La mia replica alla polemicuzza con Travaglio

TRAVCAT

«Caro Direttore,

rubo un po’ di spazio per una breve replica all’editoriale che Marco Travaglio, con la sua solita squisitezza, ha voluto dedicarmi. Siccome risulto professore, come Travaglio non ha potuto non riconoscere, nel mio articolo gli citavo Platone: meglio subire ingiustizia che commetterla. Siccome Travaglio non è professore, come mi deve concedere, della citazione non si è accorto. Né si è accorto del fatto che il principio morale che gli citavo confligge non, in astratto, con la sua unica, granitica certezza in campo morale – «chi sbaglia paga» – ma in concreto con la sua applicazione, quando essa dovesse comportare ingiustizia, com’è nel caso delle condizioni carcerarie nel nostro paese. Però Travaglio, il Catone de noantri, è convinto che «“chi sbaglia paga” è la base di ogni morale, punto, senz’aggettivi». Bravo, bene, bis. Siccome però risulto professore, dovrei dargli in lettura qualche libro di dottrine morali, per ampliargli gli orizzonti. Ma sono buono, e mi limito a citargli il Vangelo (se non riconosce Platone, riconoscerà Gesù):  “ero carcerato e siete venuti a trovarmi”. Siccome Travaglio buono non è, ma spiritoso sì, magari ora replicherà che io non voglio andare a trovare i detenuti, voglio proprio mandarli liberi. Nel caso, lo rinvio volentieri ad altro professore, questa volta di esegesi biblica.

Quanto al merito: l’altra sera Travaglio sosteneva in tv che potenti e corrotti usano i detenuti, il sovraffollamento, la mole dei procedimenti giudiziari, per restare impuniti. E non si accorge che lui invece non li usa, i detenuti: li sacrifica semplicemente, pur di farla pagare a quegli altri. E tuttavia: «meglio un colpevole fuori che un innocente dentro» è un altro principio morale che uno qualsiasi di sicuro capisce, ma che invece Travaglio, che purtroppo non è affatto uno qualsiasi, non capisce. Però ci scrive sopra lo stesso, con spreco di aggettivi ed epiteti sprezzanti. Siccome sono filosofo non me curo; siccome lui non lo è, sono certo che continuerà.

P.S. Nel finale Travaglio mi invita a dedicare poche righe per rispondere a una sua domanda a proposito di un nuovo indulto per Berlusconi. Me ne basta una: la proposta Manconi esclude la cumulabilità dell’indulto».

Siccome Travaglio stupido non è, ma in malafede forse sì, mi dirà: “quelli dentro non sono innocenti”. E invece lo sono rispetto alle pene aggiuntive inflitte dalla condizione carceraria, ai limiti della tortura secondo l’Unione europea.

(L’Unità, 12 ottobre 2013 – In risposta a “L’amorale della favola” di Marco Travaglio,  Il fatto quotidiano, 11 ottobre 2013)

Una risposta a “La mia replica alla polemicuzza con Travaglio

  1. andrea marelli

    Catone,Platone,Gesù e i vangeli e poi dottrine morali…tiri il fiato. lei penso Confonda il significato di malafede con ragionamenti oggettivi e ricostruzioni basate su dei fatti…

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