todorov non ha tagliato con nettezza il nodo: non solo le radici sono molte, ma un’identità non si definisce a partire dalle radici.
Un raffinato esercizio della ragione laica, più volte ripreso nelle conclusioni da Massimo D’Alema. Certo, bisognava avere anche in questo caso pazienza, destreggiarsi fra una citazione e un sapido ricordo, superare lo scoglio del paradosso di Böckenförde e affrontare un confronto a tutto campo con il dark side della globalizzazione, ma alla fine si sarebbe trovata persino un’agenda delle cose da fare. In politica estera: guardarsi dal battezzare eserciti e dal fare del cristianesimo la religione dell’Occidente; in politica interna: lavorare per irrobustire le ragioni dei laici, riconoscendo naturalmente piena cittadinanza alla manifestazione delle opinioni di ciascuno nello spazio pubblico, tanto dei credenti quanto dei non credenti, ma evitando al contempo la clericalizzazione della società; nell’analisi del voto, imparare che le ideologie saranno pure tramontate, ma l’elettorato continua ad orientarsi in base a profondi e non sempre razionali bisogni identitari; infine, con riferimento alla più dirompente attualità, apprezzare la diffusa e condivisibile preoccupazione per la sicurezza, ma anche quella per una deriva censitaria della democrazia, conseguenza dell’esclusione della sempre più consistente forza lavoro extra-comunitaria dai diritti di cittadinanza.
Poi, preso nota che le cose che la politica ha da fare sono tante, e che per farle ha bisogno di tornare a studiare, si sarebbe potuto riconsiderare con calma l’insieme dei lavori, constatare che il dibattito non verte solo tra laici e religiosi ma taglia trasversalmente entrambe le sfere, e scoprire che per fortuna la partita è ancora aperta. Fra l’idea laica: “fare come se Dio non esistesse” e l’idea non proprio religiosa, meglio sarebbe dire ateo—devota: “fare come se Dio esistesse”, la prima è ancora avanti, per fortuna, di qualche punto.
 

Una risposta a “Mazzette e Mattino

  1. fate come se tutto dipendesse da voi, sforzandovi di scoprire che tutto dipende da Dio!!!!!!!
    davide da loyola

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