Pd, la sindrome dei rottamatori

In un quadro in cui l'incertezza domina sovrana e rende difficile fare previsioni che vadano oltre il prossimo weekend, una cosa è certa: il dato anagrafico. Certezza biologica e non politica: Berlusconi ha superato i settanta, anche se non li dimostra (né li vuol dimostrare); Fini di anni ne ha invece 58: c'è quasi una generazione di mezzo. A sinistra, Bersani di anni ne ha quasi 60, mentre il suo giovane rottamatore, il sindaco di Firenze Renzi, ne ha poco più della metà. C'è insomma, da una parte e dall'altra, chi può sedersi sulla riva del fiume ed aspettare di veder passare il cadavere politico dell'avversario.
Ma in politica a nessuno è consentito aspettare, e così i più giovani non ne vogliono sapere di attendere docilmente il loro turno, mentre i più anziani non sono così longanimi da farsi graziosamente da parte. Evidentemente, non basta il calendario a regolare i tempi della politica.
In realtà, l'età, la gioventù, la novità, il ricambio sono armi politiche. Armi che non avrebbero forza alcuna se non trovassero appoggio in difficoltà e limiti obiettivi. Non è un caso che, finora, il problema si sia posto e si ponga a sinistra con molta più insistenza che a destra, nonostante il capo del governo sia di gran lunga più anziano del dirimpettaio Bersani. Il quale, a sua volta, dovesse essere il futuro candidato premier, potrà comunque dire ai suoi giovani contendenti di essere meno anziano di Prodi, ascrivendo così a se stesso il merito di avere svecchiato il centrosinistra!
Il problema, dunque, non è né può essere l'età. La proposta-simbolo di Renzi – tre legislature e poi basta, mentre i baldanzosi grillini di legislature ne farebbero fare solo due – avrebbe avuto il difetto, se applicata nel secolo scorso, di sbarrare la strada a De Gasperi e a Moro, a Spadolini, a Craxi e a Berlinguer. In giro per l'Europa, con la regola del quindicennio e poi tutti a casa Renzi avrebbe rottamato, per dirne solo un paio, Helmut Kohl prima dell'unificazione della Germania e François Mitterand prima dei suoi lunghi settennati all'Eliseo. La cosa è abbastanza insensata perché la si possa prendere seriamente. E d'altra parte, il Parlamento non è (o non dovrebbe essere) un circolo sportivo o un centro di bellezza in cui si entra in base all'età ed al gentile aspetto.
Torniamo dunque ai nodi e ai limiti della politica. Sono questi a dare fiato a proposte come quelle di Renzi: la (comprensibile e condivisibile) voglia di nuovi indirizzi politici molto più della voglia di gioventù. Indico qui tre di questi ormai storici nodi. Il primo: l'assetto istituzionale del Paese. Sono più di trent'anni che l'Italia ha in agenda le riforme: comunque si giudichino le nostre attuali istituzioni, un senso di vecchiezza lo acquisterebbero comunque, sottoposte come sono, in un arco di tempo così ampio, a un simile logorìo di argomenti, convegni, commissioni, disegni di legge, reso ancora più accentuato dal carattere di transizione infinita che la seconda Repubblica ha acquistato.
Il secondo riguarda le forme di riproduzione del ceto politico, aggravate dalla legge elettorale senza scelta dei candidati e, ancor più, dalla liquefazione dei partiti. È ben evidente infatti che quanto più i partiti diventano un fatto personale e addirittura patrimoniale, tanto più la lotta politica diventa un fatto non politico e ideale, ma biografico e anagrafico. Quanto meno sono contendibili, tanto più i loro leader appaiono inamovibili.
Il terzo riguarda, molto banalmente, la forza e l'autorevolezza dell'azione politica. Fosse alta, nessuno si preoccuperebbe del numero dei mandati parlamentari, e in mancanza di una dimostrazione che la qualità dipende dall'età – biologica e parlamentare – è preferibile pensare che, al contrario, quando la qualità scade, allora si tira in ballo di tutto, anche l'età.
Insomma: Renzi tenga pure in questi giorni la sua giovanilistica convention, e faccia respirare al paese un vento impetuoso di novità. Dopodiché, il migliore augurio che gli si potrà rivolgere quale sarà, se non di avere lunga, lunghissima vita politica?
P.S. I denigratori della politica, che ci sono e fanno bene ad esserci, diano però uno sguardo anche ai meccanismi dell'età e del ricambio che vigono nella società civile, che si suppone sempre più virtuosa della società politica ma che, giudicata col metro dell'età, tale forse non è.
(Il mattino)

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