Dimostrazione dell'esistenza di Dio

A cura di Robert Spaemann:
"Il 'futurum exactum' è per noi necessariamente connesso al presente. Dire di qualcosa che è adesso, equivale a dire nel futuro che quella cosa è stata. In questo senso ogni verità è eterna. Il fatto che il 10 dicembre 2009 numerose persone si siano riunite a Roma per una conferenza di Robert Spaemann su 'Razionalità e fede in Dio' non è vero solo il 10 dicembre, ma è vero per sempre. Se noi oggi siamo qui, noi domani 'saremo stati' qui. Come passato, come 'essere stato' del futuro anteriore, il presente rimane sempre reale. Di che tipo è questa realtà? Si potrebbe dire: nelle tracce che essa lascia. […]

"Tuttavia il ricordo prima o poi svanisce. E prima o poi nessun uomo ci sarà più sulla terra. Alla fine perfino la terra scomparirà. Poiché al passato appartiene sempre un presente, del quale il passato è passato, dovremmo dunque dire che  con il presente che ricordiamo scompare anche il passato, e il futuro anteriore perde il suo significato. Tuttavia è proprio questo che non possiamo pensare. La proposizione 'nel futuro più lontano non sarà più vero che noi questa sera eravamo riuniti qui' è insensata. Non si lascia pensare. Se noi un giorno non saremo più stati, allora noi di fatto non siamo reali neanche adesso, così come il buddismo afferma in modo consequenziale. Se la realtà presente un giorno non sarà più stata presente, allora essa non è affatto reale. Chi elimina il futuro anteriore elimina il presente.

"Tuttavia, ancora una volta: di quale tipo è questa realtà del passato, l’eterno essere vera di ogni verità? L’unica risposta suona così: siamo costretti a pensare una coscienza che custodisce tutto ciò che accade, una coscienza assoluta. Nessuna parola pronunciata un giorno sarà un giorno non pronunciata, nessun dolore non sofferto, nessuna gioia non vissuta. Il passato può diradare, ma non si può fare in modo che non sia stato. Se la realtà esiste, allora il futuro anteriore è inevitabile e con esso il postulato del Dio reale. 'Io temo – così scrive Nietzsche – che non ci libereremo di Dio finchè continuiamo a credere alla grammatica'. Il problema è che non possiamo fare a meno di credere alla grammatica. Anche Nietzsche ha potuto scrivere quello che scrisse soltanto perché ha affidato alla grammatica ciò che ha voluto dire".

(Si trova qui. La cosa che mi piace è che per fare reale la realtà per Spaemann ci vuole una coscienza). 

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