Leibniz tra i rifiut: li incenerirebbe?

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Comprensibilmente, la questione dei rifiuti campani non riceve alcun trattamento nei Saggi di teodicea di Wilhelm Gottfried Leibniz. E non perché i Saggi siano stati scritti ai primi del Settecento (che pure sarebbe un buon motivo), ma perché nel migliore dei mondi possibili, di cui parlano i Saggi, rifiuti da incenerire non ce ne sono. Una frazione di rifiuti indifferenziati non c’è, né piccola né grande. In Campania invece c’è. Ergo: ben lungi dall’essere il «luogo virtuoso» di cui parla il Sindaco De Magistris, la Campania non è il migliore dei mondi possibili. Non ancora, almeno. Delle due l’una, allora: o la Campania trasforma in fretta e furia il suo territorio nel migliore dei territori possibili, e allora di inceneritori non ne avrà alcun bisogno, oppure si prende atto di quel che c’è adesso – le ecoballe, il trasporto dei rifiuti fuori Regione, l’inquinamento del terreno, i roghi, i limiti dell’attuale impiantistica – e si procede con il piano presentato all’Unione europea, se necessario anche con poteri commissariali. Quello che sicuramente non si può fare, è andare fieri del trasferimento dei rifiuti per mare in Olanda o per terra in Puglia, e considerare razionale che quel che non si brucia in Regione, perché inquina e avvelena, si possa però bruciare fuori Regione, a patto ovviamente che fumi e ceneri non arrivino fin qui.

Quello che, per conseguenza, non si può dire è che un inceneritore non ci sarà mai, a nessun costo e per nessuna ragione. Eppure Luigi De Magistris è tornato a ripeterlo: come se l’infrazione e la multa che ne verrà non gravasse sulle tasche dei cittadini; come se la raccolta differenziata in Campania avesse già raggiunto livelli californiani; come se la gestione dei rifiuti non presentasse più criticità; come se infine la filosofia del «not in my back yard» (non nel mio cortile, ma sì in quello del vicino) fosse una politica ambientale moderna e degna di questo nome. Eppure il Sindaco di Napoli ha detto proprio così, nessun inceneritore in nessun caso, pur non essendo sostenuto da una metafisica paragonabile a quella sviluppata da Leibniz nei Saggi. Per il filosofo tedesco, infatti, il migliore dei mondi possibili è proprio questo: con tutti i suoi mali e le sue brutture, i suoi delitti e, quindi, pure la sua spazzatura. Voltaire prese in giro un così cieco ottimismo, ma è chiaro che non aveva davvero capito quello che solo l’applicazione della dottrina leibniziana ai rifiuti campani poteva chiarire: che se questo è il migliore dei mondi, figuriamoci gli altri che il buon Dio ha scartato!

Fuor di metafora: migliore o peggiore che sia, quello che conta è lo stato attuale delle cose.  E, allo stato, la Campania non è autosufficiente nello smaltimento dei rifiuti, come invece viene richiesto dalla Commissione e dalla legislazione nazionale. Questo è il dato. Prima che il Sindaco procomberà da solo, come diceva il poeta, per impedire che si faccia l’inceneritore, bisognerebbe misurarsi con i fatti, che sono coriacei e poco inclini alla retorica: con le percentuali alle quali è ancora ferma la differenziata in Campania, con le discariche e gli incendi abusivi, le mancate bonifiche e la necessità ancora inevasa di intervenire sugli impianti per il compostaggio.

Dinanzi al Commissario europeo Potocnik, Il Ministro dell’Ambiente Orlando ha formulato l’ipotesi che la Campania possa produrre meno delle 2 milioni e 700mila tonnellate di rifiuti indicate nel Piano regionale: se così fosse, è evidente che anche la necessità di incenerire dovrebbe essere ridimensionata in base alle quantità effettive. Avere poi ottenuto che l’entità della multa sarà stabilita al momento in cui verrà irrogata, in considerazione dei progressi eventualmente compiuti nel rispetto degli obiettivi contenuti nel Piano, è un buon risultato e può rappresentare un motivo per migliorare l’intera filiera dei rifiuti: dalla qualità e quantità di differenziata alla realizzazione di una efficiente gestione integrata. Ma questo non c’entra nulla con il rifiuto a priori dell’inceneritore, o con le rodomontate del tipo «noi non ci facciamo commissariare», e insomma con l’innalzare insulse bandiere ideologiche, salvo continuare a smerciare i rifiuti nel cortile del vicino, pagando per giunta assai profumatamente trasporto e smaltimento.

Ma, si sa, nel bene e nel male, un intero ciclo politico si è consumato in Campania e a Napoli sulla monnezza, e l’apertura di un nuovo ciclo non sarà un parto indolore.

Il Mattino, 20 giugno 2013

 

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