E ora Obama dopo Grillo?

E se il coordinatore del circolo PD di Vattelapesca inviasse fermo posta la tessera di iscrizione del partito a Barack Obama? Conosciamo l’obiezione: Obama non è cittadino italiano. E poi non ha nemmeno fatto richiesta. Ma sappiamo anche come replicare, grazie al coraggio politico di Andrea Forgione, il coordinatore del circolo di Paternopoli che, non richiesto, ha avuto la premura di tesserare Beppe Grillo compilando per lui il modulo d’iscrizione. Primo, ha detto, mi sta simpatico – ed è un argomento vincente, di questi tempi: lo ha usato già la Serracchiani per motivare la sua scelta pro Franceschini. E dunque: a chi non sta simpatico Barack Obama? Secondo, ha continuato, il partito deve tenere «porte e finestre aperte per tutti», sicché, in una concezione così ampiamente inclusiva, non c’è un solo buon motivo per non iscrivere Obama. Sarebbe anzi un gran colpaccio. Perché allora non provarci? Di cosa dovremmo avere paura, noi uomini liberi? Vi sono forse problemi formali, regolamentari, statutari? Andrea Forgione ha la risposta anche in questo caso: «è una questione di principio e di libertà». Affermare un principio varrà o no più di mere questioni anagrafiche, di residenza o di cittadinanza?
Per la tessera a Obama, i presupposti, dunque, ci sono tutti. E se una qualche commissione di garanzia del partito osasse invalidare l’iniziativa libera e democratica del circolo Vattelapesca, l’«umile» Forgione correrebbe in suo aiuto, bollandola seduta stante così: «il pronunciamento della commissione nazionale non ha valore perché si tratta di una commissione di cooptati». Sul sito web di Grillo, Forgione non s’è tirato indietro: non ne so nulla, ha detto, di commissioni del genere, so solo che somigliano tanto a quelle del PCUS di una volta.
Nientemeno! Come sa essere ironica, a volte, la sorte! Nel momento in cui la forza dei partiti italiani è al suo minimo storico; e al suo minimo anche la consistenza degli apparati, si trova un coordinatore di circolo che sente irresistibile l’impulso di sputare sulle regole del partito nel quale milita, e bollare come sovietiche le determinazioni prese a norma di statuto.
Ma si trattasse solo di questo, si potrebbe lasciar perdere Forgione e il suo baldanzoso entusiasmo democratico (sebbene siamo sicuri che il suggerimento di tesserare Obama lui o qualcun altro lo raccoglierà senz’altro). In fondo, Grillo ha persino ragione, quando ironizza sulla risposta da legulei che il partito democratico ha dato alla sua richiesta di tesseramento. Per due ragioni, una seria e l’altra meno seria.
Quella meno seria ricorda una regola non scritta della comunicazione, la quale dice: se il tuo interlocutore se ne esce con una battuta, un proverbio, una metafora, per essere efficace la tua risposta deve essere un’altra battuta, un altro proverbio, un’altra metafora. Non c’è bisogno di dire dunque come andrebbe risposto all’inventore del Vaffa day. Il quale, peraltro, promette che da segretario la prima cosa che farebbe sarebbe di cacciare «mille persone, quelli che hanno più di due legislature, tutti quelli invischiati in affari loschi a partire da Bassolino». E come lo farebbe, si dovrebbe chiedere a lui o a Forgione? A termine di statuto o in base al suo insindacabile giudizio?
Quella seria concerne invece l’indirizzo a cui Grillo si rivolge col suo Vaffa. Lo ha spiegato per l’ennesima volta ieri sul suo cliccatissimo blog: «in Italia i partiti sono solo i celebranti della liturgia del potere» e «rappresentano sempre più spesso la schiuma della società». Di contro al vecchiume corrotto e oligarchico rappresentano dai partiti e dai loro leader (tutti – indistintamente – salvo Di Pietro che però le primarie non le ha introdotte ancora e a cui, chissà perché, Grillo non se la sente di contendere la guida del partito), sta la nuova era della democrazia partecipativa, dei referendum, delle leggi scritte sotto dettatura popolare, della «votazione diretta del candidato», della fine della delega in bianco: stanno insomma i miracoli resi possibili dalla Rete, dove Grillo prospera. Ma se questo è il profetico messaggio, quel che il PD deve temere non è certo che Grillo prenda la tessera, e faccia così il contrario di quel che va predicando circa l’inutilità dei partiti, ma che non sia forte abbastanza, nella base democratica stordita da un paio di anni di partito non liquido ma in liquefazione, la convinzione e l’orgoglio con cui va difeso tanto il sistema delle istituzioni rappresentative quanto il concorso dei partiti a determinare con metodo democratico la politica nazionale, come detta la Costituzione.
Dopotutto un comico, poiché è tale, ha tutta la libertà di contraddirsi: può contemporaneamente dire che i partiti non servono più e candidarsi a guidarne uno; può nello stesso tempo disprezzare il sistema politico del paese e volerne far parte; può rivolgersi alla base del PD contro i suoi dirigenti, ma non per chiedere voti per il proprio movimento, bensì per chiedere di fare lui stesso il dirigente. Può fare questo e molto altro, di qui ad ottobre. Quel che invece proprio non può fare, purtroppo, è che invece toccherebbe al PD di fare, è recuperare quel che resta, in Italia e nei partiti, del significato dell’impegno politico.
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7 risposte a “E ora Obama dopo Grillo?

