Il Pd riparte dalla questione meridionale

Trovare traccia del Mezzogiorno nell’agenda politica nazionale è impresa ardua. Gli annunci del governo non sono mancati: grandi investimenti infrastrutturali, incisivi interventi sulla fiscalità, e una banca nuoca di zecca, la Banca del Sud. Quelli che all’annuncio dovevano seguire, i fatti, sono però mancati clamorosamente. Ed è facile pronosticare che continueranno a mancare, vista l’egemonia leghista sul governo: non c’è politica del governo, dall’economia alla sicurezza, dall’immigrazione alla destinazione dei fondi europei, in cui Bossi e la Lega non ci mettano lo zampino, di regola a discapito del Sud.
È comprensibile che il Pd provi dunque a ripartire dal Mezzogiorno. E la convention che si apre oggi a Bari, con il sindaco Emiliano a far da padrone di casa e i segretari regionali in prima fila e a dar man forte Fioroni, Bindi, D’Alema (che tirerà le conclusioni), dovrebbe avere anzitutto questo significato: il governo non fa nulla per il Sud, ma il Sud non può più aspettare.
In realtà di significati ne vorrebbe avere più d’uno. Di mezzo c’è infatti anche il fenomeno Vendola, a cui il partito democratico non può più lasciare l’intero palcoscenico, qui al Sud: bisogna dunque dimostrare di avere un’idea di sviluppo, una proposta politica, e una capacità di visione più forte e convincente delle narrazioni vendoliane. Di mezzo c’è poi una sottile questione generazionale. La classe dirigente locale deve crescere e trovare il suo spazio, e non può lasciare che a fare la parte dei giovani innovatori siano, nel Pd, solo i Renzi e i Civati, il fiorentino e il meneghino. Anche il Pd meridionale deve, insomma, produrre nuova classe dirigente. E in effetti, al di sotto del Garigliano, non sono pochi i dirigenti con meno di quarant’anni , che di essere rottamati prima ancora di essersi messi alla prova, di legare il loro nome a stagioni politiche ormai superate non  dovrebbero avere nessuna voglia.
Ma c’è soprattutto la questione più ampia e generale, la necessità di porre la questione meridionale come questione nazionale. Qui c’è veramente, per il centrosinistra, lo spazio per una proposta politica forte e ben riconoscibile. Cosa infatti sta accadendo dalle parti del Pdl? Che in forza del gran condizionamento esercitato  dalla Lega, il ceto politico meridionale è entrata in fibrillazione: e da Micciché alla Carfagna – passando per lo stesso Caldoro – prova a organizzarsi in forme spiccatamente autonome, un piede dentro il Pdl e un piede se non proprio fuori almeno sulla soglia. Prende sempre più forma uno schema con il quale il centrodestra si propose già nel ’94, all’alba della seconda Repubblica: al Nord si lascia mano libera alla Lega, al Sud si dà la stura a autonomismi, localismi, leghismi meridionalistici, sigle che sul piano nazionale significano poco o nulla, ma che servono comunque a drenare consenso, cercando di non subire più lo smacco leghista.
In questo modo, però, c’è davvero, per il Pd e più in generale per l’opposizione, la possibilità di disegnarsi un ruolo e finanche una funzione storica, quella di tenere unito il Paese: non per ragioni meramente patriottiche (le quali, peraltro, non guastano), ma perché è solo in un quadro nazionale unitario che l’Italia può ritrovare il sentiero della crescita – e un ruolo nel consesso europeo.
Insomma, le premesse ci sono tutte. Il titolo dell’iniziativa, peraltro, è immaginifico e battagliero: «Mezzogiorno di fuoco», come il capolavoro di Zinnemann, con Gary Cooper nei panni dello sceriffo solitario. Al di là dell’effetto epico e roboante, il film però qualche dubbio lo fa venire. Il western raccontava infatti di uno sceriffo che, abbandonato dalla popolazione, deve affrontare da solo una banda di pistoleri. E solo dopo che la sparatoria finale si è consumata, i pavidi cittadini di Hadleyville escono fuori dalle loro case, mentre lo sceriffo, un Gary Cooper premiato dall’Oscar, lascia la città gettando via la stella. Una vittoria che sa di sconfitta.
Forse a Emiliano piaceva la parte dello sceriffo, forse no. Quel che è certo, è che il Pd dovrebbe provare a recitare un altro ruolo: quello di un partito che torna ad essere credibile tra la gente e ad averla dalla propria parte. Perché se i cittadini resteranno a guardare, non basterà nemmeno uno sceriffo per ogni città a ripulire le strade del Sud. E soprattutto per costruirne di nuove.

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