Accettare le regole della legalità senza zone d’ombra

ImmagineDei tanti modi in cui il vicesindaco Sodano poteva cercare conforto alla sua posizione, quello che ha scelto non è certo il migliore. Poteva, come ha fatto, spiegare le circostanze e raccontare di come, durante un consiglio comunale a Pomigliano, avvenne il parapiglia che gli è costato una denuncia e una condanna in primo grado per minacce, violenza ed aggressione ad una vigilessa. Poteva, come ha fatto o farà, ricorrere contro la sentenza di primo grado, e giudicare strumentale l’intera vicenda penale che seguì i tafferugli. Poteva, come ha scritto, rivendicare la battaglia politica condotta allora, da consigliere di opposizione, per fermare nuovi insediamenti di centri commerciali. Tutto questo poteva farlo e lo ha fatto, con coerenza rispetto al suo proprio passato e alle sue idee: gliene si può dare atto. Quello che sarebbe stato meglio non fare, tuttavia, è affiancare la sua vibrante protesta di allora alle proteste di oggi contro il Tav, in Val di Susa, e mettere le une e le altre sotto il denominatore comune della disobbedienza civile, e sotto questo nobile cappello citare non solo don Milani o la filosofa Hannah Arendt, ma pure Erri De Luca, che del sabotaggio dell’Alta Velocità è diventato ormai l’autentico paladino.

Il conforto, infatti, il vicesindaco di Napoli non lo ha trovato solo nelle ardue teorie sul diritto di resistenza, ma nel magistero esercitato da De Luca nelle aule universitarie milanesi, dove ha solennemente detto che  «l’essere incriminati di resistenza è un titolo di onore cittadino e va rispettato. Ogni volta che c’è un nuovo arresto, si allarga l’albo dei resistenti. Si entra a far parte di una comunità che dimostra di non lasciar passare l’insulto, l’infamia, l’oppressione, la violenza».

Ora, lasciamo perdere che sotto «l’insulto, l’infamia, l’oppressione e la violenza» che indignano De Luca stanno le decisioni magari sbagliate ma democraticamente assunte dall’autorità pubblica, così come sta pure l’azione della forze dell’ordine e della magistratura, che hanno il dovere di fermare quanti in Val di Susa trasportano molotov, fionde, cesoie e altro materiale: tutto quello che in altra, recente occasione De Luca ha giudicato «necessario» per l’opera di sabotaggio dei cantieri. Lasciamo perdere pure l’allarme dei servizi di intelligence, e se sia vero che la pericolosità delle azioni antagoniste sia cresciuta, e, ancora, se la lotta abbia assunto un significato politico generale, di contestazione globale al «sistema» piuttosto che di tutela della salute e dell’ambiente. Lasciamo perdere tutto ciò che, però, Tommaso Sodano dovrebbe invece tenere presente, essendo ormai un uomo delle istituzioni: De Luca, infatti, lui può anche dire, con ghigno beffardo, che non conosce la lettera inviata da Napolitano al quotidiano La Stampa (dopo il pacco bomba al cronista della Val di Susa), perché non segue «la letteratura delle autorità», ma Sodano, che è un’autorità, quella letteratura non ha il dovere di seguirla un po’ di più?

Ma – ripeto – lasciamo perdere. E stiamo alla celebrazione del diritto di resistenza dello scrittore partenopeo, alla «medaglia al valor civile» per i resistenti arrestati. Ora, è la logica che ci soccorre: De Luca dice che essere arrestati è un onore, ma come la mette allora Sodano, che non si sente affatto onorato dalla condanna comminatagli? La disubbidienza civile, se proprio ad essa vogliamo richiamarci, comporta infatti che si affrontino le conseguenze dei propri atti, non invece che ci si ribelli ad esse. Sodano può ben dire che nulla, nella sua storia personale e politica, ha a che fare con la violenza: non c’è motivo per non credergli. Ma allora cosa c’entrano con la sua appassionata difesa i sabotaggi della Val di Susa e il rifiuto dell’autorità dello Stato? Certo, la legalità democratica può rivelarsi insufficiente, ottusa, persino ingiusta, ma se non se ne contesta la legittimità – come fa Erri De Luca, e come un vicesindaco di una città problematica come Napoli non può fare – bisogna accettarne le regole. Si può obiettare civilmente («civilmente»: sottolineiamolo, perché è importante) ma poi bisogna scegliere in quale albo si vuole essere iscritti: in quello che continua ad aggiornare Erri De Luca, a parecchi decenni di distanza dalla sua esperienza in Lotta Continua, o nell’albo degli amministratori di una città che con la legalità è meglio scherzi il meno possibile. Questa scelta sarebbe di conforto che Sodano la facesse con maggiore chiarezza.

(Il Mattino, 7 ottobre 2013)

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