Coca-cola e solidarietà

Che cosa c’è di più stressante di accompagnare in piscina i figli? Dico a parte la corsa, lo spogliatoio, l’attesa, poi di nuovo lo spogliatoio? Che c’è di più stressante se uno non sa ancora vestirsi da solo, mentre l’altra ci mette un’ora ed esce che deve ancora asciugare i capelli?
C’è Mauro, ecco che c’è. Il quale ti martella con la coca-cola, vuole la coca-cola, papà la coca-cola, dai la coca cola papà, e quando tu, consapevole degli altissimi rischi che corri accontentandolo, perché tutto il parentado disapprova fortemente una simile condiscendenza, quando tu però realizzi che non potendo sgridarlo oltre un certo limite o passi alle maniere forti o gli compri la coca-cola, essendo peraltro convinto che il parentado dopo tutto ha torto nell’attestarsi su una linea di ferma intransigenza, quando insomma tu infili la monetina nel distributore e tiri fuori la coca-cola, certo non ti aspetti che Mauro abbia prima bisogno di fare cacca.
E allora si fa la cacca, secondo tutte le buone regole che governano il fare cacca in un bagno pubblico (non si tocca nulla, la si fa sospesi nell’aere, al termine gli si infila bene bene la canottiera nello slippino, non si indietreggia quando Mauro dice e ridice e insiste che vai là papà la faccio da solo lasciami papà, eccetera eccetera).
Dopo di che non è che Mauro abbia dimenticato la coca-cola, che ha anch’essa le sue buone regole perché la lattina non va bene. E allora ti prendi un caffè, in fondo è cosa buona, poi vai in bagno e sciaqui il bicchiere di plastica, e finalmente stappi questa cacchio di lattina di coca-cola. Mauro si siede, vuole il bicchiere pieno fino all’orlo, tu contratti un pochino, riesci a fermarti poco dopo la metà, Mauro ti gratifica con un sorridentissimo “grazie papà!”, ma appena ha finito di bere il suo bicchiere di coca-cola, anche in questo caso secondo le buone regole che impongono di sorseggiarlo poco a poco perché la coca-cola è fredda, quando è tutto finito e tu guardi con occhio languido il libro che hai lasciato sul tavolino nella speranza di poterne leggere almeno qualche riga, ecco che la situazione volge bruscamente al peggio. Mauro ha mal di pancia. Ho mal di pancia papà!, papà mi fa male la pancia, papà mi fa male! Allora tu capisci che devi affrettarti, che bisogna tornare in bagno. Mauro andiamo in bagno, papà mi fa male la pancia, dai Mauro forse devi fare ancora cacca, no papà mi fa male. E insomma tu lo sospingi verso il bagno ma non fai a tempo ad arrivare che Mauro vomita.
Mauro vomita la pasta, l’insalata, la frittata, la banana, e innaffia il tutto con quella stramaledetta coca-cola.
Ed è allora che la popolazione di mamme che ti circonda ti guarda con muto ma infinito rimprovero, implacabile come quello che deve accompagnare il reprobo all’inferno. Perché hanno visto tutte che tu gli hai comprato la coca-cola, è inutile che dai la colpa a un virus, all’influenza o a chissà che. C’è solo un papà che, pietoso e compartecipe, ti porge un paio di fazzoletti di carta, e tu capisci in un istante cosa vuol dire la solidarietà umana, e quanto sia rara.

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4 risposte a “Coca-cola e solidarietà

  1. Io porto mio figlio in piscina tutte le settimane da sette anni (ovvero da quando è nato). Dire che mi sono rivisto è poco. La mia è totale empatia ed identificazione. Non avresti potuto descrivere meglio il mio vissuto. Un abbraccio a Mauro.

    Luca

  2. Ho già dato!  …. e poi, vasectomia.

  3. I miei tre, uno dopo l’altro, stanno superando la maggiore età, e forse non è poi così lontano il giorno in cui loro porteranno me in piscina
    … ma la mia solidarietà è totale!!!
    Orsobruno/Aurelio

  4. esattamente il mio pomeriggio della settimana scorsa, ti posso assicurare che lo sguardo di riprovazione delle madri non conosce distinzioni di genere 🙂

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