Valérie: umiliata davanti alla Francia

ImageSiccome la distinzione fra pubblico e privato è un pilastro fondamentale della civiltà giuridica e politica moderna si capisce che venga evocata tutte le volte che si ritiene che sia minacciata. La privacy è un bene prezioso, la cui tutela è tanto più importante quanto più aumenta la possibilità e la disponibilità tecnica e sociale di investirla di attenzione ed evidenza pubbliche. Che però le scorribande in motocicletta del presidente della Repubblica francese e le sue incursioni in appartamenti di dubbia proprietà suscitino l’interessa della stampa e dei media rientra perfettamente in ciò che l’opinione pubblica transalpina ha il diritto di sapere. Il presidente Hollande non è ovviamente tenuto a spiegare i suoi sentimenti in pubblico: può amare tutte le donne che vuole, tradirle o essere loro fedele; ma non può evitare che i suoi comportamenti prendano una rilevanza più ampia delle vicende sentimentali di ogni altro cittadino francese, per il fatto che investono un personaggio pubblico e contribuiscono a descriverne la condotta. Non sono solo in gioco questioni di sicurezza, sebbene il fotografo che lo ha immortalato con il casco prima che sparisse in un garage abbia notato la preoccupante assenza di qualsiasi misura di protezione. Sta anche il fatto che la stessa costruzione dei personaggi pubblici richiede sempre più spesso inserti di vita privata: Nel caso dell’Eliseo: come trascurare il fatto che lo stesso Hollande non ha mancato in passato di sfruttare a suo favore i narcisismi sentimentali del predecessore Sarkozy? E come sorvolare sugli sforzi compiuti nel corso degli anni nella costruzione della figura della «première dame», che non è certo una personalità costituzionalmente profilata, in Francia o altrove, ma concorre all’immagine pubblica del Capo dello Stato in un numero sempre maggiore di paesi, determinandone almeno in parte le fortune politiche? La dottrina in materia, d’altra parte, è costante: il diritto alla privacy è attenuato in ragione del rilievo pubblico della persona. Hollande ha perciò ragione di trovare «dolorosa» non solo la vicenda personale che lo riguarda, ma anche il clamore che suscita, ma è quel genere di «dolore», cioè di sacrificio personale, che l’incarico da lui assunto richiede che egli sopporti. Ed è molto improbabile che non ne fosse consapevole. È improbabile, cioè, per non dire impossibile, che non considerasse lui stesso imprudente spostarsi su uno scooter per le vie della capitale, inseguendo un nuovo amore.

Dopodiché è vero: le trasformazioni della vita pubblica spostano sempre un po’ più avanti il confine della morbosità, della curiosità pruriginosa, del pettegolezzo. La vita privata finisce nella disponibilità del pubblico, di altri attori sociali, tutte le volte che le nostre preferenze private o i nostri soggettivi desideri sono catturati e usati, quando non manipolati, dal mercato così come dai mass media. E a volte ci finisce anche su una base completamente volontaria: basta guardare quanti lacerti di vite individuali finiscono nello spazio dei social network, per rendersene conto. Ma il caso di Hollande non c’entra con l’intrusività delle nuove tecnologie: c’entra invece con le debolezze di un uomo, e con il giudizio che su di esse, in democrazia, il pubblico ha il diritto di rendere.

In Italia, siamo invece alle prese con le intemperanze private ma decisamente meno romantiche del ministro dell’Agricoltura, catturate da una registrazione non autorizzata e finite poi sui giornali. Anche Nunzia De Girolamo ha chiesto il rispetto della privacy. Nel suo caso, è indubbio che una riunione privata, in un’abitazione privata, sia stata violata abusivamente. Ma un conto è la possibilità che «l’illecita captazione» sia o meno utilizzabile in sedi processuali, un altro sono i chiarimenti richiesti al ministro, per i quali farebbe male a ricorrere allo scudo inviolabile della privacy. Una cosa, insomma, sono i termini del diritto, e la circoscrizione in base ad essi degli spazi di riservatezza personale, un’altra è la sede pubblica delle ragioni, che devono sempre poter essere fornite per giustificare i propri comportamenti, quando coinvolgano – com’è questo il caso – la gestione amministrativa di un’azienda pubblica.

Certo, non succederà mai che Hollande si occupi dell’ASL di Benevento, o che la De Girolamo finisca su «Closer» per aver tradito il marito, il democratico Francesco Boccia: le due vicende sono diverse e non possono essere confuse insieme. Ma non è nemmeno il mancato rispetto della privacy la chiave che spiega l’attenzione loro riservata dall’opinione pubblica.

(Il Messaggero, 16 gennaio 2014)

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