D'Alema nel club dei progressisti

La "famiglia progressista europea alla quale appartengo": nell’indirizzo di saluto rivolto ieri all’Assemblea che lo ha eletto all’unanimità presidente della Foundation of European Progressive Studies, Massimo D’Alema ha usato questa espressione, né d’altra parte avrebbe potuto usarne una diversa, dal momento che la Fondazione, della quale fanno parte partiti politici, fondazioni e think tanks collegati al partito del socialismo europeo, promuove, per l’appunto, i "progressive studies".
Si tratta dunque dei progressisti, e siccome in Italia le questioni sui nomi vengono gettate tra i piedi per non affrontare i problemi, è bene precisarlo. Il fatto che D’Alema si trovi ora a guidare l’organismo che ha tra i suoi compiti la rielaborazione della piattaforma politica del Pse pare infatti che susciti preoccupazione in alcuni settori del Pd: il partito inclinerebbe troppo dal lato della tradizione socialista o socialdemocratica, e attingerebbe poco al filone popolare, a quello liberaldemocratico e alle altre esperienze riformiste confluite, in Italia, nel Pd.
Se però uno legge il seguito di questo primo, breve discorso di D’Alema da presidente della FEPS trova qualcosa di interessante. Trova anzitutto l’affermazione della necessità di un nuovo progetto per l’Europa – e la cosa è ben comprensibile, visto che europeo è il board della Fondazione ed europeo il suo raggio d’azione. Trova poi, alla impegnativa voce: "visione del mondo", l’invito a guardare il mondo senza vizi eurocentrici, prendendo atto che "c’è molto da imparare dai progressisti e dai democratici" alla guida dei paesi emergenti, di economie che stanno cambiando in maniera prepotente gli equilibri internazionali e, per dirla tutta, il volto del pianeta.
Di nuovo, dunque: progressisti e democratici. C’è di che rassicurare chi teme la socialdemocratizzazione del partito democratico. Perché, per dirla in maniera approssimativa ma efficace, oggi la situazione è questa: in Europa, dove la sinistra è dominata da partiti di tradizione socialista, queste forze si trovano quasi dappertutto all’opposizione; nel resto del mondo, negli Stati Uniti, in Brasile, in India, dove invece le forze di progresso non provengono direttamente dal tronco del socialismo, sono proprio queste forze a governare. La necessità di confrontarsi con esperienze nuove e diverse, mantenendo fermo l’ago della bussola sulla democrazia politica, i diritti degli individui e la giustizia sociale, è dunque molto più di una formula di cortesia del neo-Presidente D’Alema, ma più anche dei timori di Beppe Fioroni o di Dario Franceschini, che, giustamente, non vogliono morire socialisti: è scritta infatti nelle cose stesse, nel crescente peso che, a livello mondiale, hanno partiti progressisti e democratici non socialisti.
Altra cosa è invece se i timori dei democratici nostrani discendono dalle timidezze con cui si intendono mettere in campo nuove politiche di stampo autenticamente riformista, che non siano soltanto la copia sbiadita di quel che già la destra sa fare, in Italia e in Europa. Su tutti i temi dell’agenda europea, infatti, il cantiere è aperto e i materiali da costruzione tanti e diversi, ma è il progetto stesso che ha bisogno di essere riveduto e corretto. È infatti evidente che il compromesso fordista, chiamato a garantire sviluppo, diritti sociali e occupazione è saltato, e che nel mare magno della globalizzazione, solcato dai venti tempestosi della crisi economica e finanziaria, non lo si può riscrivere senza andare oltre le ricette socialdemocratiche proposte nel ‘900 su scala nazionale. Quel che forse è meno chiaro è in quale direzione bisogna allora muoversi, per meritarsi se non il nome di socialisti perlomeno quello di progressisti e democratici. Al di là dei doverosi convenevoli, c’è un passaggio del discorso di D’Alema che non è affatto di circostanza, ma anzi apertamente autocritico. È il seguente: "Noi ci siamo forse troppo adeguati al linguaggio della globalizzazione capitalistica, che ci ha frenato nella nostra volontà di porre riparo alle diseguaglianze crescenti generate proprio dalla globalizzazione, cosa che ci ha fatti apparire agli occhi dei cittadini come corresponsabili della crisi e delle sue conseguenze".
In realtà, c’è qualcosa di più di un’apparenza, visto che negli anni 90 il centrosinistra è stato al governo in gran parte dell’Europa. Ma in ogni caso il punto è se il partito democratico, messe da parte le questioni nominali, voglia davvero affrontare oggi la battaglia per le idee di domani con questa determinazione e questa visione politica, o se invece non si ha più l’animo per caratterizzare un partito politico, progressista e democratico, nella lotta per la riduzione delle diseguaglianze. Perché, nel primo caso, è probabile che tutti gli affanni sull’identità svanirebbero d’incanto.
Annunci

2 risposte a “D'Alema nel club dei progressisti

  1.  

    Penso che D'Alema possa dare molto al progressismo europeo.Al di là delle vuote dispute nominalistiche,sono convinto che in Europa serva un partito ben organizzato e democratico nell’essenza.Ritengo necessario che interpreti la società attuale alla luce dei valori quali: la democrazia, la libertà, la dignità, il pensiero che ciascuna persona ha valore in quanto tale e non è mai un mezzo, l’equa eguaglianza delle opportunità.
    Che abbia nel proprio codice genetico l’idea che ogni aumento delle risorse della società vada ad aumentare le risorse a disposizione degli “ultimi”, il pensiero che se uno cade lungo la strada della vita è aiutato (in quanto persona). Insomma, senza entrare negli aspetti della vita umana che ,auspicabilmente, debbano essere resi eguali, parlo dell’aspettativa di “una vita fiorente. 

  2.    Naturalmente auguro buon lavoro al presidente. Lu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...