Quel che una persona intelligente non può davvero pensare

"E siccome per quello che ti ho conosciuto mi sei sembrato una persona intelligente, sono convinto che in fondo alla tua anima nemmeno tu possa davvero pensarlo".
 
Nella discussione fra Francesco Cundari e Alessandro Gilioli, questa proposizione del secondo all’indirizzo del primo è quella che mi ha colpito di più. Quello che una persona intelligente non può davvero pensare secondo Gilioli (che è persona indubbiamente intelligente) è questo:
" … che questo paese sarebbe più civile e migliore se ai mascalzoni che ridevano del terremoto fosse stata garantita ‘la riservatezza’ ".
Una persona davvero intelligente non può pensare quello che Gilioli non può pensare. Dopo tutto, è un criterio.
Ora però: perché una persona intelligente non può davvero pensare una cosa del genere? Perché una persona intelligente non può davvero pensare che un diritto fondamentale (tale è la riservatezza di cui parla Gilioli) non può essere sacrificato solo all’esigenza di sapere qual genere di persone abiette viva a questo mondo? Faccio presente che Gilioli scrive la proposizione in questione a proposito della conoscenza, tramite pubblicazione dell’intercettazione, di parole moralmente riprovevoli pronunciate in una conversazione privata (gli imprenditori che ridono in occasione del terremoto pensando agli affari che faranno): perché una persona intelligente non può davvero pensare che un comportamento privato, moralmente riprovevole, abbia tutto il diritto di rimanere privato?
A costo di apparire non intelligente agli occhi di Gilioli (o forse peggio: complice delle abiezioni altrui) dirò: non mi è chiaro, non mi è affatto chiaro. (Però io ufficialmente sono dalemiano, e questo deve ottenbrarmi la mente).
Non voglio aggiungere altro; mi piacerebbe però invitare in conclusione Gilioli a riflettere su cosa significhi dire a un interlocutore che lui non può davvero pensare quello che pensa. Oppure, Dio non voglia!, Gilioli, che è persona intelligente, non ha, lui, pensato per davvero a quello che ha scritto?
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5 risposte a “Quel che una persona intelligente non può davvero pensare

  1. Scusami, o Socrate, ma per "intelligenza" cosa ha da intendersi in realtà? Due "intelligenti" non possono avere opinioni diverse? Forse che per "intelligenza" deve intendersi un'idea che, incarnandosi negli uomini (chiedo scusa per "incarnare"), li porta a opinioni simili? O è piuttosto uno strumento? Un'idea di strumento? E allora, quando quest'idea di strumento si incarna (come sopra) nell'argomentazione di ciascuno, che senso ha più l'"intelligenza"? Non basta valutare se l'argomento funziona o no?Gilioli è platonico, o Socrate, perciò ritiene che, correttamente incarnata (vedi sopra), l'"intelligenza" non possa che essere al servizio della Repubblica (intesa come istituzione, non come quotidiano). Cundari, invece, è un garantista, come Gorgia.E adesso vado, sennò mi si abbrustolisce il galletto sullo spiedo e Asclepio s'offende.

  2. utente anonimo

    (malvino: "intesa come quotidiano" mi pare più aderente ai fatti. anche per non sovrastimare gilioli, eh)bg

  3. utente anonimo

    Concordo sulla forma generale (che significa dire a una persona che non può davvero pensare quello che pensa??). Ma facendo proprio l'esempio di quell'intercettazione prendi un granchio.Tu chiedi: "Perché una persona intelligente non può davvero pensare che un comportamento privato, moralmente riprovevole, abbia tutto il diritto di rimanere privato?" Fin qui ok. Ma nell'esempio specifico il comportamento privato è di rilievo pubblico e di pubblico interesse per la semplice ragione che coloro che ridevano erano quelli a cui sarebbero stati assegnati gli appalti con i nostri soldi di contribuenti; quindi è interesse nostro sapere se ridono sulla pelle dei morti abruzzesi per ricostruire l'Abruzzo; giusto per potere dire: no i soldi a questi non glieli do. Condivido in questo la critica che ti ha fatto Gian Antonio Stella sul Corriere (anche se Stella non ha capito il senso generale del discorso).

  4. Il problema non è se tu, noi, il pubblico ha interesse a sapere, ma se ne ha il diritto. Non mi pare una differenza da poco (e comunque, sottoscrivo integralmente l'articolo di Cundari che ho linkato nel post qui sopra)

  5. utente anonimo

    Touché.(Sono quello del post # 3).

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