Hamas deve essere in qualche modo portata dentro il processo di pace

Ancora una volta D’Alema sembra insistere con questa idea che bisogna parlare con tutti, anche con Hamas. Non so se attribuire questa dichiarazione all’antisemitismo di parte della sinistra italiana, o a Tony Blair.

A Tony Blair

14 risposte a “Hamas deve essere in qualche modo portata dentro il processo di pace

  1. “Antisemitismo di parte della sinistra italiana” è un luogo comune inventato nei talk show televisivi ad uso e consumo di chi non può permettersi idee tutte sue.

  2. utente anonimo

    …esattamente.

    Più volte ho incrociato la stessa frase e, richieste spiegazioni, NON se ne offrono.

    Si difende il (FINTO e PELOSISSIMO) filo-sionismo di ex *VERI* antisemiti e si silenzia sulla *giudeofobia* della chiesa romana facendo in modo di far circolare l’identificazione (Napolitano docet!) tra ANTI-SIONISMO E ANTI-SEMITISMO della sinistra (tra l’altro: QUALE sinistra ?).

    *Luogo comune* della (finta) EQUI-distanza, tra gli assassini terroristi di Israele e il popolo palestinese martoriato da 60 anni di ferocissima guerra (e anche di FALSI amici arabi).

    Europa, continente di VERGOGNA!

    senza nome

  3. Tra maiuscole e nomi propri io continuo a preferire i nomi propri

  4. utente anonimo

    Hai perso un lettore.

  5. Ma ho perso un lettore il quale ritiene che si ha un pregiudizio contro Israele quando si dice che in qualche modo, ecc.? Allora pazienza.

  6. caro Adinolfi, l’importante è la propria onestà intellettuale e NON quanti lettori hai sul blog.

    SE la tua *equidistanza* ti porta a sostenere la *legittima difesa* di Israele e a tentare di far passare l’idea che sono *terroristi* di Hamas che vanno portati al tavolo della pace (???), bhè tante, troppe, cose ti sono sconosciute.

    Ma non le sai e, quindi, non nè hai alcuna *colpa*!

    senza nome

  7. Io sarò intellettualmente disonesto, magari inconsapevolmente, ma sono convinto di ragionare discretamente, e soprattutto di non slittare quasi mai, inavvertitamente, da un’idea all’altra, da un’opinione all’altra, da una tesi all’altra. Cosa che invece sempre più mi pare che accada ai senza nome. Nel post in oggetto, io non ho discusso di Israele, della sua legittima esistenza o della sua legittima difesa, di chi sia terrorista e se Hamas sia un’organizzazione terroristica, di equidistanza equa distanza ed equivicinanza, della natura dei tavoli negoziali e delle trattative che vi si intavolano. Di nulla del genere. Sicché convengo (anche perché pure su questo non avevo scritto nulla di segno diverso): non conta la quantità, conta che ti legga chi legge precisamente quello che hai scritto, e non altro. Anche se infatti gli sono conosciute molte più cose, se legge, è per conoscere quello che legge, e non per ritrovarvi quello che già sa.

  8. caro Adinolfi, citare, anche solo al volo, D’Alema significa alludere a tante e tante cosette…

    Io leggo il tuo commento e, LIBERAMENTE, lo interpreto.

    A me piace scoprire dei punti di vi(s)ta interessanti, nuove interpretazioni, sottolineature intriganti…

    Le solite cose che scrivono Polito, Della Loggia, Panebianco, Galimberti e, giù giù, tutto il politically correct della sinistra filosionista, non sono interessanti PER ME.

    Fa nulla.

    Shalom.

    senza nome

  9. utente anonimo

    Io la attribuisco all’antisemitismo di parte degli inglesi.
    Ed in particolare di un inglese che ha una suite in un albergo in Israele e che di pace si occupa molto poco.

    Giuliano
    P.S. Adinolfi, mi corregga se interpreto male il suo post: lei sta cercando di dire che l’idea di D’Alema non è pericolosa perché la sostiene anche Blair?

  10. Caro Giuliano e caro senza nome, sono dispostissimo a rivedere tutte le mie già zoppicanti e manchevoli opinioni sul conflitto in Medioriente, ma non la convinzione che è un tema sul quale è difficilissimo avviare discussioni non prevenute. Se uno legge in quel che scrivo l’opinione (o pezzi di opinione) di un Panebianco, e l’altro riporta l’opinion di Blair alla sua suite, beh: lascerei perdere.
    Shalom

  11. utente anonimo

    Gentile Adinolfi,

    sono d’accordo con lei, ma il fatto che io critichi la scarsa incisività di Blair e l’idea di stringere accordi solo temporanei (una hudna) con Hamas non significa che io non ritenga che Israele dovrà fare enormi concessioni per raggiungere la pace (territori, acqua, Gerusalemme).

    Cordiali saluti,
    Giuliano

  12. utente anonimo

    …il vero problemino che investe Israele, ma non solo Israele, è il *nuovo (?) corso* obamiano: come garantire gli stessi equilibri imperiali mondiali fondati sulla guerra SENZA FAR VEDERE CHE C’E’ ANCORA LA GUERRA ?

    senza nome

  13. Il post è un pò allusivo…
    vuole dimostrare che le idee di D’Alema sulla questione israelo-palestinese non sono così leniniste e vetero-marxiste come una parte della stampa gli imputa. Ma sono idee che attraversano anche una parte significativa della sinistra “à la page”. Beh, lei sa meglio di me che gli inglesi non sono proprio storicamente neutrali sulla faccenda. E poi non è la questione di “parlare con Hamas” che colpisce nelle idee di D’Alema ma è la sua visione complessiva del conflitto in medio-oriente che mi sembra assolutamente vetusta… a partire dal conflitto israelo-palestinese per arrivare all’Iraq, all’Afganistan, al Libano, ecc. ecc.
    Saluti
    snaporaz

    p.s. Spero che non faccia come il suo collega blogger malvino che è avvezzo alla censura dei commenti a lui contrari.

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