  1. Fra le parole di Grillo che riporti tu e quelle di Veltroni sul Corriere di qualche giorno fa (“Un governo troppo autonomo dai partiti. E i partiti lo fecero saltare”) non c’è effettivamente grande differenza. L’unica cosa è che che Veltroni è stato più coerente e i partiti che ha guidato li ha effettivamente distrutti.

  2. utente anonimo

    Qui Grillo ha sbagliato, perché se vuole combattere “il vecchiume corrotto e oligarchico” presente nel Pd, cioè “quelli che hanno più di due legislature, tutti quelli invischiati in affari loschi a partire da Bassolino” (che sembra voglia ripresentarsi sindaco a Napoli, e se è vero qui si spera in un effetto Rutelli), beh se vuole fare tutto questo basta: (i) non votare per il Pd; (ii) convincere una fetta dei suoi attuali elettori a non votarlo più.
    Ma poi a pensarci bene per queste due cose non c’è bisogno di Grillo, basta lasciar fare al partito stesso…

  3. utente anonimo

    Si può dire quello che si vuole, ma nella sostanza ciò che predica Grillo fa presa perchè Affronta tutti i Temi di cui si vorebbe sentir parlare e non ho mai sentito nessuno rispondere a tono sulle sue proposte.
    Il ridicolizare l’avversario, fare della facile ironia e del tutto priva di riferimenti reali non è un abitudine che deve prendere anche il centro sinistra, (cosa c’entra Obama? forse perchè affronta temi che anche Grillo affronta?..bè sono le idee per le quali vorrei scegliere il candidato ideale per il PD).
    Vedo che discutere sulle idee resta sempre più difficile.
    cordialità

  4. Non so. Tu sei abituato a discutere sulle idee nelle modalità di discussioni che Grillo propone? Ti sembrano modalità che rendono più facile o pù difficile discutere sulle idee? Io non credo che nessuno dei candidati alla segreteria del PD avrebbe difficoltà a discutere, con le proprie idee, di green economy; ma avrebbe difficoltà a discutere essendo giudicato volta a volta, una nullità, uno morto e ammuffito, un corrotto, un losco figuro ecc. ecc. Resta infine che non si capisce perché Grillo che ha tante belle idee non le proponga direttamente all’elettorato, ma voglia candidarsi alla guida di un partito che giudica più o meno alla stregua di un’associazione a delinquere.

  5. utente anonimo

    Io non credo nei “Salvatori della patria”, per Grillo è solo una provocazione ed è riuscita.
    Cmq apparte i modi di Grillo, guardo la sostanza delle idee (troppo facile dargli del populista).
    Io penso, come te, che non sia impossibile affrontare certe tematiche, ma allora perchè non viene fatto sistematicamente?
    Vorrei vedere il PD che affronta temi che nessuno affronta, il rinnovamento deve essere nelle Idee e nelle Persone, non nei simboli.
    E’ comunque un mio parere.
    Saluti.

  6. 1- quella di grillo era,forse, una provocazione. sfida che la dirigenza pd non ha avuto il coraggio di affrontare, dimostrando grande debolezza nonchè ipocrisia.
    lo statuto del pd
    vieta il tesseramento (art.2 comma 8) a persone iscritte ad altri partiti politici o gruppi politici interni ad organi istituzionali elettivi. STOP
    grillo non è iscritto ad alcun partito o organo istituzionale.
    2-come è stato eletto franceschini?
    senza primarie (vabbè non c’era il tempo), ma riesumando l’ammuffita e impoverita assemblea costituente, (a cui era stato modificato lo statuto senza numero legale) ed eleggendo la direzione nazionale (nominata dalle varie correnti, escludendo brutalmente gli elettori), ed altre porcate varie (tipo: franceschini si rivolge alla finocchiaro presidente tranquillizzandola perchè aveva raccolto le firme per parisi…)
    sono queste reali contraddizioni!!
    CERTO è CHE SE IL PD TROVASSE TANTA FORZA E COMPATEZZA AVUTA PER TAGLIARE GRILLO, CONTRO IL PDL, SAREBBE UNA GRAN COSA.

  7. utente anonimo

    La green economy non produce posti di lavoro, o almeno sono più i posti di lavoro che taglia di quelli che produce.

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