Cassius Clay e il neutrino

Si potrebbe cominciare dal grande Cassius Clay, peso massimo famoso per la velocità con cui portava i suoi colpi, che di sé diceva: “Sono così veloce che l’altra notte ho spento l’interruttore della luce nella mia camera da letto, ed ero nel letto prima che la stanza fosse buia”. Oppure chiedere a un bambino, il quale sa già rispondere alla domanda se ci sia qualcosa più veloce della luce: è il pensiero, grida trionfante. La notizia è infatti così straordinaria, che si fa fatica a collocarla nel quadro dell’attività scientifica ordinaria, sotto la voce: “scoperta”. Di scoperte se ne fanno tante, quotidianamente, nei laboratori di tutto il mondo, ma questa dei neutrini che si lasciano la luce alle spalle e tagliano per primi il traguardo del Gran Sasso non è una scoperta: è una rivoluzione. Se confermata. Per le conferme ci vorrà del tempo: verifiche, controlli, nuovi esperimenti, tutto quello, insomma, che la scienza fa per meritarsi i titoli di sapere controllabile, riproducibile, falsificabile. Ma, dopo tutto questo, gli scienziati avranno sul tavolo il piatto di cui vanno più ghiotti: un’anomalia, qualcosa che non sta dentro il paradigma scientifico dominante. L’epistemologo Thomas Kuhn distingueva i periodi di scienza normale dai periodi di scienza straordinaria: nel corso dei primi, i problemi da risolvere si mantengono entro una cornice teorica generalmente accettata dalla comunità scientifica; nel corso dei secondi, i rompicapo si accumulano, le anomalie sono tali e tante che i principi stessi della teoria devono essere riveduti. Per alcuni, tra i due paradigmi si crea uno iato insuperabile; per altri no, la scienza prende sempre le vie più razionali. Ma resta il fatto che, a cambiamento avvenuto, il paesaggio teorico risulta profondamente mutato. Un neutrino da solo non basta, ma l’esperimento del Cern starebbe preparando qualcosa del genere. Se confermato.

Mentre però la scienza si mette sulla soglia di una così profonda rivoluzione, la Terra, abbastanza ignara di tutto ciò, se ne sta ferma, quieta, là dove è sempre stata. O per meglio dire: si muove, certo, compie il suo giro attorno al sole – perché Copernico aveva ragione e Tolomeo torto, Galileo ragione e il Sant’Uffizio torto (e anche quella fu una bella rivoluzione) –,  ma in altro senso la Terra, l’Arca originaria, come diceva Husserl, non si muove, e rimane il suolo di ogni possibile esperienza. Un assoluto, insomma. Così assoluto che Husserl faceva l’ipotesi di un uccello che volando raggiungesse la Luna: non avrebbe meno il terreno sotto di sé, spiegava, secondo un orientamento corporeo fondamentale che procurerebbe ancora alla sua esperienza di volatile un senso unitario. “Che cosa significa due Terre?”, chiedeva il filosofo. E rispondeva: “non due Terre, ma “due pezzi di una sola Terra, con una sola umanità”.

Detta altrimenti, e con riguardo alle pazze corse dei neutrini: finché, per parlare di atomi ed altre particelle, conserviamo il linguaggio naturale come luogo ultimo al quale anche le più ardite ipotesi fisico-matematiche devono essere ricondotte perché siano comprensibili per noi, allora anche il neutrino birichino non può sfuggire non alla rete teorica gettata da Einstein, o ai rilevamenti degli scienziati, ma al comune senso d’essere dell’umanità.

Non solo infatti gli oggetti scientifici non sono gli oggetti della nostra vita quotidiana, e le cose mirabolanti che possono fare i primi non le faranno mai i secondi – per cui mettiamoci tranquilli: magari a un tachione riuscirà di tornare indietro nel tempo, ma l’impresa non riuscirà a nessuno di noi – ma avviene sempre che noi ci figuriamo i primi a partire dai secondi: gli atomi sono palline, gli elettroni ci girano attorno come trattenuti da un invisibile elastico, e via così, con esempi di cui non c’è scienziato che non lamenterà l’inadeguatezza e l’approssimazione, ma che tuttavia costituiscono l’accesso primario (e anche l’unico) alle più fantastiche sustruzioni teoriche.

Il che non vuol dire che la vita quotidiana non cambi. Cambia più lentamente: come il letto di un fiume rispetto all’acqua che scorre dentro. Cambia, ma poco a poco. Anche se, in verità, tutti i giorni si dimostra che avrebbe bisogno anch’essa di un salutare scossone.

 

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Una risposta a “Cassius Clay e il neutrino

  1. in effetti mio figlio orazio (9 anni) mi ha proprio chiesto se il pensiero è più veloce della luce. io, laureato in lettere con un pizzico di filosofia, gli ho risposto di credere che non siano velocità comparabili, ma lui sicuro mi ha ribattuto di essere certo che il pensiero va più veloce (e incredibilmente mi ha citato clay, dicendomi che gli avevo raccontato la sua frase 4 anni prima).
    insomma mio figlio va più veloce di me
    sono contento e un pò me rode

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