Archivi del giorno: marzo 16, 2009

Del passare oltre (e dell'essere oltrepassati)

Come sempre, Bruno Forte dice cose di grande intelligenza, a conferma che è uno dei teologi migliori che abbia oggi la Chiesa cattolica. Così anche nell’intervista raccolta dal Foglio, sabato.
Voglio però soffermarmi su un passaggio, quello nel quale rimprovera a Vito Mancuso di avere scritto che "l’esercizio della ragfione è per definizione laico, non ha a che fare con l’obbedienza della fede e il principio di autorità".
Forte non è d’accordo. Così si dice laicità e si intende autonomia, e non è bello. Perché è questa ragione laica qua, non aperta a ciò che la trascende, non aperta al mistero, non ridimensionata dalla fede, che è all’origine di una tragedia come il nazismo, secondo l’insegnamento di Romano Guardini che Forte riprende.
Due cose. La prima. C’è mai stata qualche tragedia storico-politica di cui si sia resa responsabile la ragione alleata alla fede, di cui parla invece Forte? Sì, molte. E allora: come la mettiamo? Imputare alla ragione autonoma il nazismo è un poco nobile argomento, e si presta a ritorsioni – ancor prima di discuterne l’assai dubbia fondatezza.
La seconda, più di sostanza. Sia pure: la ragione non può fondare se stessa; di tutto può dare ragione meno che del fatto stesso della ragione. Ma un conto è essere aperti al mistero, un altro è amministrare questa apertura con le parole della fede cristiana, e anzi cattolica. Un conto è essere aperti al mistero, un conto è affermare che la fede salva la ragione, limitandola. Aggiungo persino: un conto è riconoscere un’eteronomia originaria, un altro è dare un nome a quella eteronomia (con la temibile conseguenza che, avendo un nome, possa essere l’autonomia di qualcun altro). Quel che sorpassa la ragione può ben essere una certa qual infinità, non è detto sia l’Infinito. Il "riconoscimento di un’ulteriorità che supera" la ragione è una figura, non la figura dell’apertura della ragione. E quel che supera può persino essere una qualche inferiorità: stare in basso e non in alto, chissà.
Insomma passare dal problema dei limiti della ragione allo spazio che la supera va bene, nonostante le riserve che mantengo sul verbo superare. Ma restringere quello spazio in modo che sia occupato solo dalla fede, questo va decisamente meno bene (e non faccio neppure l’obiezione delle molte fedi, ma solo e proprio l’obiezione che non c’è solo la religiosità di fede).