Quando l'intellettuale imbarazza la politica

(il titolo è un po’ forte, diciamo):

Il dibattito sul ruolo dell’intellettuale, che periodicamente si riaffaccia sui giornali, fa spesso insorgere il sospetto che ormai l’unica discussione appassionata alla quale l’intellettuale è titolato a partecipare e che ne giustifica l’esistenza sia quella relativa al suo stesso ruolo. Se poi si aggiunge che ormai degli intellettuali ci si occupa quasi soltanto per fustigarne i vizi, denunciarne le debolezze e infine decretarne l’irrilevanza, quel che appare davvero misterioso è perché, se l’intellettuale è conciato così male e conta così poco, si continui inesorabilmente a dargli addosso. Tanto più che spesso lo si fa per opposti motivi. Lo si accusa, per esempio, di eccessivo conformismo e acquiescenza al potere. Pierluigi Battista ha dedicato al tema un libro, che parla chiaro e forte fin dal titolo: I conformisti, appunto, e pazienza se oggi suona di gran lunga più conformistico parlar male degli intellettuali che non invece esaltarne la figura.
D’altra parte, mentre Battista stigmatizza i cedimenti morali e gli altri obbrobri commessi dalla categoria, Sandro Bondi, riflettendo sullo stato dei rapporti nella maggioranza, muove il rilievo opposto e assolve il politico, cioè Gianfranco Fini, ma non gli intellettuali della Fondazione Farefuturo, che Fini presiede, ai quali imputa di andare ben oltre la volontà del loro Presidente: di prendersi cioè troppe libertà (quelle intellettuali, giustappunto), quando invece bisognerebbe avanzare, secondo lui, a schiere ben serrate.
È chiaro però che né lo sguardo rivolto da Battista ai casi individuali né la preoccupazione di Bondi circa le contingenze politiche del momento sono di aiuto per capire che cosa ci stia a fare l’intellettuale in società, e se abbia ancora qualche significato il fatto che ci stia proprio in quanto intellettuale – e non per eventuali, specifiche competenze in questo o quel settore di attività. Anzi, oramai si stenta del tutto a capire perché, oltre all’esperto di turno e al politico, debba comparire sulla scena pubblica, e per far cosa, il generico profilo dell’intellettuale non legittimato dal voto (come il politico) né dal possesso di un sapere tecnico-scientifico (come l’esperto). Non essendovi altre fonti di pubblica autorevolezza, l’intellettuale finisce così col comparire davanti alle telecamere o su qualche illustre palcoscenico per parlare approssimativamente di tutto, e perciò di nulla: per chiacchierare, insomma, che è precisamente la cosa che si fa quando si parla di tutto e di nulla, del più e del meno.
C’è poco da stare allegri, tuttavia. E non perché il confronto fra il maîre-à-penser di una volta e l’ospite televisivo con titolo accademico di oggi si risolverebbe a tutto vantaggio del primo. Peraltro, quelli che preferiscono la chiacchiera contemporanea al furore ideologico degli anni passati esagerano, ed esagerano proprio perché non fanno altro che conformarsi ai gusti dello spettatore medio (oltre che, si sarebbe detto una volta, alle esigenze del potere, che preferisce di gran lunga la ciarla alla critica). C’è poco da stare allegri perché l’opinione pubblica è tale se e solo se c’è un uso pubblico della ragione, e pubblico vuol dire libero e universale: non sacerdotale o sapienziale – nessuno se lo può più permettere – ma nemmeno meramente strumentale, e legato solo a scopi o interessi particolari, nobili o sordidi che siano. Pubblico è per l’appunto l’uso intellettuale della ragione. E il fatto che il pubblico decada a pubblicità, senza essere un inesorabile legge di struttura è però faccenda di gran lunga più pericolosa per la salute di una democrazia di tutti i pregiudizi pseudo-ideologici denunciati da Battista, come anche dei capricci politologici che innervosiscono Bondi.
Non bisogna però farsi illusioni: una parola che non sia intessuta di potere non c’è. Oppure, se c’è ed è davvero libera dai condizionamenti del mondo è anche, per ciò stesso, fuori dal mondo e quindi del tutto ineffettuale. Ma un’alternativa rimane: fra il dare parole al potere, e farsi suoi corifei, e dare potere alle parole, rafforzando i luoghi e i modi della critica e dell’esercizio intellettuale, non si può che scegliere la seconda strada. Tentare, almeno. E proprio per questo scandalizzarsi meno se l’intellettuale si è schierato e molto più se lo schieramento è rimasto del tutto privo di idee.
Annunci

