La domanda come domanda

C'è una domanda della relazione di D'Alema che non ho ripreso nell'articolo su Il Mattino, e che non è formulata da  Francesco Cundari nel suo lungo e notevolissimo articolo su Il Foglio (come al solito: vabbè che Francesco è un amico, ma quanti giornalisti italiani si possono permettere di scrivere articoli così?), ed è la seguente: il mutamento della collocazione del lavoro, che non è più il fondamento della costruzione di una soggettività politica , è irreversibile, oppure è il frutto dell'egemonia neoliberista? D'Alema ha anche aggiunto che siccome parliamo di processi storici non possiamo prendere nulla per ineluttabile, ma anche l'invenzione della ruota è frutto di un processo storico, e nessuno pensa che si possa, almeno nel breve periodo, tornare a prima dell'invenzione della ruota.
Io però vorrei domandare sulla domanda, e chiedere: tenere in piedi la domanda come domanda, senza affrettarsi a rispondere, aiuta o non aiuta? E' la domanda stessa segno che l'egemonia neoliberista perdura, oppure serve a non farsi troppe illusioni? (O perlomeno: a pensare che da cinquant'anni in qua la filosofia politica non ha fatto solo passi indietro).

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2 risposte a “La domanda come domanda

  1. utente anonimo

    Scusa, ma intanto ci sono due cose che mi sembrano inesatte: ineluttabile e irreversibile non hanno lo stesso significato (nemmeno nell'ambito dei processi storici), e non è affatto detto che ciò che non è ineluttabile, una volta avvenuto, sia poi reversibile.   Poi, l'alternativa breve/lungo periodo è poco rilevante: nel breve periodo ben poco è reversibile, nel lungo periodo quasi tutto lo è, ma questo non vuol dire che ciò che è possibile sia anche desiderabile (è possibilissimo tornare a prima della ruota!)Ma a me pare (dico pare perché non ho assistito al seminario, e quindi parlo in base al tuo articolo e a quello di Cundari) che forse c'è un problema più generale. Qui stiamo parlando di crisi/trasformazione del lavoro solo in Italia o anche nel resto del mondo? Il fenomeno è tutt'altro che uniforme. Per es., dove Cundari parla di inversione tra i ruoli sociali del lavoro qualificato e di quello non qualificato, sta parlando di un fenomeno che è più italiano che europeo, e più europeo che americano o mondiale. Ma allora siamo sicuri che c'entri il 'neoliberismo' o altri ismi, e non invece più semplicemente il fallimento delle politiche italiane?Ciao,Luca Simonetti

  2. Sulle inesattezze: beh, sia l'ineluttabile che il breve periodo sono semplicemente scherzosi. Sulla questione italiano/europeo/mondiale hai ragione: sono distinzioni di ambito importanti (che peraltro D'Alema ha richiamato nel corso del suo intervento). Resta che noi abbiamo un problema più immediato con la politica italiana…

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