Indovina indovinello

Il sonno turbato degli italiani, è il titolo dell’articolo di oggi. In cui tutto è esplicito e solo una cosa è implicita:

Come avete dormito, stanotte? Male? Come voi, il 6 luglio del 1916, Franz Kafka non dormì affatto bene. Sul suo diario annotò: "Insonnia, mal di testa, salto dalla finestra, ma sul terreno molle di pioggia dove il colpo non sarà mortale. Infinito rigirarsi ad occhi chiusi, offerto a un qualunque sguardo sincero".
Chissà cosa aveva da chiedere Kafka a uno sguardo sincero, che ne osservasse, nella notte insonne, gli agitati movimenti: forse una tregua dai sogni senza sonno che lo assillavano; forse il soffio di quella irraggiungibile pietà che nei suoi racconti non carezza mai il volto dei protagonisti. Dio del sonno, fammi dormire, pregava Kafka in silenzio. Lascia che io scivoli finalmente nelle tue accoglienti braccia, e che per qualche ora non conservi più neanche una goccia, neanche un’oncia dei ricordi e dei pensieri del giorno.
Ma soprattutto: chissà se quella notte faceva caldo come in queste opprimenti notti di luglio. Perché, in tal caso, l’insonnia metafisica del grande scrittore, a 125 anni dalla sua nascita, sarebbe bella e spiegata. Come si fa, infatti, a dormire con il caldo soffocante, l’umidità, l’afa, le lenzuola appiccicose, il cuscino sudaticcio? Come si fa a mantenere la calma e a non perdere la pazienza, se l’uno vuole la finestra spalancata e l’altra non sopporta la luce né i rumori della strada? Se uno vuole il ventilatore puntato alla massima velocità contro il letto, e l’altra lamenta che fa male, che così le vengono i reumatismi? Se uno smania e non smette di rigirarsi come Kafka nel letto – però non ad occhi chiusi; però senza preghiere ma anzi tra molte imprecazioni: che speriamo i bambini, di là, non sentano – e l’altra invece riesce a starsene accucciata in un angolo del letto, con una strategia di resistenza riconducibile, per imperturbabilità, più al taoismo cinese che alle radici cristiane dell’Europa?
Cosa turba il sonno degli italiani? Non c’è da avere molta fiducia nei sondaggi, particolarmente quando chiedono di scegliere tra risposte preconfezionate: l’eliminazione agli Europei di calcio; l’aumento del prezzo della benzina e il carovita; i figli, la scuola, la sicurezza, la droga. Se però l’istituto demoscopico di turno facesse le sue telefonate agli uomini insonni a cui non dà requie né la poltrona a sdraio sul balcone, né la birra ghiacciata nel frigo, la maggioranza assoluta delle risposte cadrebbe senz’altro sulla calura madida di sudore dei nostri corpi disfatti. E sulle zanzare-tigre, che una foresta di basilico sul davanzale o ettolitri di citronella non riescono a tenere lontane.
Come vorremmo poter dare la colpa all’inettitudine dell’opposizione o alla strafottenza di Berlusconi! E invece no: se non dormiamo è solo per i troppi gradi centigradi. O piuttosto: per questa benedetta temperatura percepita, come da qualche anno abbiamo imparato a ripetere. Sembra quasi che se non sopportiamo il caldo, dal momento che a percepire siamo appunto noi stessi e nessun altro, sia colpa non del sole, non dell’afa, non – che so io? – dell’effetto serra, ma nostra e soltanto nostra, che ci ostiniamo a percepire.
Non sapete di cosa poi sono capaci, gli uomini che non hanno dormito tutta la notte! La letteratura è piena di questi tristi sventurati, capaci dei più atroci delitti e dei pensieri più blasfemi sol perché un dio crudele ha tolto loro il sonno. Prendete il malvagio Macbeth, inseguito dai suoi delitti e da una voce che gli grida che non dormirà più, che ha ucciso anche il sonno! O prendete l’ateo Kirillov, ne I demoni di Dostoevskij: non c’è uomo più luciferino di lui, disperato sino al punto di assecondare i deliri omicidi di uomini che pure profondamente disprezza. Prendete, infine, il best seller di Jeffrey Deaver, Pietà degli insonni. Come diceva Pascal: con un titolo così, qualunque cosa ci sia scritta dentro, io la sottoscrivo.
Per fortuna, non siamo giunti ancora a simili nefandezze. Forse la temperatura salirà ancora, né mancheremo di consultare le previsioni metereologiche tre volte al giorno. Ma per il momento l’insonnia di noi italiani non genera ancora mostri. Solo sguardi pruriginosi, curiosità morbose, piccole indecenze, bravazzate e meschinità. Se solo si riuscisse a prendere sonno, a dormire otto ore di fila; se anche i primi ministri dormissero di più, e solerti funzionari origliassero di meno, con buona pace dell’anticiclone delle Azzorre staremmo tutti un po’ meglio.

2 risposte a “Indovina indovinello

  1. so solo che stanotte sul terrazzo sopra la mia testa hanno fatto karaoke(stonatissimi)fino alle 3! purtroppo non hanno pensato minimamente di fare alcun salto..

  2. A Pianello Val Tidone si dorme benissimo, e talvolta fa pure freschino.

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