6 risposte a “Quando l'intellettuale imbarazza la politica

  1. utente anonimo

    bravo azione poarallela.  c’è una correttezza formale in questo articolo che già di per sè, insospettisce, io me ne sono accorto dalle prime righe, belle piacevoli a leggere;   un introduzione ben scritta ben che  già mi faceva  intuire delle poi conclusioni, non allaltezza, cioè contraddittorie. alla fine del salmo non mi sdipani il problema, e il dare "potere alle parole", (tra l’altro mi pare che, qualche anno fa  c’abbiano fatto anche una canzone a san remo,  con questo titolo) finisce per creare altre antitesi.  che in effetti l’unica possibilità per dare potere alle parole sarebbe  quella di stare tutti un po’ più zitti, "intellettuali compresi. 
    boh io mi pare invece che l’unica possibilità, sia quella che ha scartato più in su, quando accennavi al  "sacerdotale  o sapienziale", che si avvicinano di molto (direbbe carlo conti),  alla parola, su cui riflettere che in questo caso è appunto, profetico

    ciao,r.

  2.  Non ho capito dove stia la contraddizione. E la canzone saremese è Fiumi di parole. Che per dare potere alle parole si debba stare tutti un po’ più zitti mi sembra alquanto discutibile. O comunque: io non alludevo al potere *delle* parole, che forse aumenta effettivamente quando si sta un po’ più zitti.

  3. utente anonimo

    …ma questo è un blog o la succursale ritardata del Mattino?

  4.  Era un blog, vorrebbe continuare ad esserlo ma il titolare fatica un po’ a stargli dietro.

  5. utente anonimo

    la canzone  "potere alla parola che dicevo io, era di Frankieinrg, che in effetti non è mai stata a sanremo, mentre invece a sanremo  gli aeroplani italiani hanno cantato una canzone che si intitolava  appunto "zitti, zitti".
    sanremo ha sempre ragione e come al solito ci invita a guardare in basso, al popolo, al popolare che ci mostra la via. ( la canzone popolare)
    anche quest’anno per dire, tutti  gli intellettuali a ridere di Pupo e di Emanuele,  perchè cantavano una bella canzone edificante. 
    chiaramente se invece di  parlare di onestà e senso religioso ,  con lo stesso stile naif  avessero cantato un pezzo dove si  inneggia  allla droga e al transessualismo  anche omo canguro, qualche  colonnina di apprezzamento su repubblica e compagnia l’avrebbero avuta anche loro.

    Eppure cari amici del parallela, comuque ogniuno la pensi, secondo me è inutile andare a cercare l’intellettuale ( cioè il "Profeta"  quello che ti dice se accettare o meno il nucleare) nelle terze pagine,  o nei blog di nicchia, se c’è o ci sarà Egli dovrà apparire dai programmi televisivi  trash, tipo essere un concorrente del grande fratello, o  dei programmi della Filippi, meglio ancora da uno scompartimento di seconda classe. Da laggiù inizierà la disanima che ammutolisce .

    caio,r.

  6. utente anonimo

    "una parola che non sia intessuta di potere non c'é". Bene, allora – c'è poco da fare – è necessaria una parola che esibisca il proprio potere anzichè celarlo. Una parola che si auto-decentri da se stessa, che si auto-critichi, che produca disincanto da ciò che essa stessa dice. Qualsiasi altra parola, compreso il commento arguto dell'intellettuale pieno di idee è "ideologica" (serva di un potere, di una istanza, che sono quelli della sua soglia in atto). Mi pare l'unico modo per liberarsi una volta per tutte dall'incanto del segno. O no?Mario

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...