Ricusato, con pieno merito

Alla fine ho scherzato: qui la filosofia si vuole che non c'entri nulla, come presidente della giuria mi sento ricusato! E non si era ancora messa ai voti la sentenza, in cui m'è toccato un po' di fare la parte di Ponzio Pilato: io me ne volevo pilatescamente lavare le mani, mentre invece il popolo vociava e gridava Barabba, e quindi ho messo ai voti la sentenza. E benché io avessi mandato assolto per insufficienza di prove, il pubblico ha voluto e ottenuto l'assoluzione piena.
Sto parlando del processo alla meritocrazia, organizzato dai Giovani Democratici in quel di Cortona, nell'ambito della Scuola di formazione che si è tenuta colà, per tre giorni. C'erano le persone informate dei fatti, Lorenzo Sacconi e Giulio Zanella, rispettivamente per l'accusa e per la difesa; c'era il PM, Francesco Cundari (con il cui ufficio ho vergognosamente tramato, in assenza della separazione delle carriere) , e c'era l'Avvocato della Difesa, Andrea Romano.
Giulio Zanella ha ripreso la linea della sua esposizione sul blog noiseFormAmerika. Radio radicale offre la registrazione dell'intera serata. Per parte mia, mi riservo di tornare sull'argomento: nonostante abbia detto qualcosa in maniera sommaria nell'introdurre il dibattimento, mi piacerebbe dire qualcosa sull'argomento portato in particolare da Zanella, a difesa del merito.

Per ora mi limito a commentare, prelevandoli dal suo blog, un paio di commenti (che riporto). Il primo, di tale Federico, che c'era, e che scrive:
"chi ha parlato prima di te [di Zanella] ha fatto scappare dalla noia e dallo sconforto (sembrava un dibattito pseudofilosofico da convegno) molta molta gente".
Il secondo, di Zanella medesimo, in replica:
"Sacconi mi ha detto a cena che ha apprezzato "il candore" con cui ho affrontato il tema. Secondo me intendeva questo: se avessi parlato con tanta nonchalance di queste cose trent'anni fa, diciamo nel 1978, non l'avrei passata liscia. Io lo prendo come un complimento, e riconosco che riflette almeno in parte un puro fatto generazionale.  La sua generazione approccia questo tema con una certa gravitas che rende l'oratore difficile da seguire — anche se per me il suo intervento e' stato abbastanza chiaro e ben fatto. Quella generazione ha fatto per anni battaglie culturali su queste cose.  La differenza e' che la mia e' una generazione post-ideologica e quindi possiamo discutere di queste cose in maniera piu' rilassata, senza per questo banalizzare il tema".

Ora, siccome scrivo su un blog (sia pure sempre di meno) figuriamoci se mi voglio ergere qui a difesa della "certa gravitas". E siccome ognuno è libero di trovare pseudo-qualcosa qualunque cosa, figuriamoci se voglio difendere la mia introduzione o l'intervento di Sacconi o quello di non so chi (però mi piacerebbe che mi venisse tracciata la linea di demarcazione fra filosofia e pseudo-filosofia: sospetto che la linea passi fra filosofia e roba seria, e che quindi l'uso di pseudo fosse abbastanza ridondante). Però:
1. Non c'è nulla di più ideologico della distinzione a-problematica fra ideologia e non ideologia (fra anni ideologici e anni non ideologici). Non dico in generale, dico proprio di questi tempi. E' un frutto dello spirito del tempo pure questo, cioè di un bel po' di idee governate da pregiudizi, presupposti, non discussi e assunti inavvertitamente in maniera dogmatica;
2. Tra questi pregiudizi e presupposti, in questo spirito del tempo aleggia pure l'idea che la filosofia è (quasi sempre) pseudo-filosofia, e che in ogni caso quando si bada al sodo e si tratta di merito, di robe come incentivi, premi alla produzione, raccomandazioni e posti di lavoro, figli di papà e mobilità sociale, sentir parlare di Platone e Rawls è roba da mani dei capelli (che si trattasse di una Scuola di formazione evidentemente non vuol dir nulla, a chi la pensa così).

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