D'Alema e la Ue. Veleni a sinistra

Secondo Martin Schulz, la colpa è dei governi. E segnatamente del governo italiano, che essendo un governo di centrodestra si è guardato bene dal fare il nome di D’Alema per la carica di ministro degli Esteri della UE. Il presidente dell’eurogruppo socialista in Europa indica dunque in Berlusconi il responsabile del mancato successo italiano. È prevalsa la logica dei governi, dice, e siccome D’Alema non aveva dietro di sé un governo amico, non ce l’ha fatta.
Ora, è una singolare argomentazione quella che propone come attenuante ciò che casomai dovrebbe valere come aggravante. Almeno in politica, dove c’è poco da esimersi dalle proprie responsabilità adducendo a scusante la propria debolezza, e la forza altrui. Schultz ha detto insomma che i partiti europei – e lui stesso, che ne è autorevolissimo dirigente – non hanno voce in capitolo. Non resta che prenderne atto, e magari invitare i socialisti che si riuniranno a congresso, a Praga, il 7 e 8 dicembre prossimi, a scuotersi di dosso lo spirito di rassegnazione con cui, stando almeno alle parole di Schulz, hanno affrontato questo snodo cruciale della politica europea.
Ma il punto veramente decisivo della partita giocata a Bruxelles è un altro. La logica dei governi, che secondo la ricostruzione di Schulz ha prevalso, non ha prevalso solo tra i popolari: se così fosse, quello di Schulz sarebbe l’atto di accusa di un fervente europeista contro gli interessi, anzi contro gli egoismi nazionali che tornano sempre di nuovo a soffocare i generosi slanci delle forze progressiste e socialiste. Purtroppo non è così, perché la logica dei governi ha prevalso proprio là dove una forza socialista, che sia coerente con il proprio DNA europeista e punti al rafforzamento dello spirito comunitario, avrebbe dovuto avere l’animo di contrastarla: cioè tra le proprie file, tra laburisti inglesi, socialisti spagnoli, socialdemocratici tedeschi.
Questo Schulz dovrebbe dirlo. Se infatti, tra i socialisti europei riuniti, accade che Gordon Brown si alzi, si schiarisca la voce e metta poi avanti, senza troppi giri di parole, le ragioni nazionali – sue e del suo governo –, com’è appunto accaduto, tocca o sarebbe toccato ad un partito all’altezza della situazione, quale forse in quest’occasione il PSE non è stato, far presente con qualche fierezza che il criterio di scelta del ministro degli esteri dell’Unione non può essere quello di aumentare le probabilità di vittoria (o, più realisticamente, di onorevole sconfitta) di Brown nelle elezioni britanniche del 2010. Toccava insomma proprio a Schulz, tra gli altri, indicare con chiarezza di visione le linee di azione del partito socialista in Europa e nel mondo, e far discendere da quelle una scelta di alto profilo, coerente e autorevole.
E invece Schulz ha taciuto. E invece è prevalsa la logica dei governi, ma non si può proprio dire, purtroppo, che il partito socialista si sia battuto contro: ha anzi ospitato senza imbarazzi quella logica tanto deprecata nel proprio campo, con la miopia di chi non comprende che in questo modo non si andava compiendo solo una scelta di basso livello, ma si mostrava un’acquiescenza politica preoccupante nei confronti della linea che il PSE dovrebbe, per essere credibile, non solo deprecare il giorno dopo, ma anche combattere il giorno prima.
Quest’ultimo punto, che tocca l’identità di una forza socialista in Europa, è quello che dovrebbe maggiormente preoccupare i congressisti di Praga. Non per piangere sul latte versato, ma per farsi qualche domanda. Ad esempio: se il partito popolare si presenta in Europa come una forza egemone, è solo colpa del destino, o di un certo deficit culturale e progettuale dei socialisti? Ci si può limitare a dire che è sempre solo colpa degli altri, che sono più forti, dimenticando che il compito di un partito è proprio quello di dare forza alle proprie ragioni? E si può trascurare il fatto che quelle ragioni non avranno mai la forza necessaria, se nei momenti in cui si tratta di avanzarle si preferisce invece rinunciare e accodarsi?
Qual è il senso dell’impegno dei socialisti in Europa, insomma? Può darsi infatti che essi scontino la debolezza generale dello strumento partito, che noi in Italia peraltro ben conosciamo. Ma allora sappiano almeno che hanno, proprio in quanto socialisti e come democratici, un primo, decisivo punto all’ordine del giorno del loro congresso prossimo venturo.
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4 risposte a “D'Alema e la Ue. Veleni a sinistra

  1. Il Grande D’Alema è stato trombato da una Baronessa qualsiasi. Noblesse oblige…

  2. Il post è per me assolutamente condivisibile.
    Dissento su un particolare, i socialisti non hanno il DNA europeista.
    L’unione europea è una creazione dei popolari, e forse dei liberali, ma i partiti socialisti inizialmente non la amavano per niente.

