Avanti e indietro

Siamo d’accordo: deve andare avanti chi merita. Ma chi non merita? Deve restare indietro, evidentemente. Ma quanto indietro? Se per esempio non meritasse nulla, ma proprio nulla quanto in fondo dovrebbe rimanere? E in fin dei conti: che ce ne facciamo?

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7 risposte a “Avanti e indietro

  1. Dipende: se stiamo parlando – che so – di pilotare un aereo di linea, deve rimanere a terra a fare altro. Se stiamo parlando di scuola o di economia, bisogna provare a non farlo rimanere (troppo) indietro, più che altro perché così poi non ci rompe troppo i coglioni.

  2. lo so che il tema meriterebbe altro ma FFDES mi ha rubato il commento…

  3. utente anonimo

    Si intende la meritocrazia come metodo che favorisce la competizione degli individui? Ma esiste un unico metodo stabilito per tutti e per sempre? Anche la cooptazione può avvenire su base meritocratica: io potente raccomando Tizio perché so che merita, che è molto bravo, e lo so perché è un amico: infatti se gli altri in lizza sono bravi più o meno allo stesso modo di Tizio, il criterio decisivo non può che essere la conoscenza o l'amicizia o il favore fatto ad altri. 

    Però non si confonda il merito con la mera sopravvivenza. In molti i paesi europei chi è così "immeritevole"  da non riuscire a guadagnare un euro (almeno per come è fatto il mercato in quel momento) becca un sussidio di disoccupazione, che ha ovviamente limiti e criteri precisi ma che permette immeritatamente di non finire sotto un ponte. Non mi sembra che in Italia esistano cose del genere (a parte la cassa integrazione per alcune categorie) e quindi chi non le ha fa bene a rompere i coglioni. Anzi il problema è che i coglioni non vengono rotti abbastanza, mi piacerebbe una conflittualità sociale molto ma molto ma molto più alta.

  4. utente anonimo

    e sulla base di cosa si stabilisce che uno non merita? è vagabondo, o stupido, o pigro, o ha fatto le scuole sbagliate, o viene da una famiglia povera, o ha due figli da accudire?.Difficile un discorso sul merito se prima non si affronta il discorso di mettere le persone in condizione di uguaglianza .Forse sarebbe meglio affrontare il problema dalla parte dei privilegi.

  5. (che ce ne facciamo?) il merito secondo me è un concetto economico. l'economia crea – per funzionare – la 'risorsa scarsa', una finzione logica da cui riorganizzare in base a uno scopo l'esistente, in maniera funzionale a un potere.sospetto che si invochi il merito laddove qualcuno ha deciso di farti fuori e di privilegiare qualcun altro. il merito, infatti, è un concetto opaco e nessun parametro lo riesce ad afferrare. è un indimostrabile che diventa metro di giudizio del dimostrabile. la svolta meritocratica io la ricordo: c'è stato un momento preciso, con un preciso governo, in cui la parola meritocrazia è diventata la bandiera di una nuova era, apocalittica. alla meritocrazia si legano, in un intreccio strano, la flessibilità e la precarietà, la formazione permanente e le certificazioni, la precarità cognitiva dei lavoratori della conoscenza, le verifiche e gli aggiornamenti, i master, i workshop, gli stages. se il merito è un valore indisponibile ci pensa il kratos a introdurlo nelle pratiche, nelle forme di vita, negli stili, nei criteri, negli steps, nei goals…(quando si infornavano un po' di tempo fa centinaia e migliaia alla volta di professori, impiegati, operai si parlava di merito nei termini odierni?)dice Jankélévitch"l'uomo sottovalutato non ha meriti che a condizione di esserne egli stesso inconsapevole. in ogni modo, il merito è meritevole nella misura in cui è privato della sua giusa ricompensa, non appena è ricompensato, onorato, riconosciuto, cessa di essere merito."molto interessante.1. se una persona è consapevole dei suoi meriti allora già non si parla di merito perchè il merito si sottrae ed è qualcosa che spetta agli altri riconoscere (prima fregatura). se pensi di meritare automaticamente incappi nell'odio altrui.2. il merito per essere tale richiede di non essere mai riconosiuto fino in fondo, un po' come dire ' è necessario che un poeta muoia povero per poterlo innalzare agli onori della gloria' (seconda fregatura).insomma, il dispositivo meritocratico è una grande fregatura, non solo perchè non risolve i problemi, ma anche e soprattutto perchè è pensato come tale proprio per non risolverli mai. il merito è una carota che l'asino non mangerà mai. il merito si dissolve laddove a una persona viene riconosciuto il valore del suo impegno: si entra in un'altra dimensione con cui il merito non c'entra più. il merito vive della sua inesistenza, della sua indimostrabilità, del suo mancato riconoscimento. ancora una volta termino le mie considerazioni pensando: siamo decisamente fottuti. e tuttavia sono fiduciosa. 'quando si comincia a dire le cose si comincia anche ad agire' – o qualcosa del genere ::))

  6. utente anonimo

    Uhm… Io faccio il filosofo, come Massimo. Ho fatto un sacco di sacrifici e mi sono fatto il mazzo nella vita… Non sono un genio, non credo di essere particolarmente dodato filosoficamente, ma ho sputato sangue per tanti anni. Ora ho 36 anni, e ho messo su un certo cv.Secondo me c'è gente più meritevole di me in giro, e gente meno. Quando in Italia e all'estero ho perso concorsi da gente che mi sembrava più meritevole, non è mai stato un grosso problema. Quando in Italia ho perso concorsi (truccati) da gente che mi sembrava meno meritevole di me, ho sofferto come un cane.Io ho la sensazione netta che, una volta concessi tutti i parametri che volete su ciò che non dipende da me, le mie caratteristiche innate, l'ambiente in cui sono cresciuto, etc. etc. etc. etc., ci siano state un sacco di circostanze in cui *potevo* decidere di non accettare una certa rinuncia, o di non sostenere una certa sofferenza, e invece l'ho fatto.Yes, di solito il merito si tira fuori quando ti gira male e, a tuo avviso, ingiustamente. E allora? Vorreste dirmi che queste cose sono stronzate, sulla base del fatto che "non esiste un unico metodo" per stabilire chi merita e chi no, o che la proprietà di essere meritevole è vaga o opaca e ha casi borderline?- Franz Berto –

  7. no, per carità, la questione non va liquidata! anche io credo di 'meritare', anche io ho buttato il sangue e non ho niente – letteralmente  – in mano. anche io ho sacrificato la mia vita alla filosofia e so cosa significa vedere persone 'meno meritevoli' andare avanti mentre praticamente faccio l'elemosina. cercavo altre angolazioni da cui leggere la questione – tutto qua, perchè penso che occorre proporre altre 'leve' con cui sollevare i problemi per aprire nuovi varchi a chi, come noi (mi permetto di accomunarci anche se non ci conosciamo perchè patiamo e combattiamo, peniamo e andiamo avanti) non rientra 'a priori' nella categoria degli 'eletti' (che il problema del merito alla fin fine non se lo pongono neanche). 🙂

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