La svolta silenziosa

I campi emozionali della globalizzazione. Detta così, come l’ha detta Dominique Moïsi, sembra una cosa strana e complicata, e invece è semplice: l’Europa ha paura, il mondo musulmano si sente umiliato e offeso, mentre in Brasile, in Sudafrica, nei grandi spazi asiatici dell’India e della Cina prevale, crisi o non crisi, la speranza in un futuro migliore legata alla crescita economica, quasi sempre guidata da partiti progressisti (non marxisti) con una forte coloritura nazionale. Concludendo i lavori di un’intensa tre giorni dedicata dalla Fondazione Italianieuropei al tema del lavoro fra mercato e democrazia Massimo D’Alema ha a lungo insistito sulla costruzione europea come unica risposta possibile alla globalizzazione, e neanche questa è una cosa strana. Senza respiro europeo, infatti, la sinistra non andrà molto lontano. Nel corso della storia del ‘900 i partiti del lavoro hanno avuto un saldo terreno di gioco sul quale far valere le proprie rivendicazioni: era lo Stato nazionale, che però ha già dato tutto quello che poteva dare, cioè il Welfare e le politiche di inclusione sociale. Ora quel terreno non basta più: non è lì che si gioca la partita, e non è alle stesse condizioni che si gioca. Per giunta, una delle due squadre ha in panchina un bel po’ di giocatori, visto che una parte consistente della forza lavoro non gode, in quanto extracomunitaria, di diritti politici. Perciò o si costruisce un’Europa politica degna di questo nome – e le ultime settimane, con la crisi greca e i ritardi della risposta comunitaria dovrebbero parlar chiaro all’orecchio di tutti – , oppure è meglio chiudere la baracca: rassegnarsi alla perdita di centralità del lavoro, alla delocalizzazione, alla precarizzazione, alla terziarizzazione e prendere tutte queste trasformazioni così come vengono: cioè senza interloquire. Se poi negli ultimi trent’anni si sono spostate enormi ricchezze da una parte all’altra del campo, e se oggi i dati della disoccupazione giovanile delineano i contorni di un vero e proprio dramma sociale e generazionale, basterà dire che è la globalizzazione, bellezza, e cambiare argomento.
In effetti, l’impressione che a sinistra si sia un po’ cambiato argomento, negli ultimi anni, c’è stata ed è stata forte. Per un verso era indubbiamente necessario: bisognava appaesarsi dentro gli istituti liberali della democrazia rappresentativa. La stesso europeismo è per le forze ex comuniste, socialiste e socialdemocratiche una conquista abbastanza recente, salutare ma ancora insufficiente, a giudicare dalla bassa capacità di mobilitazione del mito dell’Europa unita. Per altro verso, però, cambiare argomento dà spesso l’impressione che non si sa più bene che pesci prendere, e forse neanche dove gettare le reti: fino al paradosso che lo scontento sociale, che dovrebbe gonfiare le vele dell’opposizione, non produce invece altro che insicurezza e rassegnazione, paura e forti dosi di tradizionalismo.
Da un po’ di tempo in qua anche il registro della riflessione filosofico-politica è mutato: è tutto un parlar forbito di diritti, di principi, di quadri normativi, di postulati etico-politici. In mancanza però di progetti istituzionali e di un aggancio ai processi storici reali, tutti questi bei modelli rimangono sulla carta, e il rischio che la sinistra si riduca ad una forza minoritaria, però nobile, però culturalmente alta ed esigente, si fa assai concreto. Non è che i filosofi se ne stiano stati sempre tra le nuvole, da Platone a Gramsci, passando per Machiavelli e Marx, c’è anzi una grande tradizione di tutt’altro segno. Però come si fa? Bisognerebbe non vergognarsi di quel che si vuole veramente, e invece di contare solo sulle risorse della società civile, mettere in campo un bel po’ di energia politica.
All’ombra dei templi di Paestum, dove Italianieuropei ha tenuto il suo seminario, qualcuno ci ha provato: timidamente, con molte cautele, ascoltando magari l’economista brasiliano senza peli sulla lingua (e un Lula nel motore), o il sociologo cattolico col bisogno di comunità. Come ai bei tempi, D’Alema ha cercato di fare quella che un tempo si chiamava la sintesi. Calmare i cuori rivoluzionari, rinvigorire i riformismi del tutto senza cuore, e dire la cosa che forse più gli premeva: son quindici anni che si dà addosso alla politica. Ma guardatela un po’ da sinistra, la vicenda italiana: meno politica, meno partiti – avrà o no significato più mercato, più società civile, di certo ha voluto dire più Berlusconi.

