La guerra dei trent'anni

La legge del 13 ottobre 1975, nel dare attuazione alla convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razionale, firmata nove anni prima a New York, punisce chiunque diffonda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale, ma anche chiunque inciti in qualsiasi modo alla discriminazione. E naturalmente vieta associazioni o organizzazioni che abbiano il medesimo scopo.
Fin qui, non so se questo significhi che con tale legge si sia introdotto il "reato d’odio".

La legge Mancino del ’93 interviene in materia di  discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (anche nazionali, si noti) e condanna chiunque "in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli delle organizzazioni, associazioni o gruppi di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975".
Qui posso andare più sicuro: se la legge Mancino (in mezzo all’inasprimento di altre misure) introduce il "reato d’odio", è a causa del riferimento alla legge del 1975, di cui si limita a specificare una precisa fattispecie (cioè l’ostentazione: la legge aveva di mira, se non ricordo male, gli ultrà del calcio).

Arriviamo così alla risposta che si legge oggi su Il Foglio. L’on Concia scrive, in replica ad un articolo di Agnoli, e spiega che in questione è l’estensione delle sanzioni della legge Mancino ai reati d’odio "per motivi di orientamento sessuale". Si può essere d’accordo o no, ma se si replica scrivendo che "il reato d’odio ha sapore orwelliano" bisogna perlomeno esibire, tra le proprie credenziali, una battaglia trentennale contro la legge del 13 ottobre 1975, la madre di tutti i reati d’odio di cui si parla qui.
E forse qualcosa del genere Il Foglio deve averla in animo per i prossimi trent’anni, visto che "combatte limpidamente contro le culture gay o di genere e altri secolarismi impazziti". Cosa ci sia di impazzito nella cultura gay,  peraltro, non mi è del tutto chiaro: spero che non si consideri l’estensione della legge Mancino un impazzimento della cultura gay, o peggio che il solo fatto che vi sia una cultura gay sia di per sé un impazzimento. Ma anche se così fosse, voglio perlomeno sperare che non sia la legge del ’75 (e la Convenzione del ’66) il primo dei secolaristici impazzimenti. Chi glielo dice, sennò, a Obama?

2 risposte a “La guerra dei trent'anni

  1. Massimo, la “discriminazionale razionale” e’ quella che si fa con i postmodernisti, vero?

  2. ops, pensavo fosse un lapsus quel “razionale”….

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