Archivi del giorno: settembre 3, 2008

Giovani razionalisti crescono

– Papà, quando dico: "sì o no", vuol dire che sono le uniche parole che puoi dire. Quando dico: "papà possiamo dormire nel lettone sì o no?", ho messo il "boh"? No. E allora non è che rispondi: "boh". Aspetto una risposta da te! -.
– Ma se non lo so? -.
– Ma tutti i genitori hanno il permesso dentro, quindi lo possono dire: "sì o no".
– Allora è no -.

– Papà, ho capito perché dici no. Ogni cosa ha un motivo: tu dici no non perché vuoi dire no ma perché volevi dire boh e io non te l’ho fatto dire. E’ vero? Allora adesso lo puoi dire -.
– Allora posso dire: "boh"? -.
– Sì, papà -.
– Boh -.

– Mamma, possiamo dormire nel lettone? -.

Con soli 15 giorni di ritardo

Il Mattino, la fatica, i fannulloni:

L’opera fondamentale e ricca di illustrazioni di Angelo Mosso apparve nel 1891. Il suo autore (oggi sconosciuto ai più ma all’epoca accademico di prestigio) aveva inventato l’ergografo, e grazie a questo complicato strumento fatto di cinghie e pesi era in grado di tradurre in numeri e grafici «una delle cose più intime e caratteristiche» dell’uomo. Che non era, per Mosso, il modo con il quale gli uomini custodiscono i loro pensieri o, che so, fanno l’amore, ma più semplicemente «il modo con il quale noi ci affatichiamo». Di qui il titolo del volume, che qualcuno deve avere messo di recente nella disponibilità del Ministro Brunetta, approfittando di una recente riedizione (2001). Il libro si intitola infatti La fatica, e costituisce uno studio scientifico delle possibilità di prestazioni fisiche e dell’attitudine allo sforzo del corpo umano. Una sorta di macchina della verità: come fate a dire di essere stanchi, se l’ergografo rivela che in realtà siete ben lontani dal punto più alto della vostra personale curva della fatica? Dal secolo scorso ad oggi, le scienze biochimiche hanno, peraltro, fatto tali passi avanti che non è difficile mettere a punto ergografi cerebrali, in grado di svelare se siete davvero stressati, al limite dell’esaurimento nervoso, oppure no.
Armando un Ispettorato Generale della Fatica, creato all’uopo, di macchine simili, i fannulloni non avrebbero più scampo. Un incubo, in questa calda estate degli scansafatiche: dal Ministro Frattini, che se ne resta tranquillamente in vacanza alle Maldive mentre la crisi georgiana non accenna a chiudersi, al segretario del PD, Walter Veltroni, che non accorcia di un giorno le vacanze a Sabaudia nonostante le evidenti difficoltà del suo partito; dai ferrovieri che timbrano il cartellino in base all’assai discutibile principio dell’«uno per tutti», agli statali assenteisti che secondo Brunetta allignerebbero in gran copia nelle fila della Pubblica Amministrazione – tutti cedono, complici la calura e le ferie estive, alla tentazione della pigrizia.
Essendo però possibile misurare scientificamente il grado di affaticamento fisico e psichico raggiunto da ciascun individuo, gli ispettori del futuro potrebbero presentarsi nelle hall degli alberghi, alla reception dei villaggi turistici, o direttamente a bordo piscina, per accertare con l’ausilio dell’infallibile macchina se, per esempio, lo statale in vacanza, che esce sgocciolante dal mare e si adagia mollemente sulla sdraio, ha già recuperato pienamente le forze e può dunque tornare al lavoro o ha bisogno di qualche altro giorno di meritato riposo. Sarebbe, forse, la fine delle cure termali, la crisi irreversibile di palestre e centri benessere, la più drastica contrazione del monte ferie dal tempo in cui fu inventato il dì di festa. (A pensarci: nella storia biblica della creazione, la cosa che più dà da pensare non è che Dio il settimo giorno abbia riposato, ma che dopo sei giorni fosse già affaticato: l’ergografo avrebbe potuto dirci qualcosa di decisivo, in proposito).
Sono solo fantasie agostane, ma c’è di mezzo qualcosa di serio. Il nome di Angelo Mosso, fisiologo, è oggi legato alla storia dello sport italiano. Negli anni Venti il Presidente del CONI ne celebrava il «magnifico spirito umanista». Siccome queste sono giornate olimpiche, possiamo ben capire il perché di un simile tributo: di curva della fatica si interessano infatti medici e allenatori, per migliorare le prestazioni sportive degli atleti, studiare le contrazioni muscolari e la produzione sotto sforzo di tossine. Mosso però aveva anche altro in testa, e i suoi lavori trovavano in realtà uno sbocco naturale nell’industria, anzitutto in direzione dell’ottimizzazione dell’utilizzo della forza lavoro. L’ottimizzazione è, infatti, una delle parole chiavi del nostro tempo. Le risorse, comprese quelle umane, vanno ottimizzate. Tutto ciò che è al di sotto della linea di ottimizzazione di un prodotto o di un processo è, puramente e semplicemente, spreco. Volendo essere razionali (ma è una razionalità che di «spirito umanista» ha ben poco): se per esempio si dimostrasse che le ferie maturate nel corso di un anno da un lavoratore sono più di quanto gli occorre per recuperare la piena salute – vale a dire: efficienza – fisica e mentale, non sarebbe conseguente ridurgli le giornate di riposo?
Ancora fantasie. Poiché però non sono troppo lontane dalla realtà scientifica e sociale del nostro tempo, non sarebbe il caso di difendere le tutele di legge, spesso frutto di conquiste sociali tanto importanti quanto lontane nel tempo e dimenticate nello spirito, invece di approfittarne furbescamente? Fare i furbi per scansare la fatica può andar bene finché non ti beccano. Quando però ti prendono, e soprattutto quando i furbi si son fatti troppo numerosi, succede che il discredito investa tutta una categoria: che si tratti degli onorevoli che fanno i pianisti in Parlamento o dei dipendenti che timbrano in vece di altri. Se poi, Dio non voglia, qualcuno si stufa del Parlamento o montano gli ergografi sui treni sarà molto più difficile, per tutti, lamentarsene.