I miei figli e il dramma. «Oggi si resta a riva»

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Com’è difficile spiegare a una nidiata di marmocchi, che no, non è il momento di fare il bagno. Il mare è agitato. – Ma lo era anche ieri, papà! -. Scalpitano. Hanno camminato sotto il sole e tra i sassi per raggiungere quel tratto di mare dove il fondo marino è sabbioso e ora vogliono tuffarsi tra i cavalloni. Ma non sono solo le onde del mare. Sulla spiaggia c’è più assembramento del solito. C’è il camion che reca l’insegna di un’importante radio nazionale, in giro per l’Italia con le sue trasmissioni e da qualche giorno fermo sulla spiaggia delle Saline, a Palinuro. Ma ieri c’era anche la musica, l’acqua-gym, le risate dei conduttori; oggi, no. Ci sono gli stand degli sponsor; c’è la fila dove distribuiscono gratis lattine personalizzate (“condividi la tua bibita con…”). Ma ieri c’erano voci e scherzi nell’aria; oggi, niente del genere. Oggi c’è un uomo steso sulla riva: bianco in volto, le labbra livide. Piegato su di lui, un uomo grande e grosso, un medico, gli preme con forza il petto. Per diversi minuti. Una striscia di plastica legata a un paio di ombrelloni tiene lontani i curiosi, che sono tanti. Tutt’intorno c’è un’agitazione trattenuta. Qualcuno si copre il viso con le mani, qualcun altro si allontana sconsolato- – Cosa è successo, papà? Perché non ci facciamo il bagno? –. Oggi non facciamo il bagno perché un uomo coraggioso si è gettato in acqua per salvare due ragazzi, ed è annegato. – È morto? –. No. Non lo so. Non ancora. So che stanno tentando di salvarlo. Hanno chiamato i soccorsi: più tardi arriverà il motoscafo della Guardia Costiera, il 118, l’elicottero. Non ce la faranno. Ma noi non lo sappiamo. Siamo sulla spiaggia, mischiati tra la folla, con i bambini che fremono, scappano verso il mare, non vogliono aspettare. – Vedi, papà: lui si fa il bagno! Non è pericoloso! Ieri il mare era grosso come oggi! -.  In acqua, poco prima del punto in cui le onde si rifrangono sulla riva, c’è un bambino coi braccioli azzurri: avrà otto o nove anni. Il padre lo tiene d’occhio a distanza. Ogni tanto lo invita a riavvicinarsi. La madre è sul lettino con un bimbo più piccolo. Mentre lì a fianco, a pochi metri, un uomo coraggioso è aggrappato alla vita con un filo sottilissimo, che si spezzerà, e la musica tace, e le voci si abbassano, e sui volti dei soccorritori si dipinge la paura e lo sgomento di non farcela, il bambino coi braccioli azzurri, lui solo, continua a giocare tra le onde e gli spruzzi del mare. Finché qualche bagnante non comincia a gridare all’indirizzo del padre: – Incosciente! Fallo uscire! Non vedi che è successo? –. Allora la madre si alza, dà una voce al marito che finalmente richiama il figlio dall’acqua. Non so se o quanto fosse incosciente: forse il mare non era così agitato. Non più di ieri, almeno. Forse le correnti non sono così forti. Non più di ieri, almeno. Gli stabilimenti hanno esposto la bandiera rossa, è vero, ma se sposti lo sguardo poche decine di metri più in là ci sono giovani che si tuffano, altri che giocano a pallone, altri ancora che sfidano le onde andando persino un po’ più a largo. Scene ordinarie, piccole deroghe alla prudenza richiesta. Però qui c’è steso sulla sabbia un uomo coraggioso, che è entrato in mare per aiutare due ragazzi ed è stato male, forse ha avuto un malore, ha bevuto, è stato travolto dalle onde. Intorno lottano per tenerlo in vita: gli praticano il massaggio cardiaco, gli sollevano le gambe, sperano e pregano che arrivi presto il defibrillatore. Perciò non possiamo e non dobbiamo fare il bagno. Dobbiamo sperare e pregare anche noi. E se anche nella tua mente corre come una nuvola scura il pensiero che tu non puoi farci niente, che tanto non cambia niente, che ormai non c’è nulla da fare, non mettere il broncio: sappi che gli uomini non sono indifferenti come il mare, ignari come il mare, dimentichi come il mare, che continua a gonfiarsi e a rovesciarsi sulla spiaggia come se non avesse strappato una vita ai suoi cari, a una moglie incinta e un bambino piccolo. Che hanno portato via, perché non vedessero, perché non sapessero. Non ancora. Non subito. Bisogna aver pietà: non di quest’uomo o di questa donna, ma di tutti gli uomini e di tutte le donne e di noi stessi.

In cielo si disegna la sagoma chiara dell’elicottero, che infine è arrivato. Agita gli alberi lungo la costa e i pennoni degli sponsor che delimitano lo spazio di una tragedia improvvisa, inattesa e sommamente ingiusta. Atterra quasi sulla riva, sollevando mucchi di polvere e sabbia. Ripartirà vuoto. L’uomo coraggioso volerà in cielo da solo. Noi torneremo a piedi sotto il nostro ombrellone senza aver giocato con le onde, e con la piccola speranza che quell’uomo coraggioso abbia legato il suo nome non solo al salvataggio di una vita umana, ma anche ad una piccola lezione a sette o otto marmocchi sul valore della vita, e sul rispetto e sul silenzio che, a volte, deve custodirla.

(Il Mattino, 12 agosto 2012)

2 risposte a “I miei figli e il dramma. «Oggi si resta a riva»

  1. E’ pi che giusto definirlo un EROE

    di cui ogni giorno avvertiamo la mancanza

  2. L’ha ribloggato su baldiniandreae ha commentato:
    Da massimo adinolfi.

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