Freud e il tormentone musicale

Com’è che una cosa si ripete? Sembra facile: prima una volta, poi una seconda, e allora la cosa si sarà ripetuta. E invece non è tanto facile, perché le «volte» non si possono mettere così ordinatamente in fila: prima l’una, poi l’altra. La prima volta che una cosa accade, infatti, lì per lì non è ancora la cosa che è: se lo fosse, vorrebbe dire che è riconoscibile come tale; ma una cosa che è riconoscibile è una cosa che è già accaduta, che ritorna, che si ripete come la stessa cosa, non una cosa che accade per la prima volta. Dunque una prima volta non c’è mai per nessuna cosa.

Questa profonda verità speculativa, che mette in qualche imbarazzo i teologi – i quali hanno un gran bisogno nelle loro narrazioni di una prima volta – fa invece la felicità dei musicisti. Soprattutto d’estate, quando parte immancabilmente la caccia al tormentone musicale, alla canzone che non si sa bene in forza di quale misterioso meccanismo si impone all’attenzione di tutti, rimbalza alla radio, si scarica dalla rete, si ascolta al mare o in discoteca senza interruzione di sorta. Ma il mistero del meccanismo è presto svelato: l’uomo è un animale ripetitivo, e lo è da sempre. Lo è fin da quando, bambino, ha bisogno di una ninna nanna che lo accompagni dondolando nel buio e nel sonno. Grazie al motivo che ritorna, al ritornello che si ripete, il mondo attorno alla culla non apparirà più sconosciuto e imprevisto, ma confortevole e rassicurante quanto può esserlo ritrovare ogni volta un filo che mai non si interrompe e sempre si lascia riafferrare. Ecco, allora, che cos’è un tormentone: da una parte è un motivo commerciale, per lo più mediocre, di facile ascolto e di ancor più facile presa, quasi mai una pietra miliare della storia della musica; d’altra parte, però, nonostante la povertà del suo ordito musicale, il tormentone non è mai contenuto semplicemente in una formula, così che ad inizio di ogni estate si possa stabilire a tavolino, applicando meccanicamente la formula, quale canzone si installerà nel nostro cervello senza uscirne prima della fine delle vacanze. Se infatti una formula ci fosse, allora vorrebbe dire che si tiene già saldamente per le mani, fin dall’inizio, il filo che si tratta invece ogni volta di ritrovare – come il famoso rocchetto che il piccolo Ernst, nipote di Freud, lanciava lontano vedendolo ogni volta scomparire per poi trarlo a sé, facendolo nuovamente ricomparire. Ernst aveva solo diciotto mesi al tempo in cui lo zio lo osservava con tanta attenzione, ma anche se avesse avuto diciotto anni certo non lo avrebbe fatto desistere un parente – magari meno interessato alla sua psiche di zio Sigmund – che gli si fosse avvicinato per spiegargli quanto insulso fosse quel gioco, e come fosse facile ritrovare quel rocchetto che, lanciato lontano, rimaneva pur sempre legato al filo. Il fatto è che non si trattava di un gioco di abilità, ma solo di un determinato modo di scandire il tempo, di controllare le emozioni, e di inserire lungo il filo di una storia l’esperienza traumatica della separazione dalla madre, che il lancio del rocchetto, con il suo ritmo fatto di allontanamenti e avvicinamenti, metteva sempre nuovamente in scena. La coazione a ripetere, che spingeva il nipotino a giocare, spinge tutti noi a cercare il ritmo dell’estate, la canzone che funziona, il motivo che si impadronisce dei nostri pensieri appena smettiamo di pensare. E non è affatto strano che tocchi spesso a un ritornello banale un così alto onore, perché per l’appunto quel che ci cattura non è la riuscita artistica, la perfezione formale o la ricercatezza musicale, ma molto semplicemente un certo modo, il più semplice e a portata di mano, di far passare il tempo: il primo trauma che la ripetizione ci aiuta ad affrontare è infatti il tempo stesso, l’origine di tutti gli allontanamenti e le separazioni. È il piccolo insegnamento a basso costo che ci viene ad ogni nuova estate. Certo, si può sempre scegliere di vivere una vita integralmente autentica, che grosso modo significa: presa senza alcuna distrazione e senza facili accomodamenti in un’abissale vertigine, ebbra di nulla o di Dio. Allora la superficialità delle vacanze che milioni di italiani sono chiamati a inventarsi con un occhio assai prosaico al portafoglio apparirà intollerabile. Se però non siete di quelli che affrontano l’estate con lo sguardo supercilioso con cui taluni non solo disprezzano i motivetti di facile ascolto, ma guardano con malcelata commiserazione tutti gli altri che si affollano sulle spiagge o nelle sagre di paese, allora i grandi successi dell’estate fanno per voi. Il che tuttavia non significa, a pensarci, che non sia comunque il caso di leggere buoni libri o ascoltare anche della buona musica, tra un tormentone e l’altro

(Il Mattino).

2 risposte a “Freud e il tormentone musicale

  1. fossi in te, rifletterei su altro tormentone:
    GRILLO’S candidacy!!!!
    good luck, anche se penso che sarà un ciclone …
    dal programma,un obiettivo che in da molti cittadini lungamente ed inutilmente attesoa: “un’informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico”

  2. cari piddini sostenitori delle mummie, capisco i vostri mal di pancia

    http://espresso.repubblica.it/sondaggio-risultati?idpoll=2104257

    ma vi prego non comprate quelle porcherie delle multinazionali farmaceutiche…,ma fatevi una bella camomilla biologica e mentre sorseggiate cercatevi sul dizionario il significato di DEMOCRATICO, che vi ricordo essere proprio l’aggettivo che sceglieste per il partito unico di sinistra…
    ah dimenticate, prima di chiudere il dizionario, cercate anche il significato di PRIMARIE, (att. non primarieallaca…dicane, primarie e basta!) grazie.

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