Finitudine finitezza

Chi l’avrebbe mai detto che la mia vecchia tesi di laurea sarebbe finita sulle pagine de L’espresso!! Sarà stato per giustificare l’appellattivo di "giovane". Oppure per il titolo, sufficientemente spaventevole per dare l’idea dello studio accademico. E dire che il titolo originario, che aveva l’ancor più orrifico "finitudine" al posto di "finitezza", mi costò una borsa di studio all’Istituto di Studi Storici di Napoli. Il fatto è che francesizzava troppo, esistenzialeggiava troppo, Kant essendo, ad evidenza, tedesco e non francese, e non esistenzialista, ma casomai razionalista (critico, però), sicché secondo gli esaminatori il titolo era già così sbagliato, ma così sbagliato, da rendere sostanzialmente inutile la lettura di quel che veniva dopo il titolo.

P.S. E quest’anno, per la prima volta da quel dì, gli studenti cassinati si sono beccati il mio primo corso kantiano sulla deduzione. A volte anche i più tremendi traumi possono essere superati.

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3 risposte a “Finitudine finitezza

  1. bazzecole rispetto al “giovane”…

  2. poveri..
    studenti.
    cmq io ci sono sempre.
    panza e presenza ,come dicono in calabria!

  3. utente anonimo

    Se la fonte è autorevole, dovremmo rivolgerci a te come ombra (dalemiana) di un’ombra (veltroniana) del un ministro di un governo (berlusconiano). La Campania, terra del filosofo umbratile per eccellenza, mi sembra appropriata per la fondazione. Mi sfugge però la possibilità di una deduzione trascendentale dell’umbratilità.

    girolamo

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