Partiti in crisi il ricambio che non c'è

La canzone che sentiamo ripetere ogni giorno comincia così: in quale altro paese al mondo…? Ed effettivamente: in quale altro paese al mondo ci si può trovare con un capo del governo che attende di essere processato per concussione e prostituzione minorile? E che per soprammercato deve fronteggiare contemporaneamente anche altri tre processi, e districarsi nella selva di ben quattro udienze solo nelle prossime settimane? A destra però è pronta la risposta: e in quale altro paese al mondo, di grazia, può accadere che il capo del governo sia sottoposto ad attenzioni così massicce da parte della magistratura, da diciassette anni in qua? Ora, è ben vero che siamo anche l'unico paese al mondo che celebra da più di sessant'anni un festival della canzone, ma è presumibile che gli italiani siano stanchi di vantare così singolari caratteristiche. O meglio: a giudicare dagli ascolti il Festival di Sanremo vogliono tenerselo ancora; a giudicare dai sondaggi, gli altri primati, invece, li mollerebbero volentieri.
Già, ma come si fa? Tra le eccezioni che altri paesi non ci invidiano sta anche la peculiare natura di un sistema politico che nessuno vorrebbe perpetuare tale e quale, delle cui palesi insufficienze tutti si rendono conto, ma che tuttavia non si riesce a cambiare. E infatti: in quale altro paese al mondo è possibile che la maggioranza non abbia in se stessa le risorse politiche e insieme le personalità idonee per favorire un ricambio, qualora la situazione lo richiedesse (e, francamente, la situazione sembrerebbe proprio richiederlo)? In verità non è che non ce l'abbia, ma la presa personale e proprietaria di Berlusconi sul suo partito (unica al mondo pure questa) impedisce che queste risorse possano emergere in maniera fisiologica e fa sì che l'unica alternativa presa in considerazione  a destra abbia la forma del «muoia Sansone con tutti i filistei» – che non è la più desiderabile in una democrazia parlamentare.
D'altra parte, come si fa a dire che nel centrosinistra tutto è pronto per il passaggio di consegne? Fino a qualche settimana, si poteva ancora dire: in quale altro paese al mondo l'opposizione non chiede a gran voce le elezioni, di fronte all'evidente crisi della maggioranza? Da qualche settimana i toni sono cambiati, ma di qui a dire che le opposizioni hanno già pronta una proposta politica da avanzare al paese ce ne corre. E se i leader veri o presunti giocheranno ancora a lungo con il mazzo di carte dei candidati premier, pescando ogni volta una carta diversa, si può scommettere che ce ne vorrà ancora parecchio.
Naturalmente, prima o poi alle elezioni finiremo con l'andarci per davvero: anticipate o no che siano. Ma è alto il rischio di portare innanzi al corpo elettorale solo le rispettive, non troppo distanti incapacità. Quella del centrodestra, che non sa vedere nulla oltre Berlusconi, e quella del centrosinistra, che ancora non sa veder se stessa oltre Berlusconi.
Il che può voler dire una sola cosa: che le eccezioni continuano, e si ricomincia.
E così: in quale altro paese al mondo partiti personali si fanno e si disfano nel giro di mesi, o addirittura di settimane? E in quale altra democrazia al mondo c’è una simile concentrazione di potere politico, economico, mediatico? In quale altro paese al mondo i giornali rigurgitano di intercettazioni come nel nostro? E in quale altra democrazia al mondo gli opposti schieramenti o hanno una fisionomia puramente personale o faticano ad averne una? (E già che ci siamo: in quale altro paese al mondo viene messa in forse persino la celebrazione del 150° anniversario dell’unità nazionale?).
La canzone potrebbe proseguire ancora, senza che si veda con chiarezza la via di uscita da uno schema di confronto politico dal quale è francamente difficile aspettarsi qualcosa di buono. Ma, canzone per canzone, visto l’attaccamento che gli italiani dimostrano per il Festival, auguriamoci almeno che Sanremo abbia più lunga vita non solo della DC, del PCI e della prima Repubblica, ma anche di questa così sgangherata seconda Repubblica. Che avrebbe dovuto allineare il Paese alle altre democrazie europee, e che invece, senza uno scatto di orgoglio e di responsabilità, potrebbe allontanarcene definitivamente.
 
(Il Mattino di ieri)

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