La Tav, De Luca e l’ «orgoglio del sabotaggio»

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Se domandi come, Erri De Luca non si tira indietro e risponde: anche con azioni di sabotaggio. C’è una parte delle dichiarazioni dello scrittore napoletano che riguarda la realizzazione del Tav Torino-Lione: per De Luca, il Tav è uno stupro del territorio, è un’opera mastodontica, inutile anzi dannosa. C’è poi un’altra parte delle sue dichiarazioni che riguarda la maniera di opporsi alla decisione di proseguire con i cantieri, e completare il tracciato. E a questo riguardo De Luca non si limita a dichiararsi vicino ai cittadini della val di Susa, non si accontenta di appoggiare le manifestazioni, i cortei, le proteste più o meno rumorose che da anni impegnano cittadini e associazioni, della valle e non. No, Erri De Luca va oltre: sostiene che le azioni di sabotaggio sono indispensabili per fermare il tunnel: «Quando si tratta della difesa della vita e dei propri figli qualunque forma di lotta è ammessa». Qualunque, dice De Luca. Chissà se mentre lo diceva gli passavano per la mente, come lampi improvvisi, tutte le forme di lotta che nella storia italiana sono state condotte per opporsi all’ingiustizia, e, naturalmente, ogni volta a forme di ingiustizia che si reputavano intollerabili, inaccettabili, inammissibili. In ogni caso, De Luca “continua a pensare che sia giusto sabotare quest’opera”. Siccome però, giusto o ingiusto che sia, il codice penale in vigore non mostra di apprezzare particolarmente le azioni di sabotaggio e anzi commina sanzioni piuttosto severe al riguardo, la società Ltf, cui è affidata l’opera, ha annunciato che denuncerà lo scrittore.

De Luca si è fatto beffe dell’annuncio: un conto è infatti sabotare, un altro è dire, dire soltanto che è giusto sabotare. Opportuna distinzione. Ma un uomo che ha deciso, da un certo momento in avanti, di dedicare la sua vita alle parole, alla scrittura, alla responsabilità del dire e del pensare, dovrebbe essere al contrario felice che si attribuisca tale peso alle sue parole, da richiedere l’interessamento della giustizia penale. Platone voleva tenere fuori dalla sua città ideale gli artisti, perché ne avrebbero corrotto i costumi: in tal modo, ne riconosceva, insieme con la pericolosità, il rilievo e l’importanza. Che era tale da potere secondo lui sommuovere l’ordine costituito. De Luca invece fa dell’ironia sui propositi della società che vorrebbe denunciarlo, il che rischia di essere un modo per svilire il valore (assai grave) delle sue stesse parole. Come dire che sì, forse gli abitanti della valle fanno bene a lottare per le loro vite e quelle dei figli, ma lui, che si limita a parlarci su, non va poi preso troppo sul serio, come se davvero incitasse all’azione violenta. Lui è uno scrittore, perbacco: parla in maniera figurata.

Ora, in una società liberale, il diritto di espressione del pensiero è un diritto fondamentale, e quanto più esso si estende tanto più una società dimostra di essere forte, riconosciuta nei suoi titoli di legittimità democratica e perciò capace di ospitare il dissenso senza reprimerlo. Se nello spazio pubblico compaiono anche le prese di posizione tardo-sessantottine di De Luca, c’è solo da augurarsi che ci si possa dimostrare ospitali abbastanza da non dover affatto adire le vie legali per un’intervista sopra le righe. Ma De Luca, lui: è uno scrittore liberale? Fa lui professione di liberalismo quando invita a condurre “qualunque forma di lotta”? Temo proprio di no. Ora, non è che ci si debba dispiacere che De Luca non sia un liberale a tutto tondo. Figuriamoci: lui può venire da Lotta continua e può pure tornarci, o magari non essersi mai mosso di lì. Ma il fatto è che c’è un punto della cultura giuridica e politica delle società contemporanee, per cui possiamo, se non dobbiamo, dirci tutti liberali, anche se poi riempiamo il liberalismo di contenuti diversi: più o meno sociali, più o meno moderati o più o meno progressisti. E riguarda, quel punto, la capacità di tirare una linea di demarcazione tra quello che si può fare “con metodo democratico”, come dice la Costituzione, e quello che invece proprio non si può fare. Nelle parole di De Luca, invece, non c’è alcuna linea di demarcazione del genere, non c’è alcun limite, nessun «non plus ultra»: «qualunque forma di lotta» è ammessa, perché la vita stessa è in gioco. La trama del diritto è strappata, e il confronto con lo Stato, con i suoi poteri legittimi, è affidato piuttosto allo scontro, anzi al sabotaggio.

Ora il merito dell’opera, la sua opportunità, la sua economicità, la sua compatibilità con l’ambiente e con la salute può e deve essere discussa. Si può anche ritenere che le diverse maggioranze succedutesi negli anni hanno mancato di coinvolgere adeguatamente le popolazioni locali e hanno commesso gravi errori di valutazione. Ma nessuno di questi errori (veri o presunti: ognuno avrà la sua opinione) può giustificare il sabotaggio. Che, se le parole hanno un senso, e per uno scrittore non possono non averlo, è qualcosa in più persino dell’esasperazione, della protesta accesa o del tumulto improvviso. È invadere o occupare o danneggiare, scientemente e secondo un piano preordinato.

Ebbene, se De Luca mostra così la sua pericolosa solidarietà ai cittadini della valle, c’è da dubitare che giovi loro una simile radicalizzazione della questione. E, se anche fosse, certo è che non giova affatto al nostro Paese. Che ha sicuramente un ambiente naturale da tutelare, ma, forse, anche un ambiente intellettuale da rinverdire.

(Il Mattino, 6 Settembre 2013)

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2 risposte a “La Tav, De Luca e l’ «orgoglio del sabotaggio»

  1. il ribrezzo che provo nel leggere questo articolo è enorme. Non vedere quanto la costituzione sia stata e venga continuamente calpestata da questi pseudo politici è da condanna. Si ha il coraggio di difenderla solo quando si toccano certi interessi, mentre quando i suddetti la calpestano mai che ci sia un giornalista che ne denunci l’oltraggio. Ma si sa anche questo. Quindi il sabotaggio in questione
    non va contro la costituzione ma paradossalmente, in questo paese ormai saturo di paradossi, la difende. Perché la costruzione della Tav è solo questo. Una ennesima violenza verso la nostra costituzione. Lascio al giornalista (sic!) il compito di cercarsi l’articolo che parla di difesa del territorio e delle sue bellezze.

  2. Non so veramente in che senso la Tav calpesti la costituzione. So però che se anche la Tav calpestasse la Costituzione, e se per questo si volesse difendere la Costituzione, sarebbe indicate nella Costituzione le relative modalità. Il sabotaggio non mi pare vi rientri.

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