La Repubblica dei filosofi

Chi sarà il candidato centrosinistra a Napoli ancora non si sa. Repubblica, facendo onore alla testata, sente i filosofi: Biagio De Giovanni, Roberto Esposito, Aldo Masullo. Uniti nel no a De Magistris.

(E io sono d'accordo coi singoli pezzetti: De Giovanni ora ci vuole un politico "serio, auturevole e colto" [e magari anche popolare]; Esposito l'Annunziata era la tipologia giusta [ma niente: non può esserlo più?]; Masullo la storia dei sindaci di Napoli è Valenzi e poco altro [e dimentica il primo Bassolino, per fatto personale]).

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2 risposte a “La Repubblica dei filosofi

  1.  Caro Massimo,
    non voglio rubare tempo ai tuoi mille impegni, ma ti sarei grato se mi facessi lume su un punto del tuo post La Repubblica dei filosofi (Azioneparallela, 28.2.2011), quello in cui scrivi: “Per [il professor Aldo] Masullo la storia dei sindaci di Napoli è [Maurizio] Valenzi e poco altro”, per poi aggiungere: “E dimentica il primo [Antonio] Bassolino, per fatto personale”. Ti confesso che “per fatto personale” mi incuriosito molto e mi sono messo a cercare in giro, convinto di trovare un fatto – appunto – personale. Ti scrivo per sapere quale sia, perché ho trovato solo ragioni eminentemente politiche nell’implicito – molto implicito – giudizio negativo espresso da Masullo su Bassolino; e vengo così a ricostruire quanto segue.
    Dopo l’arresto del segretario provinciale del Pds, Benito Visca, poi assolto, la federazione napoletana era stata commissariata e il commissario era Bassolino. “Da commissario a candidato sindaco il passo fu breve, ma non semplice”, racconta Ottavio Lucarelli (la Repubblica, 5.12.2003), perché “nel partito c’erano forti aree di dissenso”, ma “demoliti al primo turno Massimo Caprara che rappresentava l’ormai dissolto pentapartito e dissolta l’illusione rappresentata da Alleanza democratica di Tino Santangelo, al secondo turno rimase Alessandra Mussolini che, targata Msi, non aveva speranze. In realtà in quel 1993 lo staff di Bassolino temeva un solo concorrente”, e cioè Masullo, “che godeva di un poderoso sostegno da parte della società civile e da una parte consistente del Pds, ma che rifiutò la candidatura”. Che tu sappia, non andò così? “La candidatura mi fu offerta da autorevoli esponenti della sinistra – spiegava Masullo – ma in realtà non avevo alcuna intenzione di assumere un incarico che mi avrebbe impedito di proseguire l’attività di studioso”. La ritieni una scusa? Sai di altri motivi? Questioni di soldi? Di fica? In questo, sì, vedrei il “fatto personale”, mentre invece, riguardo all’elezione di Bassolino a sindaco di Napoli, la spiegazione della sua delusione era data in questo modo: “Furono giorni di grande esaltazione civile perché sembrò a tanti di poter cambiare radicalmente la città passando dalle macerie del vecchio sistema a una nuova vita. Sono speranze che esplodono nel momento in cui un nichilismo di fondo fa perdere tutti i riferimenti stabili e, dunque, la prima occasione di una novità positiva viene accolta con passione. A volte anche con esagerata passione”. Sembrerebbe, insomma, che di personale non ci sia proprio niente, perché per molti si trattò proprio di una esagerata passione presto seguita da una grande delusione. Non un pretendente a Palazzo San Giacomo (“non avevo alcuna intenzione di assumere un incarico che mi avrebbe impedito di proseguire l’attività di studioso”), tanto meno un pretendente sconfitto: “Venne anche Massimo D’Alema a trovarmi nella mia casa del Vomero e lo rassicurai che non volevo certo intralciarli. Ma Bassolino continuava ad essere agitato, preoccupato, e allora lo invitai nel mio studio all’Università e gli dissi che non mi sarei candidato. Gli dissi che poteva stare tranquillo”. Ed è noto che Masullo dichiarò il suo sostegno a Bassolino. Quale “fatto personale”, dunque, spiega quello che t’è parso il malanimo odierno di Masullo?

  2. Caro Luigi, sono andato a memoria. Per fatto personale intendevo (in maniera – lo ammetto – approssimativa) il coinvolgimento personale di Masullo nelle vicende che precedettero la sindacatura di Bassolino. Per quel che vale, mi riferivo comunque all'esperienza consiliare precedente, ed è l'unico punto su cui integro la tua ricostruzione, perché altrimenti sembra che Masullo non volesse far altro che lo studioso. Dal suo sito: http://www.aldomasullo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=165:masullo-candidato-sindaco&catid=19:impegno-politico-civile&Itemid=12 E' una cronaca che ricordavo sommariamente, ma di cui mi aveva colpito la scansione cronologica, dettagliata in alcuni punti fino all'ora. Rileggendola adesso, segnalo solo queste parole: "Il Pds non valuta minimamente la possibilità di candidare nuovamente Masullo, neanche accompagnando il suo nome a quello di Bassolino e di altri a formare una lista di potenziali candidati da sottoporre alla valutazione delle forze sociali e degli altri partiti della coalizione progressista.". Col che non voglio dire che Masullo fosse allora animato o che sia ora animato da risentimento personale: confermo di avere usato l'espressione in modo largo. E noto che la pagina si conclude sottolineando il voto favorevole di Masullo a Bassolino. Ma mi pare plausibile ritenere che un uomo (che stimo) a cui il Pds aveva chiesto molto prima di puntare su Bassolino abbia potuto avere un giudizio su quella fase segnato anche dalla sua personale esperienza. Tutto qui.

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