(Il Mattino)

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7 risposte a “La svolta silenziosa

  1. si,va bene, accetto tutto. sono d'accordo su tutto.però vi sfugge un aspetto fondamentale:la priorità  è la CO2, l'inquinamento, l'energia ,gli stili di vita,insomma in una parola l'ambiente.tra l'altro tema strettamente collegato al problema della povertà.e nn perchè io sia  fissato io, ma perchè lo dicevano già i latini:prima vivere, e poi filosofare..NB guarda che se Jesus non si decide a riscendere e/o a me non viene qualche buona idea "energetica", tra meno di 30anni, ci saranno dei flussi migratori incontrollabili..

  2. ….altro che le masse di veline a palazzo grazioli o villa cetosa,saranno molto più grosse e costituite da persone molto meno disponibili!!

  3. utente anonimo

    quindi la tre giorni si è coclusa con d'alema che ovviamente non ha dato nessuna linea guida per la sinistra italiana!! e meglio così grazie a persone come lui la sinistra sta da 15 anni all'opposizione…

  4. utente anonimo

  5. utente anonimo

    Non è vero che siamo all'opposizione da 15 anni: dal 1996 al 2001 abbiamo governato noi e, aggiungo, anche discretamente.Nel 2006 abbiamo rivinto le elezioni e governato fino al 2008Oggi devo dire che nutro una certa soddisfazione nel vedere che Tremonti copia alcune delle misure fiscali di Visco a suo tempo contestate non solo dalla destra ma anche da una parte del centrosinistraQuando il popolo del centrosinistra imparerà a non denigrare sempre tutto quello che proviene dalla sua parte, non solo il PD ma tutto il Paese ne trarrà giovamentoPSCondivido interamente il postBarbara 

  6. utente anonimo

    d'alema dopo la figuraccia che ha fatto in puglia dovrebbe soltanto andare in pensione.. poi possibile sui punti crociali il pd nn da risposte??  ad es nucleare, acqua pubblica, sul lavoro, possibile la crisi  che ha dimostrato come il capitalismo è un modello disumanoi ed iniquo.. non si è sentito dire niente di sinistra da questi uomin.. o  rimanendo legati all'attualità… possibileche d'alema dia un commento positivo al ddl sulle intercettazioni??e ancora invece di attaccare quella che lui chiama l'antipolitica faceva una figura migliore se avesse attaccato la manovra.. e i tagli sproporzionati alla cultura e all' istruzione..

  7. utente anonimo

     non dimentichiamo che in italia non è per niente semplice contrastare lo strapotere di mr.b, uomo incontinente abituato a comprare tutto e tutti , dotato di illimitata spregiudicatezza ed assolutamente  ignaro dell'esitenza della parola verità.sicuramente davanti a questo incivile e violento  modus operandi, l'uso di una dialettica politica scarsamente compatta ed avvolte distratta e fiacca,  risulta piuttosto insufficiente.del resto ieri sera, prima d'alema  ad "otto e mezzo"  e poi bersani a "ballarò"hanno chiaramente detto che berlusconi da soli non si riesce a mandarlo a casa!SOS: ROMANO COME BACK IN THIS  VALLEY OF TEARS

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