Favori o solo umanità? Cancellieri nella bufera

ImmaginePrima domanda: può un ministro della Repubblica, a conoscenza dello stato di grave sofferenza di una detenuta, interessarsi presso le autorità competenti delle condizioni della detenzione, e chiedere attenzione per lo stato di salute dei carcerati?

Seconda domanda: può un ministro della Repubblica, informato dalla facoltosa famiglia di una detenuta eccellente, alla quale è legata da rapporti di amicizia, raccogliere le preoccupazioni per la salute della detenuta, attivarsi personalmente presso il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e richiedere un supplemento di indagini per il caso che le sta a cuore?

Terza domanda: può il Guardasigilli Annamaria Cancellieri, in contatto con la famiglia dei costruttori Ligresti, nelle cui società il figlio del ministro ha lavorato, sentire al telefono Antonino Ligresti e intervenire poi presso le strutture del suo ministero a favore della nipote Giulia Ligresti, ridotta agli arresti?

Le tre domande insistono sulla stessa vicenda, naturalmente. E la terza, quella coi nomi e i cognomi, riceve probabilmente una risposta diversa, secondo che la si consideri più vicina alla prima, oppure alla seconda domanda. La seconda, infatti, alza il velo sui rapporti personali tra le figure coinvolte, e mostra così l’aspetto sgradevole della vicenda, che sembra cadere tutta dentro il cerchio magico di un’élite ristretta, legata da relazioni, rapporti, interessi comuni, e perciò in grado di offrire una protezione e un privilegio che vanno al di là della legge (anche se non contro). Tutti possono finire in carcere, insomma, ma solo un Ligresti può chiedere a un ministro di intercedere per un membro della famiglia.

Attenzione, però: la prima domanda non è solo un esercizio retorico, né un resoconto soltanto ipocrita dello stesso fatto. C’è una dimensione di umanità nell’intervento del ministro? C’è spazio, dentro il perimetro della legge e dei compiti istituzionali che anche un ministro deve osservare,  per una premura, per una sollecitudine personale? Detta in altro modo, con un altro esempio: se il portiere dello stabile dove, per ipotesi, vive da tempo un ministro della Repubblica italiana, le si avvicina e le chiede di interessarsi alla figlia, che per una brutta faccenda è finita in carcere, possiamo escludere che il ministro si sarebbe attivato, e se lo avesse fatto l’avremmo trovato allo stesso modo sgradevole? Proviamo a situare ancora meglio lo spazio di intervento del ministro, modificando ulteriormente l’esempio: se il portiere dello stabile chiede non al ministro ma a voi, che vi abitate, di darvi pena per sapere che succede alla figlia; oppure, se tocca proprio a voi una simile disgrazia e conoscete qualcuno che può darvi un supplemento di informazioni, e dimostrare un interessamento, o dimostrare quanto meno che il caso è seguito, lo fareste, chiedereste di intervenire, oppure lascereste, come si dice con spietata esattezza, che la legge, la procedura, l’amministrazione facciano il loro corso?

In verità, se vivessimo in un paese che non deviasse quotidianamente da quel corso, forse saremmo meglio disposti verso una simile domanda. Ma siccome viviamo nel paese del familismo amorale, nel paese delle caste (al plurale, perché non c’è mica solo la casta dei politici, ed anzi, fra tutte, forse oggi quella politica è la più vulnerabile), siccome il nostro capitalismo di relazione va avanti per accomodamenti, per patti di sindacato, per piccoli ricatti e grandi favori, allora non abbiamo la possibilità (o la credibilità) per aprire tutto il ventaglio delle domande che la vicenda Cancellieri suggerisce.

Anche perché la libera variazione fantastica con cui produciamo gli esempi e moltiplichiamo le domande subisce da troppo tempo il brutale richiamo alla realtà: che direste di un primo ministro che telefona a tarda ora in questura e si interessa scrupoloso di una ragazza marocchina, sostenendo che è egiziana? Oppure: che direste di servizi stranieri con assai scarsa sensibilità democratica che mettono sull’attenti funzionari del ministero dell’interno italiano, per trasferire nel paese d’origine la moglie e la figlia minorenne di un dissidente?

Perciò ci tocca richiudere mestamente il ventaglio, e rimandare ad altra circostanza ogni filosofico esercizio di comprensione. 

(Il Mattino, 1 novembre 2013)

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