Il rispetto e l'amore

E’ molto bello l’articolo di Marina Corradi su Avvenire. Lo dico senza alcuna ironia. Prende spunto da un’intervista all’infermiera di Udine che ha raccontato gli ultimi giorni di Eluana Englaro, e in particolare dal giudizio che l’infermiera ha espresso sul caso: sarebbe stato accanimento terapeutico, secondo lei, il tenere in vita Eluana per tutti questi anni.
E la Corradi si chiede come sia possibile, qual genere di rovesciamento della realtà e del suo senso deve verificarsi perché si chiami accanimento la cura amorevole prestata a Eluana dalle suore per anni e anni le sono state vicino. E scrive: "il darsi più totale e gratuito si vuol chiamare ‘accanimento terapeutico’, in questa Italia a forza liberata".

Ora però vi chiedo di leggere con attenzione l’articolo di Marina Corradi. In nessuna parola dell’articolo compare un qualunque riferimento alla volontà di Eluana. Semplicemente, la situazione morale che Marina Corradi descrive prescinde completamente dalla considerazione della volontà della persona oggetto di cura. Completamente. Ed è perciò che l’assistenza, praticata in un atto di donazione totale e gratuito, vale moralmente – dal punto di vista di Marina Corradi – solo ed esclusivamente in ragione di quel donarsi assoluto, ma non trova alcuna misura nell’eventuale volontà dell’assistita. E lo stesso, conseguentemente, per la nozione di accanimento, di cui si discute in maniera del tutto indipendente dall’elemento della volontà soggettiva.
Io mi domando non se Marina Corradi abbia o no ragione, ma come mai – visto che per fortuna qui si tratta di morale e non di scienza, e non c’è da riportare qualche definizione scientifica in materia – com’è possibile che Corradi non ci rifletta almeno un secondo su, prima di escludere che quella misura (che nella tradizione morale occidentale si traduce in rispetto, essendo il rispetto un limite anche dell’amore) abbia la sia pur minima rilevanza.

8 risposte a “Il rispetto e l'amore

  1. ultima colonna:
    “eluana non ha mai espresso un positico consenso alla sua morte”.
    questo è quello che la Signora vuole farci credere.

    susan

  2. utente anonimo

    scusa, ma non si capisce “il darsi totale e gratuito” dove stia visto che le povere suore, o chi per loro, era adeguatamente pagato.

  3. utente anonimo

    L’amore totalitario del cattolico sembra prescindere dal soggetto (oggetto?) da amare…
    Patfumetto

  4. utente anonimo

    la signora corradi, peraltro dolosamente (a meno che abbia difficoltà a interpretare un semplice testo) vuole fraintendere e lasciar fraintendere le parole dell’infermiera. nell’articolo originale, infatti, l’infermiera dice: «in casi come questo di norma – e sfido chiunque dei miei colleghi a dire il contrario – ci si accontenta di evitare l’ interventismo, credo invece che questa persona [cioè eluana] abbia subito vari interventi di recupero negli anni […] se una persona in stato vegetativo ha la bronchite, sì che deve essere lasciata andare.» quindi tutto l’impianto del ragionamento della corradi cade, perché nell’intervista si definisce accanimento le cure che sono state prestate a eluana per polmoniti e simili, non l’alimentazione o il drenaggio delle secrezioni in sé. non vi è nessun sovvertimento del linguaggio e può lasciar perdere i nazisti (che questo continuo accostamento, davvero, mi nausea). vale la pena ricordare, inoltre, che quando per quel famoso episodio di emorragia fu presa la decisione di non intervenire su eluana, anche i cattolici erano d’accordo, per evitare l’accanimento terapeutico. però, mi chiedo, non è contraddittorio? uno degli argomenti chiave contro la sospensione dell’alimentazione artificiale era che eluana non sarebbe stata malata terminale. ma se non era malata terminale, perché avrebbe dovuto essere lecito non curarla per una emorragia? dove è la differenza?
    paola

  5. Non c’è riferimento per il semplice motivo che la volontà di Eluana non ci è nota.
    AB

  6. Il che però significa che la volontà nota o notificata merita rispetto. Siamo d’accordo.

  7. utente anonimo

    L’unica persona di buon senso è stata Eluana, che è riuscita a morire in poco tempo.

  8. Massimo, la volontà merita rispetto nella misura in cui è orientata al bene. 25 secoli di tradizione ippocratea ci hanno insegnato che il medico ha il dovere di salvare chi ha tenta il suicidio. Perchè costringere, contro la propria volontò, chi non vuole più vivere? Perchè la vita è un bene in sè, anche quando viene rifiutata.
    Chiunque ha avuto a che fare con persone sofferenti sa che spesso si prendono decisioni anche contro la volontà dei pazienti in nome del bene che al momento non vedono, proprio perchè si trovano in una situazione estrema che impedisce un giudizio sereno.
    La volontà ha valore nella misura in cui è orientata al bene, se è autodistruttiva non va assecondata. E non è un caso che la nostra tradizione giuridica punisce gravemente chi aiuta il suicidio ma non chi lo commette. Si presume infatti che la volontà di chi cerca la morte è viziata e pertanto non è punibile. Chi ‘lo costringe a vivere’ compie un dovere morale, chi invece non lo ‘costringe’ ma addirittura asseconda la volontà autodistruttiva, va condannato sia moralmente che penalmente.

    Angelo

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