  3.  Hai ragione sul DNA. (In realtà lì avevo scritto un’altra parola, profilo, già impiegata nel corpo dell’articolo. La voglia di eliminare le ripetizioni – e il piacere perverso di usare una metafora che non sopporto, e che finora non avevo mai impiegato – hanno fatto il resto. Però hai assolutamente ragione (il che, peraltro, rafforza, secondo me, il senso dell’articolo)

  4. Un commento, del per me, ammirevole, Michele Nista, che a me piace, sulla verita’ a proposito dell’indiscutibile link tra Silvio Berlusconi e super assassini mafiosi Graviano e Spatuzza. Silvio Berlusconi e’ di certo un assassino e uno dei peggiori esseri umani viventi, sempre secondo me, ma va’ sventrato imprenditorialmente e politicamente, con upotentissima legge antitrust, e non con pistole, bombe o marmi A me, Michele Nista, non dispiace affatto, ben anzi, ecco il suo commento Io penso che l’affaire Spatuzza Berlusconi Graviano Dell’Utri, abbia provato a mille che Berlusconi e’ un tutt’uno con la mafia, da sempre!!! I Graviano han sicuramente detto tutto quello che Spatuzza ha confessato. Per me, super stra certamente, e’ Spatuzza ad aver ragione al miliardo per cento!!! A quel punto Berlusconi che ha fatto? Per non far precipitare le sue monnezze in Borsa, e introdursi sul perfettamente stesso corridoio dove fini’ Tanzi ( bilanci falsi per decenni, buchi, mega corruzioni, ect ect), per non morire per sempre, sgranellato dalla famosa bomba atomica giustissimamente citata da Fini, ha detto: ” io sono con la mafia da 50 anni, da quando mio padre, Luigi Berlusconi, riciclava per Cosa Nostra, a palate, in Banca Rasini, monnezzaio, ehm ehm, intendevo dire, banca, non per niente, fatta chiuidere dalla Dea americana ( perche’ se era per il Gelli che dittaturava l’Italia allora, hai voglia, mo’ magna….), per mega riciclaggio di danaro mafioso; ma se la mafia, ora vuole divorziare da me, o inziare a stuzzicarmi un po’ cattivamente, mi devo salvare, allora, inziamo a prendere due picciotti ( altro che numero due e tre di Cosa Nostra) a Palermo e Milano, e poi minacciamo di prendere subito anche Matteo Messina Denaro ( che se Berlusconi smettesse di essere, come stra e’, mafioso, potrebbe prendere entro ventisei minuti, anzi, ventidue e mezzo; chissa’ perche’ Berlusconi becca gangs di Cosa Nostra, solo quando sta venendo fuori in pieno che il mafioso numero uno e’ proprio lui? per me solo i suoi corrottissimi complici non capiscono questo ” chissa’”), cosi’ Graviano capisce che se davvero vogliamo, la mafia la distruggiamo in mezzo minuto e quindi, decidera’ di contrastare Spatuzza; se lo fa, gli facciamo dire dai nostri amici degli amici, che piano piano, torniamo a far diventare la mafia padrona d’Italia in tutto, che Matteo Messina Denaro lo lasciamo libero fino a che non ha 70 anni, come fatto con Provenzano ( a 70 anni lo prenderemo, pero’, ma solo perche’ potrebbe avere bisogno di cure mediche, e quindi, cosi’, lo cureremo da suoi buoni fratelli masson/mafiosi) e i proventi della mafia, li continuiamo a riciclare, come da antichissima tradizione, come da mezzo secolo, in Mafiaset e Mafinivest”. Berlusconi, son certo, ha fatto esattamente questo ragionamento, e infatti che e’ successo? I Graviano han ritrattato tutto. Waglio’ che caso, Waglio’ che caso, waglioooooo’. Ci sara’ sia un mini nuovo 68, che una Italia di colonnelli di Arcorleone, se Berlusconi rimane, lo dico con tristezza estremissima e una lacrima al volto, ma lo dico in quanto lo vedo in pieno. O lo fan cadere subito, o…. ~~~~~~~~~~~~~~~~~~
    Michele Nista e’ un vincentissimo profeta. Ha previsto l’impossibile nei mercati finanziari, da 20 anni in qua, di fatto, da 3 in qua, su internet, sempre azeccando. E ha previsto anche questo inizio di nuovo 68, prima che si verificasse, da 10 gg in qua. I Berlusconiani lo delgittimano, perche’ se la fanno sotto, ma noi, lo seguiremo e…..’
    Fermo ammiratore di Michele Nista, residente in Canada, Toronto, Ontario

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